KABAT-ZINN JON.
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IL GENITORE CONSAPEVOLE.
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Parte 2.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Il tempo.
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I genitori possono facilmente cadere preda della sensazione che non vi sia mai abbastanza tempo. Siamo oppressi dal tempo e spinti dalla sua mancanza. Una mattina, quando aveva circa quattro anni, io (jkz) ho detto a una delle nostre figlie: Sbrigati, non ho tempo, mentre lei stava scegliendo quale abito mettere quel giorno. Che messaggio...
Ci sono cose che possiamo fare per dare a noi stessi pi tempo e per fare miglior uso del tempo
che abbiamo. Possiamo svegliarci e svegliare i nostri bambini abbastanza presto per avere tempo la
mattina senza correre. Pu essere daiuto scegliere i vestiti la sera prima. Possiamo fare in modo che il
nostro affanno verso il tempo non tocchi tutto ci che facciamo. Possiamo farlo rammentandoci di
sintonizzarci con la nostra respirazione e di considerare che le nostre paure per il futuro sono solo
pensieri, mentre il presente, ci che accade ora  una preziosa occasione, da non sprecare. La qualit
senza tempo del momento presente si cattura nelle piccole cose, come ricordarci di stabilire un contatto
visivo quando ci salutiamo e di prenderci un attimo ogni tanto per abbracciarci. Certo, la chiave  non
fare una qualunque di queste cose automaticamente, perch  bene farlo: bisogna lasciare che gesti
come questi scaturiscano dal nostro essere presenti e aperti.
 utile ascoltare il tono della nostra voce quando ci rendiamo conto che arriveremo in ritardo.
Come esperimento, potremmo cercare di abbassare la voce e di calarci maggiormente nel momento presente, nel nostro corpo, in questo respiro.
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Possiamo anche cercare di non programmare eccessivamente la vita dei nostri figli in modo che
debbano sempre andare da qualche parte ed essere consapevoli del nostro impulso ad agire cos. Hanno
bisogno di tempo solo per essere. Questo tipo di tempo vuoto rallenta il tempo e fa spazio al gioco
immaginativo, da soli o con amici. I nostri figli hanno bisogno di tempo per annoiarsi, per scoprire
come mai si annoiano e per superare la noia, talvolta con una guida da parte nostra, e talvolta no.
Se non siamo consapevoli delle pressioni del tempo sulla famiglia, corriamo il rischio di vivere
una vita di continue accelerazioni, di non fare fermate e di trasmettere questo comportamento ai nostri
figli. La tendenza del mondo di oggi, con tutti i vari dispositivi digitali che con la loro onnipresenza ci
spingono fuori dal presente momento, interrompendoci o distraendoci con lofferta di un momento
migliore,   secondo la definizione che ne ha dato una ex ricercatrice di Microsoft, Linda Stone  una
condizione di attenzione parziale continua. Davanti a questa malattia sociale di costante distrazione
dal s, limmobilit e lessere presenti a noi stessi devono essere coltivati e portati in casa per ristabilire
lequilibrio e per nutrire quegli aspetti dellessere che vengono meglio toccati dal non fare.
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Molte persone che hanno partecipato ai programmi del Metodo della riduzione dello stress basato sulla consapevolezza dicono che alzarsi presto la mattina e passare del tempo a meditare nellimmobilit stabiliscono il tono dellintera giornata e valgono molto di pi che dormire la stessa quantit di tempo in pi. Sono pi calmi e meglio disposti nel loro approccio verso ci che devono fare quel giorno e verso ci a cui tengono. Osservano anche che le altre persone della famiglia sentono gli effetti della loro meditazione. I livelli di stress di tutta la famiglia possono abbassarsi quando una persona pratica la consapevolezza.
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A volte le decisioni di optare per pi tempo libero invece che guadagnare di pi sono estremamente salutari per una famiglia. Non  sempre possibile farlo, ma a volte  molto pi fattibile di quanto credessimo. Altrimenti potremmo finire, ironicamente e tragicamente, a sentire la mancanza di ci che pi conta nella nostra vita mentre lavoriamo per avere una buona vita senza esaminare che cosa  una vita.
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Ridicolo il desolato triste tempo che prima e dopo si stende.
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T.S. ELIOT, BURNT NORTON, Quattro quartetti.
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La presenza.
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Mamma, non mi ascolti!
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Malgrado la mia apparente presenza, sono stata sorpresa con la mente altrove. Vengo ritirata
indietro, solo per vagare in esplorazioni mentali creative o in pensieri ossessivi, essenzialmente
irrilevanti sul passato o sul futuro. Accade a tutti, e molto spesso. La consapevolezza  soprattutto
coltivare, momento per momento, una presenza vigile in contrapposizione al vagare della nostra mente
e allimpulso, in apparenza cos irriducibile, di distrarci.  difficile notare appieno ci che la mente fa,
anche per un solo momento, persino per noi stessi. Mentre coltiviamo la consapevolezza nel nostro
mestiere di genitori, ci ricordiamo intenzionalmente di essere pi coscienti e in sintonia sia dentro che fuori.
Certo, abbiamo molte opportunit per esercitarci ad accorgerci quando siamo persi nei nostri
pensieri e distratti. Fa parte dellessere umano. Ci saranno sempre cose cui vogliamo o abbiamo
bisogno di pensare. La domanda :  questo il momento per farlo? Possiamo avere coscienza
dellesserci allontanati dal momento presente e di cosa ce ne allontani? Possiamo capire cosa ci
perderemo, cos presi dai nostri pensieri? La consapevolezza ci d una scelta, e la possibilit di tornare al presente.
Per esempio, quando una figlia entra nella stanza, riusciamo a ricordarci di prendere un
momento per vederla veramente e riconoscere la sua presenza? Lo facciamo con i conoscenti, ma non
lo facciamo spesso con le persone pi vicine a noi. Non dobbiamo per forza parlare. Anche il silenzio
pu essere una profonda manifestazione di presenza, quando  incarnato.
Allo stesso tempo,  importante non travisare il significato di essere presenti con lo stare
addosso ai propri figli. Questo,  ovvio, non  possibile, n tantomeno desiderabile.  essenziale che i
nostri bambini facciano le proprie esperienze. Hanno bisogno di avvertire che non siamo spaventati
dalla loro intrinseca autonomia. Essere genitori consapevoli e presenti non significa dover ronzare
intorno ai figli, chiosando di continuo tutto ci che fanno,
incoraggiandoli, lodandoli o intervenendo in loro aiuto per cavarli di impaccio davanti a sfide
perfettamente appropriate alla loro et. 
problematico per loro e per noi, se ci perdiamo, focalizzandoci troppo sui nostri figli.
Non c dubbio che la qualit della nostra presenza con i figli ha un forte impatto sulla qualit
della nostra relazione con loro. Per coltivare la presenza, serve uno sforzo cosciente, il tornare e
ritornare al momento presente, badando a ci che  pi importante, una disponibilit a essere autentici, vigili, sintonizzati.
Essere autentici significa essere genuini. Non ci nascondiamo, n fingiamo.
Non discriminiamo certi sentimenti dentro di noi e nei nostri figli. Piuttosto, con
consapevolezza, riusciamo a riconoscere i sentimenti che proviamo, anche se ci mettono a disagio, e
metaforicamente li accogliamo come ospiti benaccetti. Comunque, se siamo cresciuti dovendo
nascondere o dissimulare i nostri sentimenti per sentirci sicuri, essere autentici pu diventare molto
spaventoso e difficile. Pu trattarsi di un territorio nuovo e ignoto.
Comunichiamo molto attraverso ci che ci teniamo dentro. Quando siamo assorbiti dai nostri
pensieri, soprattutto quando siamo preoccupati, ansiosi o stressati, il peso di quelle idee grava anche sul
nostro corpo. I nostri figli si accorgono quando siamo tesi e contratti. Ci  daiuto ricordare a noi stessi
di ritornare nel momento presente, di essere coscienti di ci che proviamo, in altre parole dobbiamo
ancorare la nostra esperienza nella consapevolezza del corpo. Il respiro pu essere nostro fidato alleato
in questo. Concentrarsi intenzionalmente sulle sensazioni del respiro distende il corpo e ci permette di
rilassarci ed essere un po pi aperti nei riguardi di ci che succede. Pi impariamo a vivere la
consapevolezza, pi riusciamo a incarnare la presenza autentica. In questo modo diveniamo pi
disponibili verso noi stessi e le persone che amiamo.
Anche essere solo un po pi consapevoli pu fare una grossa differenza in come i nostri
bambini ci vedono e nella qualit stessa del nostro vissuto. La presenza deriva dallesercizio di tornare
e ritornare a noi stessi.
Jack e la pianta di fagioli
I bambini esigono lattenzione totale e limpegno da parte degli adulti in momenti chiave; in
altri momenti desiderano invece essere lasciati alle loro cose o con i loro amici.
Per gli adulti, pu essere difficile dedicare totale attenzione a qualcosa, specialmente per un
lungo periodo di tempo. La mente degli adulti, di regola,  piena di impulsi conflittuali e di pensieri che
lottano per ricevere la nostra attenzione. Abbiamo numerose responsabilit, siamo molto indaffarati.
Molte volte io (jkz) mi sono sorpreso mentre leggevo una storia a uno dei miei bambini a pensare alla
telefonata che dovevo fare non appena il bambino si fosse addormentato. Oppure a leggere la storia e
rendermi conto che la stavo leggendo senza capire minimamente di che cosa parlasse. Avevo un
universo di pensieri tra una riga e laltra, se non tra una parola e laltra.
Una volta ero cos stanco che riuscivo a mala pena a tenere gli occhi aperti.
Stavo raccontando a mia figlia la storia di un leone, inventandomela man mano. Ma cinque
minuti dopo, nella mia stanchezza, il leone era diventato un coniglio e lei lo not. Ci siamo fatti molte
risate al riguardo.
Quando nostro figlio aveva circa quattro anni Jack e la pianta di fagioli era una delle sue storie
preferite. Non gli bastava che la leggessi una o due volte per poi passare a unaltra. Voleva che gliela
leggessi pi e pi volte di seguito. Anche a me piaceva la storia, ma mi era difficile leggerla per la
settima o lottava volta di fila. Poi mi sono reso conto che lui ogni volta la stava a sentire come se fosse
la prima. Il tema profondo del latte che finisce e della necessit di vendere la mucca; la tensione di
nascondersi dal gigante nel suo castello e osservare la sua cupidigia; la sfida di rubare loro del gigante
e la gallina magica e larpa canterina; leccitazione di venire rincorso lungo la pianta di fagioli e di
prendere lascia da sua madre appena in tempo per tagliarla e distruggere il gigante: tutte queste per lui
erano avventure reali ogni volta. Il suo corpo si tendeva quando entrava il gigante e sorrideva felice
quando Jack lo gabbava.
Vedere la storia attraverso i suoi occhi mi ha insegnato che anchio potevo essere pienamente
presente ogni volta che la leggevo, anche se parte della mia mente di adulto si opponeva furiosamente.
In conclusione, la storia divenne come un brano di musica, ripetizione dellessenza.  lo stesso ogni
volta che si racconta o si legge, ma non  mai lo stesso. Rendermi conto di questo ha allargato il mio
mondo. Jack e la pianta di fagioli divenne parte della mia pratica di meditazione per un certo periodo e
mi ha insegnato a essere presente quando non volevo esserlo pi. Di nuovo, il figlio diventa maestro
del genitore. Fee Fi Fo Fum... saltelliam di qui e di l.
Lora di andare a letto
 utile fare spazio nella casa per momenti quieti, momenti in cui non succede
niente. In quelle occasioni, spesso appena prima che i bambini vadano a letto o mentre sono a
letto in attesa di addormentarsi, possono emergere soluzioni, momenti di crescita, di creativit, di
condivisione e di connessione.
Il mondo si ferma. Nel silenzio mia (mkz) figlia allunga la mano per prendere il suo album da
disegno, si siede tranquilla, concentrandosi e creando, completamente assorbita dal suo compito. Le
leggo una storia semplice che assorbe la sua fantasia, guardandola negli occhi nei momenti in cui la
storia ci tocca o ci fa sorridere. A volte, mi limito a sedermi vicino a lei e, dopo un po, lei viene fuori
con qualcosa che  successo a scuola, o qualcosa che la turba. Nel silenzio della notte, le cose hanno la
possibilit di emergere.
Quando i nostri figli erano piccoli, succhiavano il latte dal mio seno per addormentarsi.
Crescendo, volevano un biberon di latte caldo. Cantavamo per loro, raccontavamo loro storie o
leggevamo qualche cosa. Diventati adolescenti, alcuni di loro amano ancora che si legga qualcosa.
Spesso ascoltano anche musica prima di scivolare nel sonno. Allora di dormire molti gorghi della
giornata si dissolvono.
Ogni bambino  diverso. Alcuni trovano facile addormentarsi; per altri la transizione verso il
sonno  problematica. A volte abbiamo tentato limpossibile per rendere lora di andare a letto una fine
tranquilla della giornata, spesso senza alcun successo. In altre occasioni, specialmente quando anche
noi eravamo stanchi, qualunque cosa facessimo era tutto tranne che un momento tranquillo.
Per quanto ci sforziamo entrambi di proteggere questo momento, molte cose ci ostacolano.
Lavoro da fare, telefonate per prendere accordi per il giorno dopo, pi bambini che hanno bisogno di
noi, i figli di et diversa che hanno necessit diverse, che spesso ci spingono in direzioni opposte. I
bisogni dei figli pi grandi spesso cambiano in fretta, e vengono dopo quelli dei pi piccoli.  un
continuo braccio di ferro. A volte un momento tranquillo allora
di andare a letto si perde in queste cose. Ma, le sere in cui riesco a trovare lo spazio fisico e
psichico per essere pienamente presente e in qualche modo la cosa riesce, condividere le
preoccupazioni o i sentimenti di una figlia e sentirla scivolare nel sonno con la testa sul mio petto mi
ricordano quanto pu essere prezioso questo tempo.
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Adesso, accanto al corpicino di mio figlio che dorme il fiume nascosto nel mio petto scorre con quello di mio figlio e scandisco le mie parole al ritmo del suo respiro unendo la mia notte alla sua, cantando la sua canzone della notte come se quelle acque sotterranee fossero fiumi segreti che lavano lanima portando fuori la vita inespressa che  la corrente cui lui si unir crescendo nelle ore silenziose in cui la sua sicurezza di s recede. L trover il riposo tra le solide note che rendono la sua canzone preziosa.
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DAVID WHYTE, da Looking Back At Night, WHEN MANY RIVERS MEET.
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Gatha e benedizioni.
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A volte nei ritiri di meditazione si usano poesie brevi e detti come parte della pratica quotidiana
per ricordarci ci che sappiamo gi, ma che tanto facilmente scordiamo o diamo per scontato. Queste
poesie o detti si chiamano gatha nella tradizione buddista. Ci sono gatha per camminare la mattina, da
recitare a pranzo, per lora del t, per ricordare di apprezzare linspirazione ed espirazione, per quasi
ogni occasione della vita di tutti i giorni, in modo che possiamo rimanere in contatto con ci che  reale
e non perderci nei pensieri.
Se si ripetono inconsapevolmente, per abitudine, questi versi non hanno praticamente alcun
valore. Ma se vengono tenuti come uccelli rari, accarezzati, invitati a farci visita e usati con giudizio e
consciamente, hanno un potere enorme. Sono molto semplici, solo promemoria, ma hanno una
formidabile energia direzionale. Curano e leniscono. Indicano anche ci che dobbiamo ricordare. I
nostri figli hanno imparato questo piccolo gatha a scuola:
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Il sole  nel mio cuore mi scalda con il suo potere e risveglia la vita e lamore nelluccello nellanimale e nel fiore.
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Lintera classe lo recitava a voce alta allinizio di ogni giorno alla scuola materna e nelle prime
classi delle elementari. Le parole venivano accompagnate da una serie di movimenti delle braccia che
disegnavano un quadro fluido: cerchi sopra la testa per il sole; le mani che tracciavano linee dalla testa
al cuore; palmi delle mani aperti verso il cielo; braccia tese in fuori con calore; per terminare con le
braccia riportate al petto, chiuse una sullaltra che infine si aprono con la vita delluccello e
dellanimale e poi formano il calice di petali di un fiore.
Ci piaceva molto che i bambini ripetessero regolarmente questo piccolo gatha del cuore.
Pensavamo che fosse una buona cosa per il loro corpo e la loro mente e che fosse importante, se non
pi importante, di qualunque altra cosa imparavano. Avevamo la sensazione che la recitazione
quotidiana di questi versi proteggesse e nutrisse qualcosa di molto prezioso in loro, in quanto tutti i
giorni rammentava loro il potere e la preziosit della vita, di quellenergia centrale che d potere del
cuore, che chiamiamo amore. Una piccola meditazione mattutina per la classe, per svegliare il cuore e
ricordare ai bambini la connessione... il sole, il cuore, la vita, il potere, luccello, lanimale, il fiore, i
bambini, lamore, un tuttuno inseparabile.
Abbiamo imparato molti di questi gatha dai nostri bambini. A scuola prima di pranzo ne
recitavano uno che divenne il nostro modo per passare dalla giornata indaffarata a un momento di
silenziosa interconnessione nel sederci a cena, tutta la famiglia, tenendoci per mano attorno alla tavola:
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La terra che ci d questo cibo il sole che lo fa maturare e lo rende buono. Cara Terra, caro Sole, per voi viviamo, i nostri cari ringraziamenti vi diamo.
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Quindi restavamo in silenzio per un attimo o due guardandoci attorno al cerchio, fissando il
cibo disposto sulla tavola, e dicevamo: Benedizioni al nostro cibo e alla nostra famiglia. Se erano
presenti degli ospiti e non ci sentivamo troppo intimiditi per compiere questo piccolo rito,
aggiungevamo:
Benedizioni ai nostri ospiti.
Non abbiamo mai recitato nessuna benedizione nella mia famiglia quando eravamo piccoli e
talvolta ci sentivamo a disagio quando ci imbattevamo in situazioni in cui ringraziare era unabitudine
familiare. Ma, crescendo, entrambi abbiamo capito sempre di pi limportanza di benedire
intenzionalmente e consapevolmente ci che  buono, in modo che non passi inosservato senza essere
celebrato.
Forse  per questo che abbiamo trovato questi gatha di consapevolezza e gratitudine cos
congeniali quando i nostri figli li portarono a casa e ce li insegnarono. Erano benedizioni di
consapevolezza. Sembravano cos esaurienti, cos carichi di apprezzamento, cos avvolgenti. Ci piace pensare che, in tutti gli anni che abbiamo recitato quei versetti e ci siamo presi il tempo di indugiare sui sentimenti che evocavano, stavamo innaffiando nel nostro cuore dei semi che continuano a fiorire nella nostra famiglia e nei ragazzi dovunque vadano.  bello sapere di avere il sole nel cuore.
E questi gatha possono anche aver piantato nei nostri figli il seme di amare ci che sta dietro il velo dellapparenza, ci che il grande poeta sa celebrare cos abilmente con le parole.
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Dolcezza cos grande nel petto rifluisce che non possiamo che ridere e cantare.
Perch da tutto siamo benedetti e tutto ci che vediamo  benedetto.
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WILLIAM BUTLER YEATS, da A Dialogue of Self and Soul.
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PARTE SETTIMA.
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Scelte.
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Momenti di guarigione.
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La maggior parte delle cose che io (mkz) ho imparato nella vita lho appresa da genitore. I miei
figli continuano a insegnarmi ci che devo sapere, quando devo saperlo. Negli anni ho tentato
continuamente di vedere le cose dal punto di vista di un bambino e nel farlo spesso mi si sono aperti gli
occhi rispetto a vecchi modelli relazionali della mia infanzia che mi limitavano e mi danneggiavano. Il
pi difficile da capire per me sono stati i modi in cui a volte sovracompenso per ci che  mancato nella
mia infanzia, tendendo cos allestremo opposto. Le decisioni di ogni genitore sono spesso influenzate
dalle esperienze vissute crescendo dentro la particolare dinamica della famiglia di origine. Pu essere
utile ricordarci che ci sono significative differenze tra la dinamica familiare che nostro figlio vive e
quelle in cui noi siamo cresciuti. Se siamo anche solo un poco consapevoli che si tratta di contesti
diversi, le nostre scelte come genitori potranno essere pi equilibrate e appropriate a ci che esige il
presente.
Ogni volta che vediamo e comprendiamo qualcosa della nostra esperienza di bambini, pu
servirci da guida nel nostro compito di genitori e ci libera in qualche piccolo modo dalla presa del
passato. Quando avvertiamo la presenza di qualcosa di vecchio e distruttivo, sia esso nel tono della
nostra voce (svalutando e minimizzando i sentimenti di un figlio), in uno sguardo sul nostro viso
(sdegno o disprezzo), nelle nostre parole (per esempio Che cosa c che non va in te? o chiamandoli
con nomi che li possano ferire) abbiamo una preziosa opportunit per fare una scelta importante.
Possiamo scegliere di continuare ad andare avanti con il nostro comportamento automatico e talvolta
crudele, che in qualche modo pu sembrarci familiare e comodo perch forse  cos che siamo
cresciuti; oppure possiamo fermarci e cercare di vedere pi chiaramente dietro lintensa reazione di
quel momento. Possiamo provare, malgrado queste abitudine emotive della mente grandemente
condizionate, a vedere con occhi nuovi per chiederci: Che cosa sto facendo adesso? Perch reagisco
con tanta forza a questa situazione? Dove arriver se continuo a
mantenere questa direzione? Di che cosa ha veramente bisogno mio figlio da me in questo
momento? Quali scelte ho?
Chiaramente  molto chiedere a noi stessi in quei momenti di considerare la possibilit di aprire
i nostri cuori proprio l in quel momento, specialmente quando gi ci stiamo lasciando portare via
dallimpeto interno della situazione e dalle abitudini ben consolidate di tutta una vita.  possibile
fermarsi in quei momenti e trattenere lattimo presente nella consapevolezza, cos com, e osservare i
nostri impulsi senza doverli automaticamente farli agire?
Mentre i nostri figli attraversano diversi stadi di sviluppo, possono ritornare i nostri antichi
demoni dei periodi analoghi della nostra vita e ossessionarci in situazioni particolari. Si possono
manifestare con un improvviso lampo di riconoscimento, oppure semplicemente aleggiano, come
nuvole, ai bordi della nostra coscienza. Certe situazioni familiari possono scatenare da parte nostra
reazioni che hanno molto pi a che vedere con noi che non con i nostri figli. La reazione potrebbe
consistere in una durezza in risposta a qualche cosa che il figlio fa; o una modalit di uscire di sintonia
in particolari momenti; o sentimenti di disagio, ansia e sconforto.
Quando uno di questi sentimenti inquietanti si scatena pu essere utile fare una pausa interna,
anche solo per un momento, per ascoltarlo. Pi  fastidioso, pi difficile pu essere metterlo a fuoco.
Un indizio di quanto sia veramente fastidioso  la rapidit con cui si riesce a metterlo da parte.
Allinizio questi momenti possono essere molto difficili da catturare nella consapevolezza,
specialmente se i nostri sentimenti da bambini non ricevevano molta attenzione allinterno della nostra
famiglia.  probabile che siamo stati abituati a nasconderli sotto il proverbiale tappeto.
Se riusciamo a riportare alla consapevolezza un sentimento di questo tipo, diventa un indizio
che mostra qualcosa di pi profondo. Il suo significato pu non esserci chiaro per un po di tempo, e
forse lo sar solo dopo ripetute esperienze che richiamano simili sentimenti. Prenderci il tempo per
fermarci, per respirare, per sentire ci d almeno la possibilit di riconoscere che in qualche modo siamo
preda di un antico incantesimo e forse possiamo risvegliarci da esso con una risposta pi consapevole e
significativa.
Nei momenti in cui riusciamo a riprenderci e a cambiare rotta, quando scegliamo di agire in
modo diverso e di migliorare nellinteresse di nostro figlio, si verificano una trasformazione e una
guarigione allinterno di noi stessi. Diventa un momento di riparazione.
Quando scegliamo di onorare i bisogni dei nostri figli, onoriamo anche i nostri bisogni
insoddisfatti di bambini. Possiamo scegliere di essere gentili invece che crudeli, possiamo sperimentare
la gentilezza. Diventa reale per noi.
Se siamo stati picchiati da bambini, si prova un profondo senso di soddisfazione quando invece
di usare la violenza scegliamo un modo migliore per risolvere il conflitto. Se da bambini non siamo
stati protetti, quando curiamo e proteggiamo i nostri figli potremmo sperimentare la sensazione di
sentirci pi sicuri e salvi anche noi.
In ogni momento, possiamo scegliere di lasciare da parte larmatura che ci ha protetto e allearci
con i nostri figli, facendo loro il dono di un genitore pi aperto, compassionevole e comprensivo. In
questo processo assaporiamo come avrebbe potuto essere nella nostra infanzia, e, cosa pi importante,
possiamo condividere lintrinseca libert e connessione di questo momento non solo con nostro figlio,
ma anche con noi stessi. Scegliendo di interrompere un ciclo negativo, la magia di un amore
incondizionato tocca anche noi. Ogni volta che riusciamo a fare questo, facciamo un altro passo verso
lintegrit e la nostra liberazione.
Una giovane madre mi ha raccontato la seguente storia: Ricordo un momento di vivida
chiarezza e riconoscimento dopo la nascita del mio secondo figlio. Erano venuti i miei genitori a
trovarci e mia figlia maggiore aveva delle difficolt e stava agitandosi perch il neonato riceveva cos
tante attenzioni. Ricordo che i miei genitori la sgridarono, la disapprovarono e le raccomandarono di
comportarsi meglio e io in quel momento vidi chiaramente che, fintanto che i miei figli o io ci
comportavamo bene, per loro eravamo meravigliosi, ma non appena cominciavamo ad agire da esseri
umani venivamo giudicati. Rendendomi conto di questo, difesi mia figlia davanti a loro. Quello fu un
momento di riparazione per lei e per me. Io era empatica, stavo dalla sua parte, non lavevo tradita. In
quel momento, lapparenza delle cose, il fatto che tutto andasse bene, non era importante quanto il
benessere della mia bambina.
Vi ricordate ancora dei momenti in cui i vostri sentimenti sono stati mal considerati, disprezzati,
svalutati quando eravate bambini? Ogni interazione
presa isolatamente pu apparire sciocca e insignificante (Qual  il problema?
Perch sei cos sensibile?). Ma non lo  e quando si ripete pi e pi volte pu avere un effetto
devastante sullautostima del bambino, sulla fiducia in s e sulla fiducia negli altri.
Renderci consapevoli della nostra tendenza ad agire e reagire in questi modi ci d la possibilit
di spezzare tali dolorosi modelli di comportamento.
Un momento simile si  presentato a una madre che stava accompagnando il suo bambino di
nove anni e il suo amico a casa da scuola, cos che i due ragazzini potessero giocare insieme. In auto,
lamichetto parlava senza tregua, mentre suo figlio era stranamente tranquillo e di tanto in tanto
ribatteva qualcosa in modo scontroso e arrabbiato. Lei lo rimprover per la sua scarsa gentilezza e gli
ricord quantera fortunato ad avere un amico che andava a giocare a casa sua. Dopo che ebbero
giocato circa unora, suo figlio esplose, urlando, scalciando e piangendo e lei si trov a provare verso di
lui rabbia ed esasperazione. Fu solo pi tardi, nel ripensare a questa scena, che si rese conto che nella
sua famiglia di origine comportarsi bene ed essere educati era di enorme importanza. Nel rispondere al
malumore del figlio facendogli notare quanto fosse fortunato, essenzialmente gli stava dicendo di
nascondere i suoi sentimenti e di far sentire il suo amico benvenuto. Si curava dei sentimenti
dellamico e dei suoi propri, ma non di quelli del figlio.
Cap che avrebbe potuto assumere un atteggiamento diverso per tenere conto dello stato
danimo del figlio. Avrebbe potuto definire ci che stava vedendo in modo fattuale, riconoscendo come
il figlio sembrava sentirsi in quel momento, invitando i bambini a fare silenzio nellauto, per lasciare
che la sua consapevolezza della situazione la guidasse nelle scelte che avrebbe poi dato ai ragazzi una
volta a casa. Invece, si rese conto di aver adottato un comportamento automatico, che ripeteva il
vecchio modello familiare di negare i sentimenti quando non erano positivi, educati e amichevoli.
In unaltra occasione aveva portato il figlio a far visita a sua madre, che, in tutta la sua vita, lo
aveva visto non pi di due o tre volte. Nella stessa occasione la nonna aveva deciso di invitare una delle
sue amiche e aveva continuato a ignorare il nipotino, mentre era impegnata in una vivace chiacchierata
con lamica. Nel frattempo, in un ambiente che suscitava in lui poco interesse, il bambino aveva
cominciato ad annoiarsi ed era diventato impaziente, prendendo a girare nella stanza e dare colpi ai
mobili. Imbarazzata dalla propria incapacit di controllare il comportamento scortese del figlio, la
madre lo trascin rabbiosamente via e lo port a casa. Era furente e lo sgrid per essersi
comportato male e per non averla ascoltata quando lei gli aveva detto di smetterla. Lui la guard con
unespressione di supplica e le rispose:
Ma, mamma, la nonna non mi ha nemmeno rivolto la parola!
Allimprovviso, le cadde un velo dagli occhi e si rese conto che aveva messo suo figlio nella
stessa situazione in cui mettevano lei durante la sua infanzia. Per quanto sua madre ignorasse i suoi
sentimenti e bisogni, lei doveva essere sempre educata, amichevole e rispettosa. Qui sua madre non
aveva fatto alcuno sforzo per entrare in contatto con suo figlio, per interessarlo, per pensare che cosa lo
avrebbe divertito. Invece di arrabbiarsi con sua madre, lei si era arrabbiata con suo figlio e aveva
ripetuto la scena familiare della sua infanzia. Il bambino si era reso conto che la nonna lo ignorava, ma
lei non lo aveva capito fino a quando lui non glielo aveva fatto notare: un altro esempio di quanto i
nostri figli ci possano insegnare.
Nel ripensare a tutto questo, la donna si rese conto che non sarebbe stato realistico aspettarsi
che sua madre cambiasse, ma la prossima volta che sarebbero andati a trovarla, lei avrebbe portato
delle cose da fare per suo figlio, oppure si sarebbero trovate al parco, o avrebbe insistito che fosse sua
madre ad andare a trovare lei. Fece anche qualcosa di molto importante per ricostruire la fiducia.
Chiese scusa al figlio per essersi arrabbiata con lui che aveva avuto dei problemi in una situazione
difficile. Riuscendo a comunicare il fatto che aveva capito e accettato lesperienza di lui, aveva
rafforzato la fiducia del bambino in lei e nei propri sentimenti. Per quanto amiamo i nostri figli e
desideriamo essere i migliori genitori possibili, a volte le reazioni automatiche prendono
semplicemente il sopravvento. Momenti cos sono inevitabili, fanno naturalmente parte della vita, ed 
virtualmente impossibile esserne sempre consapevoli, o almeno esserlo per la maggior parte del tempo,
n sarebbe desiderabile. Limportante  scoprire di essere in grado di affrontare le difficolt
interpersonali che incontriamo o che generiamo noi stessi. Allo stesso tempo, i nostri figli riescono a
capire che queste specie di strappi temporanei e dolorosi possono essere riconosciuti, affrontati e
riparati.
La consapevolezza non  uno stato ideale o finale. Piuttosto,  un processo, un modo di essere
in relazione con ci che si squaderna nel presente, momenti di inconsapevolezza inclusi. Spesso
seguono autocritica e rimorso. Ogni momento ci offre una nuova occasione di lavorare, con una piccola
dose di gentilezza, sui nostri automatismi, paure e aspettative e sugli effetti concreti
che possono avere, e imparare da essi.
A volte, possiamo aver bisogno di scusarci e riconoscere quanto il nostro comportamento abbia
ferito laltro, anche se limpulso a scusarci pu esso stesso diventare troppo agevole e automatico. Pu
essere pi utile riconoscere silenziosamente ci che  accaduto dentro di noi, e rinnovare internamente
il nostro impegno a essere pi consapevoli e pi aperti alla complessit del momento presente.
Possiamo anche fermarci e acquisire consapevolezza con il nostro respiro, ancorandoci di nuovo nel
nostro corpo e magari dire a nostro figlio: Ricominciamo da capo.
Diventare consapevoli dei modelli di comportamento distruttivi o limitanti della nostra famiglia
dorigine, delle nostre esperienze di tristezza, rabbia e alienazione da bambini  un processo doloroso,
ma utilissimo. Possiamo usare questa consapevolezza per fare scelte pi sagge nel nostro ruolo di
genitori.
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Chi  il genitore, e chi il figlio?
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Esiste una certa dose di sofferenza che  solo parte della condizione umana. E
poi c la sofferenza che per nostra mano infliggiamo a noi e agli altri, non volendolo, ma per
incoscienza, ignoranza e a causa di bisogni emotivi insoddisfatti, che spesso affondano le loro radici
nella nostra famiglia di origine e in come siamo stati visti e trattati nella nostra infanzia. C
sicuramente gi abbastanza angoscia nelle famiglie, per peggiorarla creando fardelli emotivi non
necessari e prigioni per coloro che amiamo, attraverso le abitudini incontrollate che ci portiamo dietro
da una vita. Per puntare meglio lattenzione su questa sfera, potremmo riflettere sulle regole emotive
non scritte e non dette che vigevano nella nostra famiglia di origine e a quanto ci possano aver influenzato.
Una mia amica una volta mi ha detto che suo padre si accorgeva di lei unicamente quando gli
parlava del lavoro che lui svolgeva in campo scientifico. Solo quando non riusc a superare i corsi di
preparazione in medicina, lei si rese conto che era su una strada non sua e cominci a concentrarsi a
tempo pieno sullarte, incontrando la decisa disapprovazione del padre. La regola tacita era: Sono
felice di approvarti, purch tu faccia ci che voglio io.
Nelle famiglie esistono accordi taciti di vario tipo. In alcune dominano i bisogni emotivi dei
genitori, in altre i bisogni emotivi vengono completamente ignorati. I modelli taciti vengono stabiliti a
beneficio di quelli che hanno maggiore potere, di solito uno o entrambi i genitori. Appelli basati sul
senso di colpa, sulla vergogna, la devozione, il dovere, la responsabilit possono essere tutti usati per
manipolare e costringere i figli a rispettare questi modelli, lasciando ben poco spazio allespressione
dei loro sentimenti e bisogni.
Alcuni genitori sanno solo sentirsi vicini e legati attraverso le loro ferite e il loro dolore.
Inconsciamente desiderano che i figli sentano dolore con loro e,
talvolta, che lo portino al posto loro. Tra genitore e figlio pu crearsi un sottile trascinamento,
del tutto al di sotto del livello di coscienza e di intenzionalit del genitore, in cui il figlio impara a
sintonizzarsi sui bisogni emotivi del genitore, spesso senza che nulla venga detto. Invece di avere un
genitore empatico e compassionevole,  il figlio ad assumere quel ruolo e ci si aspetta che sia empatico
con i sentimenti, problemi e stress del genitore. Il figlio diventa eminentemente orientato allaltro
agendo da confidente e da orecchio per il genitore. I sentimenti, i bisogni e i desideri del figlio vengono
sotterrati. Il figlio pu diventare un bravo ragazzo, la figlia una brava ragazza a spese dei propri
sentimenti, del suo mondo interiore. La sola altra scelta che sentono di poter avere per riuscire a essere
chi sono  di fare qualcosa di estremo, come rifiutare completamente i genitori, avere comportamenti
autodistruttivi, scappare o isolarsi e diventare distanti.
Per far sviluppare la loro innata intelligenza emotiva,  importante che, nel tempo, i nostri figli
arrivino a una qualche consapevolezza e accettazione dei propri sentimenti, qualunque essi siano, e dei
propri bisogni. Quando sono piccoli, possono imparare dalle parole che noi usiamo per descrivere ci
che avvertiamo e vediamo  Sembri davvero frustrato adesso [o stanco, arrabbiato, impaziente];
Joey ha laria molto triste. Perch pensi si senta cos?  e da come comunichiamo la consapevolezza
dei nostri stessi sentimenti e bisogni. Attraverso questo processo, i bambini a poco a poco imparano
come comunicare pi efficacemente i propri sentimenti e a riconoscere da soli ci di cui possono avere
bisogno. Traggono anche grande beneficio dalla sensibilit emotiva simpatetica di chi li circonda.
Quando questo accade, nel tempo, i figli imparano naturalmente a essere pi consapevoli degli altri.
Cominciano a sperimentare che cosa significa ingaggiare un dialogo e sviluppano il senso dellaltro.
Parlano, laltro ascolta, laltro parla e loro ascoltano. A poco a poco cominciano ad avere esperienze
dirette di reciprocit. Se i loro sentimenti e bisogni vengono ascoltati e trovano risposta, e se sono in
grado di riporre la fiducia in altri, sviluppano le competenze necessarie per avere relazioni piene e
reciproche per conto loro. Ci vuole tempo. Per la maggior parte di noi, ci vuole una vita.
Quando i figli sentono lampiezza e la sicurezza per manifestare come realmente sentono e
vedono le cose,  naturale che sfidino i loro genitori a volte. La capacit di riconoscere il proprio
coinvolgimento e le proprie responsabilit richiede molto tempo per i figli. E moltissima pazienza da parte
di noi genitori. Qualche volta, lo sappiamo, non  facile neppure per noi.
Un uomo scrisse al padre a proposito di ci che gli aveva dato dolore e turbamento nella loro
relazione. Il padre rispose: Ti perdono per quelle terribili lettere. Neg del tutto che vi fosse qualsiasi
verit in ci che il figlio aveva scritto. Invece di domandare al figlio di perdonarlo, dispensava lui
stesso perdono come se suo figlio avesse commesso un crimine esprimendogli i suoi veri sentimenti.
Quanto sarebbe stato meno dannoso, per non dire riparatore, se fosse stato capace di sentire il dolore
del figlio e di provare un po di compassione per lui, anche se non riusciva a capirlo. Allora avrebbe
potuto rispondere: Sono molto triste per te e rimpiango il dolore che posso averti causato. Sono
disposto a trovarmi con te se lo desideri per cercare di capire che cosa  successo e la parte che ho avuto.
Una donna che ha voltato le spalle a un matrimonio perfetto e ha dichiarato di essere lesbica
ha detto: Non volevo perdere mia madre, ma la scelta era tra perdere lei e perdere me stessa, e questo non potevo farlo.
Due sorelle adulte, parlando della loro madre: Non pensiamo a lei come la nostra vera madre
perch non si comporta da madre. Sembra piuttosto che noi siamo sua madre. Ci fa sempre sapere che
non facciamo abbastanza, che non sappiamo amarla e apprezzarla a sufficienza.
Che cosa si aspettavano i tuoi genitori da te? Di che cosa eri responsabile dal punto di vista
emotivo nella tua famiglia? In che senso i tuoi genitori erano orientati verso i figli? Quali bisogni
essenziali venivano soddisfatti e in che modo? Quanto spazio ti veniva dato per agire in modo diverso?
Chi nella famiglia era responsabile della qualit delle relazioni? Chi doveva rendere le cose migliori?
Chi nutriva chi?
A volte, da adulti, ci ritroviamo a portare un pesante fardello emotivo sulle spalle. Questo
fardello pu contenere molte cose che in realt forse non ci appartengono, ma che nel corso degli anni
siamo stati abituati a portare: il dolore dei nostri genitori, le loro aspettative, le loro delusioni, i loro
segreti, la loro rabbia, le loro ferite. Talvolta, il solo pensare di deporre questo carico pu riempirci di
tali sensi di colpa e di inadeguatezza che ci sentiamo
emotivamente paralizzati, incapaci di fare una mossa. Se scarichiamo il peso, saremo un figlio o
una figlia cattivi. Come potremmo fare una cosa del genere?
Quando alla fine cerchiamo di scaricarlo, quando cerchiamo di uscire da un ruolo che ci  stato
imposto molti anni prima e che abbiamo recitato essenzialmente per forza dellabitudine, per paura, per
un senso di colpa, quando ci rifiutiamo di seguire le vecchie regole emotive non scritte della famiglia,
tutto pu sgretolarsi.
Sganciarsi dai vecchi comodi modelli familiari di relazione e andare verso una maggiore
indipendenza emotiva pu essere considerato un grosso tradimento. Possiamo incontrare feroce
resistenza e critiche. Creare nuovi modelli emotivi nella nostra vita richiede un enorme coraggio e
grande perseveranza.
Non  mai troppo tardi per dire: Basta!, per scaricare il peso che portiamo e cercare di creare
nuovi modelli di relazione che siano pi adeguati ed equilibrati. Questo processo a sua volta pu
aiutarci a vedere pi chiaramente le aspettative che abbiamo rispetto ai nostri figli, consentendoci in tal
modo di liberare noi stessi e loro da carichi emotivi inutili. Tutti diventano pi leggeri, pi ricettivi, pi
autentici.
Quindi forse  una buona idea ogni tanto chiederci se i nostri figli sono qui per soddisfare i
nostri bisogni e non il contrario. Quando i figli sono piccoli,  ovviamente nostro compito di genitori
soddisfare i loro bisogni, che cambiano con il tempo. Poi, una volta cresciuti, con un po di
consapevolezza da parte nostra, possono essere aiutati a progredire nel loro continuo processo di
identificazione dei loro bisogni e dellapprendimento delle modalit per soddisfarli. Questa capacit 
la chiave per diventare un adulto sano ed emotivamente integrato. Di contro, anche noi, come genitori,
abbiamo i nostri bisogni. Coltivare maggiore autoconsapevolezza e imparare come e quando
comunicarli efficacemente sono una parte essenziale per avere una relazione sana con i nostri figli.
Perfino i figli adulti talvolta hanno bisogno del nostro sostegno, della nostra comprensione e,
nella misura in cui ne siamo capaci, di assistenza. Se c un disaccordo o una frattura tra noi, possiamo
trovare il coraggio di assumerci tutto il dolore e il divario di tempo e sofferenza, per raggiungere i
nostri figli adulti, per trovare modi di riparare, di riconnetterci? Noi possiamo solo provare e forse non
abbandonare mai la nostra volont di riconnetterci in modi
pi sani. Ma, a volte, dobbiamo aspettare che i nostri figli lo desiderino di nuovo.
Se i nostri bisogni emotivi non sono stati soddisfatti dai nostri genitori, come molti studi
psicologici hanno dimostrato, potremmo trovare particolarmente difficile farlo con i nostri figli e con
noi stessi, e il ciclo si pu ripetere di nuovo, di generazione in generazione. Usando la consapevolezza,
momento per momento, abbiamo la possibilit di mettere fine a questo circolo vizioso.
A mano a mano che i nostri figli crescono, ci saranno modi in cui continueranno ad avere bisogno del nostro sostegno. E a mano a mano che noi invecchiamo ci saranno occasioni in cui noi avremo bisogno del loro sostegno.
Un cerchio di vita, un continuo dare e ricevere che muta nel tempo, pu nutrirci tutti. Allungo le mani, tremando di rabbia, le allungo verso la bambina bisognosa, ma invece di toccarla rudemente si chiudono dolcemente come un sussurro attorno al suo corpo. Come se io fossi in qualche modo fisicamente allargata. Lattiro verso di me, respirando profondamente. La tensione svanisce. In questo momento, non sono travolta oltre il limite della mia sopportazione provata, ma sono ispirata dalla pazienza di mia madre.
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Questo  un dono che lei mi ha fatto da lontano. Le sue mani me lhanno rovesciata addosso. Le ore in cui lei mi tranquillizzava e la profonda quiete in cui la osservavo cullare, allattare e confortare i miei fratelli e sorelle minori sono invisibilmente passate dentro di me. Questo dono  in me da tutta la vita, come un uccello in un nido, in attesa dellattimo in cui le mie mani hanno bisogno della dolce forza delle ali.
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LOUISE ERDRICH, The Blue Jays Dance.
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Valori familiari.
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Ci che noi valutiamo di pi nella nostra famiglia cambia col tempo, ma in generale include un
senso di connessione, lessere parte di un tutto pi grande e amorevole che ci protegge e nutre e
permette di farci conoscere e accettare per ci che veramente siamo; e in cui c un fondamentale
impegno a essere onesti e rispettosi insieme alla volont di superare i momenti difficili.
Questo non accade per magia. Ci vuole un certo lavoro interiore e il suo corrispettivo lavoro
esterno, per costruire e mantenere questo tipo di cultura familiare in casa. La forma muta costantemente
a mano a mano che la famiglia aumenta, i figli crescono, noi cresciamo e cambiamo come genitori e
persone, e avvengono nella societ dei cambiamenti che hanno un profondo impatto su di noi. E a un
certo punto i figli devono sganciarsi dalla cultura familiare per crearne una propria.
Ogni famiglia sviluppa una propria cultura, che ne sia consapevole o meno.
Per essere genitori consapevoli in parte  necessario aver chiare le qualit di questa cultura
familiare e fare scelte coscienti che riflettono e incarnano i nostri valori di genitori.
Molto si dice sulla questione dei valori familiari, spesso per allinterno di contesti altamente
politicizzati o moralistici che hanno una visione molto ristretta di ci che costituisce una buona
famiglia. La parola valore significa
ci cui viene accordata priorit. Ci che noi considereremo una priorit stabilir il livello
della cultura familiare. Quindi i valori familiari non sono un concetto teorico: non importa che cosa
pensiamo o crediamo o quali siano i nostri principi, se nessuno di questi viene realizzato nel nostro modo di vivere.
I nostri valori individuali e collettivi si esprimono attraverso il nostro comportamento nello
svolgimento ordinario e quotidiano della vita. Noi incarniamo le nostre priorit, che ne siamo o meno
consapevoli. Quindi potrebbe essere molto utile analizzare questi valori, portare consapevolezza a tutto
ci che stiamo gi incarnando, in uno spirito di ricerca e accettazione, piuttosto che di giudizio. Se non
ci sentiamo a nostro agio con particolari
aspetti di ci che vediamo nel nostro comportamento o nelle nostre priorit allinterno della
famiglia, forse, nello spirito della pratica della consapevolezza e dellessere genitori consapevoli,
potremmo prendere in considerazione la necessit di stabilire priorit diverse che riflettono pi
profondamente ci che riteniamo importante. Potremmo chiederci: Che cosa  pi importante per noi?
Che cosa consideriamo pi prezioso come genitori? Ci sono principi fondamentali che siamo in grado
di indicare che sono priorit per la nostra famiglia e che davvero mettiamo al primo posto nelle nostre
scelte e nelle nostre azioni?
Nella nostra famiglia consideriamo preziose la sovranit, lempatia, laccettazione e la
consapevolezza come vie fondamentali per esprimere amore e affetto. Da questi derivano altri valori,
come il rispetto, la verit, la responsabilit, la flessibilit, lautonomia e la privacy. Facciamo del nostro
meglio per cercare di vivere in accordo con questi valori. Certo, ci sono volte in cui agiamo in modi
non del tutto coerenti con essi. Quando ne diveniamo consapevoli, la cosa da fare  capire ci che
accade, per quanto sia doloroso, e rinnovare il nostro impegno ad agire in modi pi consoni ai nostri valori.
Questo  ci che intendiamo per pratica della consapevolezza incarnata.
Diamo grande valore anche alla pace e allarmonia, ma talvolta la vita in famiglia  tuttaltro
che pacifica e armoniosa. La nostra esperienza  che la pace e larmonia non possono essere imposte ai
bambini, proprio come non si impongono i valori. Li si pu solo incoraggiare, coltivare, alimentare con
lesempio. Ci ci richiede una certa dose di pazienza e di fiducia che tali qualit mettano radici e
crescano nel tempo. Quel che importa di pi  limpegno che dedichiamo al processo di lavorare sulla
nostra consapevolezza. Dal nostro punto di vista, quando si rendono conto che siamo umani e, in
quanto tali possiamo commettere errori, ma anche riconoscerlo, i nostri figli apprendono una lezione
importante sui valori e sulla vita.
Latmosfera emotiva e fisica che i genitori creano allinterno della famiglia stabilisce lo stadio
del continuo sviluppo dei valori di una famiglia. Pi si riesce a portare consapevolezza a questa
dimensione della vita familiare, pi  probabile che i valori interni profondi della famiglia si riflettano
nelle decisioni dei genitori.
Un aspetto dellatmosfera e della cultura familiare cui noi attribuiamo
valore  il senso della casa come porto, rifugio dal bombardamento degli stimoli esterni, un
luogo in cui i nostri valori stabiliscono il tono e si pu avere un effetto temperante su quelli che
percepiamo come valori spesso superficiali, frenetici e materialistici della cultura dominante.
I rituali familiari possono costituire una parte importante del tessuto di questa cultura della casa.
I riti creano unatmosfera di conforto che radica i membri della famiglia nello spazio e nel tempo e
rafforza i sentimenti di legame tra i componenti della famiglia. Sono la qualit della nostra
intenzionalit e la consapevolezza che diamo loro attimo dopo attimo che infondono ai riti familiari il loro significato.
Qualunque cosa pu essere trasformata in un rituale familiare, dal risveglio dei figli la mattina,
allallacciare loro le scarpe, a spazzolare i capelli o fare le trecce, a fare il bagno, a cenare insieme il
pi spesso possibile, a recitare una benedizione, o a cantare insieme una canzone, o a sedersi accanto al
fuoco in inverno o a raccontare storie prima di andare a letto la sera. Tutto serve per arricchire la vita
familiare. Comunque, possono esigere lulteriore rituale di chiudere intenzionalmente Internet in
particolari occasioni, cos che possiamo fare esperienza di questo tipo di momenti analogici cos profondamente umani.
 anche importante avere una certa consapevolezza dellambiente fisico della casa. Anche se
questa pu non essere la priorit assoluta, quando la casa  sporca e nel caos, le energie di tutti ne
risultano compromesse. Questo va ben al di l del tenere la casa in ordine per salvare le apparenze.
La consapevolezza pu essere diretta a condividere il compito di mantenere la casa in ordine.
Le varie incombenze della vita quotidiana possono diventare rituali che danno ai figli la sensazione di
essere utili. Anche ai pi piccoli possono essere affidate mansioni semplici che consentano loro di
collaborare con genitori e fratelli. Cucinare, rassettare o piegare il bucato insieme possono tutte essere
occasioni per coinvolgere i bambini, a seconda della loro et.
Comunicando attese chiare e coerenti, possiamo rendere lorganizzazione e la pulizia della casa
un rituale familiare, in modo che il lavoro sia condiviso da tutti. La casa viene preparata per nuovi inizi.
Da genitori, troviamo di aver bisogno di coltivare una globale consapevolezza della famiglia
nella sua interezza. La famiglia viene nutrita se la si mantiene viva alla coscienza e se ne considerano i
bisogni in maniera molto simile a quella con cui consideriamo i bisogni di ognuno dei nostri figli.
Ci sono occasioni in cui la famiglia esige attenzioni.  necessario mettere tutti
insieme, a volte con riunioni familiari per individuare e risolvere problemi particolari, a volte
anche solo per sintonizzarsi luno con laltro e riconnettersi, a volte solo per divertirsi. Man mano che
crescono, i figli sviluppano il senso collettivo di far parte di un tutto pi grande.
I figli formano naturalmente i loro valori sociali pi ampi al di fuori dellatmosfera e della
cultura della famiglia e a partire dalle loro relazioni in espansione con il mondo. Come abbiamo detto,
proprio come non possiamo imporre pace e armonia nella famiglia, non possiamo inculcare valori
come la generosit, la compassione, il non nuocere, lequanimit e lapprezzamento della diversit
attraverso moralismi o coercizioni.  attraverso losservazione di queste qualit negli altri, e
incarnando tali valori noi stessi, che i nostri figli ne traggono diretta esperienza.
Unamica ha condiviso con noi la storia seguente:
Mio figlio era cresciuto nei sobborghi esterni di New York. Poich suo padre e io avevamo
divorziato quando lui era piuttosto piccolo, sentivo che stava a me instillargli i valori che io ritenevo
importanti nella vita. Tra questi cera il rispetto per tutti, indipendentemente dal loro retaggio e dalle
circostanze della vita.
Dalla sua infanzia erano cambiate molte cose a New York. Molte zone, incluso il quartiere in
cui ora viveva, erano abitate da senzatetto che a volte chiedevano aggressivamente la carit e altre
invece rimanevano pi passivamente seduti o dormivano davanti ai portoni delle case.
Una fredda sera di primavera ero ansiosa di incontrare mio figlio ventitreenne nel suo
appartamento e di portarlo fuori a cena nel suo nuovo quartiere. Per me le visite che gli facevo erano
momenti preziosi  troppo rari per quanto mi riguardava, ma alla frequenza che andava bene a lui.
Sapevo che cos doveva essere perch lui riuscisse a stabilire la sua vita da adulto come voleva lui.
Mentre mi avvicinavo a casa sua, notai una donna seduta sul marciapiede che chiedeva la carit,
appena a destra della porta. Sentii la tensione crescermi in corpo e distolsi lo sguardo, fingendo di non
vederla, prima di entrare nelledificio. Non volevo che la consapevolezza della sofferenza umana
interferisse con la mia intenzione di passare una serata godendomi la compagnia di mio figlio.
Presto mio figlio e io fummo pronti, scendemmo con lascensore e uscimmo per scegliere tra la
grande variet di ristoranti locali. Avremmo chiacchierato insieme davanti a una bella cena.
Varcando la soglia del suo edificio, lui si diresse verso la donna seduta sul marciapiede, nello
stesso punto dove io mi ero imposta di non vederla solo poco tempo prima. Mentre le dava la moneta
che aveva in tasca, con mia grande sorpresa mio figlio le disse: Questa  mia madre. Guardando verso
di lei fui accolta da un caldo sorriso aperto e ci salutammo con un salve.
Lui sapeva che era giusto considerarla semplicemente come unaltra persona in una situazione
terribile, verso la quale essere gentile.
Io avevo desiderato che imparasse a vedere lumanit comune a tutte le persone senza
eccezione, e lo aveva fatto. Provai una profonda commozione nel rendermi conto che mi stava
reinsegnando un valore di cui quella sera avevo perduto le tracce. Un valore che io avevo insegnato a lui tanti anni prima.
...
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...
Scelte di consumo.
...
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...
Nella cultura doggi, sempre pi orientata al consumo, possiamo facilmente trovarci, da
genitori, ad acquistare prodotti che possono portare i nostri figli a sperimentare il mondo esterno pi
attraverso gli oggetti che attraverso il contatto con le persone. Persino una piccola dose di
consapevolezza pu costituire una indispensabile bussola per navigare tra le scelte talvolta pesanti che
dobbiamo fare da genitori. Limmensa offerta di prodotti, alcuni dei quali dovrebbero divertire i piccoli
e favorirne lapprendimento, e molti dei quali sono stati pensati per rendere pi semplice il ruolo di
genitori, pu diventare un sostituto delle interazioni umane essenziali di cui un figlio che cresce ha tanto bisogno.
Per esempio un neonato viene tenuto in braccio per poco e poi messo in un seggiolino dellauto,
quindi trasportato con lo stesso seggiolino dallauto in un negozio, e di nuovo a casa, dove viene messo
in una culla o in un seggiolino per neonati e poi su un passeggino per fare un giretto. Il neonato finisce
cos per trascorrere la maggior parte della giornata in una condizione passiva di contenimento toccando
oggetti inanimati. I rumori ambientali che dominano il suo mondo vengono dalla tv o dalla radio, o da
un giocattolo a molla. Senza un po di consapevolezza da parte dei genitori, lambiente del bambino
pu rapidamente diventare utilitaristico, caotico, disincarnato e centrato pi sui bisogni degli adulti che dei piccoli.
Se continuiamo a fare affidamento sugli oggetti perch li intrattengano, mentre noi siamo
occupati  facendoli dondolare sullaltalena, facendo loro ascoltare una storia registrata, accendendo la
televisione o mettendoli davanti allo schermo di un dispositivo elettronico  noi potremmo
incoraggiarli inavvertitamente a essere recipienti passivi e impotenti, anzich partecipanti attivi nel loro
mondo. Questi trucchi per tenere occupati i bambini possono avere leffetto di mettere i nostri figli in
una modalit depotenziata e disconnessa che  definita e limitata da quegli stessi oggetti.
Certo, ci sono volte nellarco della giornata in cui dobbiamo preoccuparci
di altre cose mentre badiamo anche ai nostri figli.  importante e fa parte della vita che i nostri
bambini ci vedano fare ci che  necessario. Se portiamo consapevolezza a particolari della nostra
situazione  inclusi let del bambino e il suo temperamento, cos come lambiente di casa e le
mansioni da fare  possiamo di solito trovare modi creativi per catturare linteresse dei bambini e
tenerli al sicuro, mentre noi sbrighiamo le faccende, almeno per un breve periodo di tempo.
Possiamo caricare i pi piccoli dentro a un marsupio, mentre ci occupiamo del da farsi. Per i pi
grandicelli, possiamo creare uno spazio recintato, che possiamo tenere docchio, in cui i bambini
possono muoversi in tutta sicurezza, gattonando o alzandosi in piedi, o rotolando anche, cos da essere
liberi di esprimere la loro capacit di agire attivamente e trasformativamente in un contesto con pi
possibilit aperte. Tappetini per terra per attutire le cadute, palle e blocchi di spugna, semplici strutture
da scalare: e si pu creare subito uno spazio sicuro da esplorare. Ci dar anche ai nostri bambini
opportunit importanti per sperimentare la frustrazione a volte e, se noi resistiamo alla tentazione di
intervenire per aggiustare le cose, possono imparare a superare sfide appropriate alla loro et.  una
pratica difficile, per noi genitori, ma che vale la pena di sforzarci di fare. Come abbiamo visto, la
qualit della nostra presenza  avvertita dai nostri figli, sia che interagiamo direttamente con loro o no.
Sebbene i genitori possano col tempo diventare molto bravi nel fare pi cose alla volta, la chiave 
sviluppare una flessibilit dattenzione e un pi ampio campo di consapevolezza che includa non solo i
nostri bambini, ma anche lo stato del nostro corpo e della nostra mente. I bambini avvertono quando
siamo rigidi e pieni di risentimento o aperti, flessibili e gentili. In ogni momento, abbiamo la capacit
di essere consapevoli e modulare la qualit del nostro essere. Quando siamo stressati, possiamo sempre
ricordarci di fare attenzione al nostro respiro, alle sensazioni che ci arrivano dal nostro corpo, e alla
ricchezza insita in ogni momento.
Per quanto riguarda le scelte di consumo che affrontiamo come genitori, a volte, con
cambiamenti apparentemente irrilevanti e innocui del nostro stile di vita, a poco a poco noi corriamo il
rischio di perdere preziose interazioni con i nostri figli, e loro di perdere un certo tipo di nutrimento da
parte nostra. Nel compiere queste scelte, potremmo cercare di essere consapevoli di come i prodotti che
acquistiamo per supportarci nel mestiere di genitori possano
influenzare lesperienza che il nostro bambino ha del mondo e la sua relazione con noi. Per
esempio, mettiamo un neonato su un passeggino senza pensarci.
Ma se considerassimo che cosa potrebbe essere meglio per lui riusciremmo a capire che su un
passeggino lui guarder il mondo in faccia, senza alcuna protezione da tutti gli stimoli, i corpi, il
rumore e lenergia che gli si fanno incontro direttamente. Potremmo anche renderci conto che, mentre
tutti questi stimoli imprevedibili gli giungono senza alcun filtro, questo nuovo esserino  fisicamente
distante da ci che conosce meglio e da ci che lo aiuta a collocarsi nel mondo: i suoi genitori. Ogni
bambino  diverso e siamo noi genitori a dover capire quando  pronto per relazionarsi di pi col mondo.
Come alternativa, potremmo decidere di portarlo dentro una fascia o in un marsupio attaccato al
nostro corpo. In questo modo sarebbe nel mondo, ma contemporaneamente protetto. A seconda dellet
e del temperamento del bimbo, anche un marsupio che lo tenga stretto al nostro petto pu offrirgli
troppe stimolazioni visive a volte e pu sopraffare un sistema nervoso sensibile. Non c una scelta pi
giusta di altre. Lessere genitori consapevoli  un processo continuo che ci porta a notare e adattare ci
che facciamo in base a cosa vediamo, sentiamo e avvertiamo.
In alcune famiglie, quando la distanza non  troppo grande, i bambini che gattonano vengono
incoraggiati a camminare: ci diventa subito la norma per loro. Un bambino pu anche essere portato
in spalla da un genitore, sistemato dentro un marsupio. In quel modo, pu sentire il movimento e il
calore del corpo del genitore e pu allungare le mani per toccargli la faccia e i capelli. In quella
posizione, il volto delle persone  a livello degli occhi e pu comunicare con loro al di sopra della
spalla del genitore o nascondersi dietro di lui se si sente intimidito. I suoi piedi sono appoggiati alla
barra di sostegno, la spingono, muovendo su e gi tutto il corpo, allungandosi. Dallessere trasportato
in quel modo deriva un senso di sicurezza e un intero mondo di stimolazioni sensoriali e reazioni.
Questo tipo di scelte nel breve periodo comporta forse pi lavoro per noi.
Tuttavia nel fare i genitori a questo modo riceviamo doni e piaceri meravigliosi che riflettono
ci che diamo ai nostri figli. Siamo pi vicini, pi in contatto e pi in sintonia con loro. Sentendoli
vicini a noi, anche noi ci sentiamo pi sicuri.  meno probabile che ci sfuggano i messaggi sottili di un
figlio, siano essi un sorriso o un suono, o il lieve tocco di una mano... attimi di puro piacere e connessione.
Molti dei prodotti per bambini sono creati per liberarci, in modo che noi genitori possiamo
fare altre cose. Li acquistiamo con laspettativa che ci semplificheranno la vita. Ma, se non facciamo
attenzione,  possibile che ne abusiamo e troviamo che sono diventati barriere e surrogati
dellinterazione umana e della presenza. Possono finire per isolare e deprivare i nostri figli o sopraffare
il loro sistema nervoso. Potremmo ritrovarci a pagare con molto pi tempo il tempo che abbiamo
guadagnato, quando i nostri figli esplodono perch sono affamati di attenzione, di contatto fisico, di
calore umano o desiderano stimoli costanti. I figli in questo stato sono terribilmente esigenti, come 
giusto che siano. Riparare al danno  molto pi difficile e molto meno gradevole che soddisfare subito i loro bisogni.
Vi sono momenti in cui gli oggetti sono una comodit utile per i genitori e un divertimento per i
bambini. Ma come genitori dobbiamo vegliare su tutta lesperienza quotidiana del nostro bambino. Il
segreto  trovare il giusto equilibrio. Potremmo usare un passeggino quando ne abbiamo bisogno, e
altre volte fare in modo di tenere in braccio o di portare sulle spalle il bambino.
Potremmo mettere una storia sul registratore della macchina e leggere o raccontare storie ai
nostri figli anche in altre occasioni. Gli animali di peluche, i giocattoli per la dentizione e le copertine
possono essere di conforto e i bambini possono usarli per acquietarsi. Ma dovremmo chiederci se
vogliamo che questi oggetti diventino la principale fonte di conforto nella vita di nostro figlio.
Ogni oggetto che prende il posto di uninterazione umana pu potenzialmente derubare noi e i
nostri figli della ricchezza dei momenti condivisi. Visto che i legami sono fatti proprio di momenti
condivisi,  importante tenerlo a mente, nelle nostre scelte.
...
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...
La follia dei mass media.
...
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...
Viviamo in unepoca in cui le cose cambiano rapidamente come mai prima nella storia. Mai
come ora abbiamo avuto a disposizione uninfinit di informazioni, ma forse questa non  la cosa di cui
abbiamo maggiormente bisogno.
Abbiamo attraversato una soglia invisibile e irreversibile, passando dal mondo analogico, che
aveva accompagnato tutta la storia umana, la natura stessa, e levoluzione, a una nuova, ardita era
digitale, in cui la nostra esistenza si relaziona con un sempre crescente potere di programmazione
dentro una rete interconnessa di comunicazione virtuale globale. Un tempo i genitori si preoccupavano
degli effetti che guardare la televisione potesse avere sui propri figli; adesso ci troviamo di fronte alla
onnipresenza di pi piccoli e mobili dispositivi digitali che collegano il bambino a Internet e al World
Wide Web, al mondo dei messaggini e di altre forme di reti sociali, Facebook, Twitter, Instagram,
YouTube, videografiche, musica, giochi, nonch a innumerevoli canali via cavo, film... un vaso di
Pandora dagli infiniti accessi a contenuti illimitati. Cosa fanno i genitori messi di fronte al fatto che i
propri figli sono esposti a mondi di cui sanno forse troppo poco o nulla, e che in qualche caso
avvertono come potenzialmente nocivi o addirittura tossici?
Come proteggiamo i nostri bambini da questa esposizione senza filtro? E come identifichiamo e
adattiamo luso, a seconda della et dei nostri figli, di quegli aspetti della tecnologia che pensiamo
possano essere utili e positivi per la loro crescita?
Tra smartphone e tablet, i genitori hanno oggi accesso a qualsivoglia realt digitale e anche a
infinite occasioni per farsene distrarre e cos assorbire, da perdere il contatto con il momento presente e
il mondo naturale. Non solo dobbiamo considerare lesposizione dei nostri figli ai vari media a loro
disposizione e luso che dovrebbero farne, dobbiamo anche essere consapevoli e forse regolare luso
che noi stessi ne facciamo e la possibile dipendenza che potremmo sviluppare e che ci impedirebbe di
essere presenti
appieno nella nostra vita e in quella dei nostri figli. In misura sempre crescente, i bambini si
trovano in competizione con tali dispositivi per attrarre lattenzione dei genitori. Per di pi, i genitori
passano i propri aggeggi elettronici nelle mani dei figli piccoli per tenerli occupati. Sempre pi
applicazioni per smartphone sono sviluppate proprio a questo scopo. I nostri figli potrebbero correre il
rischio di sviluppare un maggiore attaccamento ai dispositivi elettronici che agli esseri umani. E cos pure noi.
Non v dubbio che il mondo in cui viviamo si stia trasformando sotto i nostri occhi. Queste
invenzioni tecnologiche e quelle ancora a venire, sia in fatto di hardware che di software, stanno
creando un nuovo mondo nel quale, una volta adulti, i nostri figli saranno immersi e ne saranno molto
pratici. Una ragione in pi perch siano forti ed equilibrati nel corpo, nella mente, nel cuore e nello
spirito e sviluppino una profonda connessione e apprezzamento verso il mondo analogico.
Non v dubbio che lonnipresenza di Internet, cos come dei social media, aggiunga nuove
dimensioni allinfanzia e allessere genitori: aspetti che abbisognano di continuo adattamento e
monitoraggio. Questo mondo relativamente nuovo e sempre in cambiamento ci richiede di essere
consapevoli della sua presenza e, se necessario, regolare il suo uso e il tipo di contenuto a cui i nostri
figli sono potenzialmente esposti. Si spera che, con consapevolezza della sua incombente disponibilit
e della sua forza seduttiva, possiamo trovare modi di favorirne lequilibrio con altre attivit. Sono
territori nuovi e inesplorati per coloro che cercano di essere genitori con un certo grado di
consapevolezza nellera digitale: se noi stessi dipendiamo da questi dispositivi, potremmo far passare il
messaggio che i nostri figli non siano importanti quanto le nostre e-mail, messaggini e tweet.
Gli esseri umani, che sono spirito e corpo, non possono essere nutriti attraverso la tecnologia,
per quanto sia intelligente e sana, ma solo attraverso il tempo dellanima e il nutrimento del cuore
umano da parte di altri esseri umani che sentono e che amano. La tecnologia abusata come baby-sitter
elettronica quando i genitori sono occupati, o per comodit quando i bambini si annoiano, pu
sostituire troppo facilmente importanti esperienze dellinfanzia, interazioni e attivit dirette tra le persone.
Ci che in apparenza potrebbe sembrare un utile corollario della nostra vita pu avere
ramificazioni forse impreviste. Per esempio, molti bambini adesso posseggono un telefono cellulare:
anche se a volte ci pu rivelarsi
incredibilmente utile, soprattutto in caso di emergenza, linatteso rovescio della medaglia  che
ogni qualvolta insorga qualche difficolt  ormai sin troppo facile per il bambino chiedere seduta stante
laiuto o il consiglio di un genitore, piuttosto che fare affidamento sulle proprie sole risorse per cavarsi
dimpaccio. E questo  solo uno della miriade di problemi che i genitori si trovano ad affrontare. Un
altro  consentire o no ai propri figli un accesso illimitato a Internet, solo perch esiste. Fino a che
punto stiamo esaminando e prendendo in considerazione i potenziali aspetti negativi e positivi? Come
possiamo massimizzare gli aspetti positivi e minimizzare quelli negativi? In questo campo, spesso le
domande sono pi delle risposte. Ma le domande in s sono molto importanti: ci costringono a pensare
con pi consapevolezza agli effetti che queste tecnologie hanno sui nostri figli e sulla famiglia.
Un altro spunto di riflessione potrebbe essere notare gli effetti che questi diversi dispositivi e la
tecnologia hanno sui nostri figli, mentre ne fruiscono. In quale stato si trova il loro corpo? Vedete
qualche segnale di tensione? Quali parti del loro corpo stanno usando? Che tipo di movimenti stanno facendo?
Quali immagini stanno assorbendo? Quanta violenza c? Quali possono essere gli effetti
cognitivi, emotivi e sociali su bambini che ripetono in continuazione questo processo e vivono
allinterno di un mondo virtuale?
Quali sono i messaggi che ricevono? Quali sono i valori che stanno assorbendo? Quante
interazioni sociali effettive non stanno avendo per via dellessere sempre assorbiti da questi dispositivi,
anche sui social media? Noi genitori riteniamo che sia importante porci domande simili anche quando i
bambini stanno seduti davanti alla tv. Alcuni studi hanno dimostrato che, in media, un bambino guarda
venticinquemila ore di televisione prima di raggiungere i diciotto anni ed  testimone di duecentomila
atti di violenza, inclusi sedicimila omicidi. Nella sua Physicians Guide to Media Violence, lAmerican
Medical Association riferiva che la quantit di tempo trascorsa davanti alla televisione o allo schermo
di un computer  la parte pi cospicua di tempo passata da un bambino in stato di veglia. La famiglia
media americana ha la televisione accesa per sette ore al giorno. Il sessanta per cento delle famiglie ha
la televisione accesa durante i pasti. Questi dati non sono diminuiti nel tempo. Una ricerca Nielsen del
2009 ha rilevato che i bambini dai due ai cinque anni di et trascorrono pi di trentadue ore alla
settimana davanti allo schermo della tv.
Ribadiamolo, come genitori dobbiamo essere consapevoli degli effetti di
questa esposizione sui nostri figli e osservare il rapporto che la nostra famiglia ha con questa
forza dominante nella nostra societ. Le domande che dovremmo porci includono: cosa osserviamo nei
nostri figli mentre guardano la televisione e dopo averla guardata? Che messaggi stanno assorbendo?
Quanto sono passivi? Sono in una trance ipnotica o sono coscienti? Quante ore al giorno la
guardano, quante alla settimana? Che cosa fanno quando non la guardano? Cominciano a litigare
quando la televisione  spenta? Quante crudelt vedono? Tutto questo come influenza i loro
atteggiamenti, i loro comportamenti e la visione di se stessi e della societ? Porre a noi stessi queste
domande e osservare attentamente ci aiuteranno a fare scelte che possono aumentare significativamente
la qualit della vita familiare e potenziare la vita dellanima dei nostri figli. Possiamo anche
incoraggiare maggiore consapevolezza nei nostri figli invitandoli a porre attenzione su come si sentono
quando sono impegnati in queste attivit e anche dopo.
In molte case, la televisione  quasi sempre accesa. Le immagini dei telegiornali bombardano
quotidianamente anche i bambini con tutte le atrocit che accadono ogni giorno nel mondo. Che
guardino attivamente il telegiornale o no, i piccoli crescono immersi in una visione altamente distorta
della realt, nella sintesi che deriva da quanto i dirigenti di un network decidono valga la pena di
trasmettere. Le notizie quindi tendono a concentrarsi selettivamente sui fatti pi terribili e violenti che
avvengono a livello locale e nel mondo. Mentre immense quantit di atti umani produttivi e creativi,
egualmente importanti e forse degni di nota, vengono virtualmente ignorate.
Analoga attenzione deve essere posta nellanalizzare le altre strade attraverso le quali i nostri
figli vengono influenzati dai mass media e dallindustria del divertimento. A volte i bambini sono
esposti a film con immagini grottesche, orribili e terrificanti che si stampano nella loro mente e nella
loro memoria, senza che siano in grado di filtrarle, di dare loro la giusta prospettiva e di capirle.
Elaborare queste immagini che obnubilano la mente e spaventano  gi abbastanza difficile per gli
adulti. La sola colonna sonora  un assalto al sistema nervoso, realizzata per sollecitare intense reazioni
fisiologiche. Molte delle immagini nei film violenti sono inimmaginabili, ed  impensabile che i
bambini vedano simili cose.  impensabile, eppure lesposizione a immagini violente  diventata la
norma; e la nostra cultura vi si  assuefatta.
Sia i film che la televisione possono causare paranoia e sfiducia, dando
limpressione che il mondo sia un posto terribilmente pericoloso, pieno di gente pazza e
violenta. Tanto di buono accade ogni giorno nel mondo ma, come abbiamo visto, non rientra nelle
notizie; cos la visione che genitori e bambini si formano del mondo  molto distorta. Noi siamo
convinti della necessit di rammentare ai nostri figli e a noi stessi che, malgrado il livello di violenza
nella nostra societ, le persone che commettono crimini e fanno del male rappresentano ancora una
percentuale relativamente bassa. I nostri figli devono sapere che anche nei quartieri pi pericolosi vi
sono molte persone buone e affettuose. Aiutare i figli a sentirsi sicuri e a vedere il mondo in una
maniera realistica che permetta loro di provare speranza  un compito difficile e continuo. Quanta pi
violenza vedono nei mass media, tanto pi difficile  limpresa.
Ci sono quartieri in cui la violenza  prevalente nella vita dei bambini, sia che la vivano in casa
che in strada. Gli insegnanti riferiscono che i bambini arrivano a scuola dopo essere stati testimoni di
atti violenti o conoscendo gi gente che ne  rimasta vittima. Alcuni insegnanti stanno ora portando la
pratica della consapevolezza nelle loro classi nei quartieri dei centri urbani, per insegnare ai bambini
lautoconsapevolezza, il controllo di s, la regolazione delle emozioni e lamore verso se stessi e gli
altri. La pratica base della consapevolezza  che ha a che fare con lessere cosciente dei propri pensieri
e sentimenti, con laccettazione e la comprensione della natura mutevole delle cose, e la capacit di
rimanere ancorati al proprio corpo e respiro  pu essere utile ai bambini in situazioni stressanti, che
mettono alla prova le loro emozioni.
Per tornare allesempio della televisione, una dieta costante di cartoni e sit-com, per quanto
stimolanti e intelligenti siano, non sono di alcun beneficio per lo sviluppo del bambino. La presenza
della televisione trasforma moltissimo latmosfera di casa. Incombe come unofferta costante e
seducente rispetto a cui si misurano tutte le altre attivit in cui si possono impegnare i bambini. In
questo modo pu interferire pi o meno sottilmente nella loro esperienza dei ritmi della giornata, che
include periodi di silenzio, e di noia anche, che possono portare al gioco (sia fisicamente attivo che
puramente immaginativo), allimmersione nel mondo naturale; tempo per la riflessione e
lintrospezione, tempo creativo, tempo per giocare con gli amici, tempo con la famiglia e tempo speso
per relazionarsi con una comunit pi grande. I bambini sviluppano maggiore familiarit con i
personaggi televisivi che con la gente
reale e si affezionano loro. Le esperienze della vita vera vengono messe da parte in modo da
non mancare un episodio con i loro amici della tv.
I mezzi di comunicazione di massa possono facilmente finire per prendere il posto di tutta una
serie di esperienze essenziali allo sviluppo del vostro bambino; esperienze relazionali, concrete e
pratiche, utili allapprendimento sociale ed emozionale, nonch alla maturazione di percorsi nel
cervello cruciali per il suo effettivo funzionamento nelladolescenza e in fase adulta.
Sebbene le tecnologie possano giocare qualche ruolo nellapprendimento in fase infantile, 
importante per noi genitori essere consapevoli della necessit di equilibrio e supervisione.
Quando nostro figlio aveva cinque anni aveva un bruco che teneva in un barattolo con delle
foglie. Lo nutriva e lo osservava giorno dopo giorno mentre mangiava le foglie, poi miracolosamente si
trasform in una crisalide e quindi, dopo un lungo periodo di latenza, emerse come una farfalla, che lui
poi liber.  da queste esperienze integrate e di partecipazione che i bambini imparano. Esse sono
anche metafore che indicano il significato, lordine e linterconnessione che soggiace al mondo e agli
esseri viventi. Queste esperienze stimolano limmaginazione e deliziano i bambini con la loro magia e il loro mistero.
Spesso abbiamo notato che i nostri figli, dopo essere stati impegnati in un processo creativo,
come il disegno, la pittura o il canto, o lascoltarci leggere libri che scatenano limmaginazione,
elevano ed entusiasmano, creando e popolando mondi interi nella loro mente con un bel linguaggio e
personaggi e rapporti ben delineati  libri come Ronia, la figlia del brigante, Roll of Thunder Hear My
Cry, Huckleberry Finn, Lo Hobbit, Le leggende di Re Art e fiabe e miti di diversi paesi e culture ,
sembravano come rivitalizzati, i loro occhi scintillavano, i loro volti erano inondati di piacere.
Non vedevamo quellespressione sul loro volto dopo che avevano guardato un programma
televisivo o un film. Il processo  troppo passivo: non  necessaria nessuna immaginazione. Tutte le
immagini sono gi create e molte limitano il sistema nervoso nel tentativo di mantenerli impegnati.
Non c tempo per riflettere, per le pause, per collegare la storia ad altre cose significative nella loro
vita o per condividere i momenti di profonda emozione quando qualcosa li tocca.
Abbiamo trovato che non avere il televisore, quando i nostri figli erano piccoli, sebbene fosse
un passo radicale data la sua onnipresenza nello stile di
vita americano, era unopzione fattibile. A dire il vero, meravigliosa.  solo quando vengono
banditi dalla casa che si comprendono i loro effetti invasivi e insidiosi sulla vita familiare, rispetto alla
pace e agli usi creativi del tempo che diventano possibili e si trasformano soltanto in loro assenza. Ci
che va perduto in termini di intrattenimento, sia per i figli che per i genitori,  pi che compensato dalla
rinascita della vivacit che ha la possibilit di emergere allinterno della famiglia.
Il cammino pi difficile  stabilire dei confini alluso delle varie tecnologie a schermo digitale e
dei dispositivi multimediali che rappresentano oggi gran parte della nostra vita; cos come limitarne la
crescente onnipresenza nelle nostre case e nelle nostre tasche  assumer necessariamente forme
diverse a seconda dellet e dello sviluppo dei nostri figli. La nostra capacit di comprensione e lucidit
come genitori  cruciale nel porre tali limiti. Quando i bambini sono piccoli, non capiscono  e non
hanno neppure la necessit di farlo  le decisioni che prendiamo. Quando facciamo chiarezza sulla
necessit di un cambiamento, possiamo rispondere ai loro sentimenti di rabbia, agitazione e
frustrazione semplicemente e praticamente con un po di comprensione e gentilezza; trasmettendo per
anche il messaggio deciso che stiamo ponendo un limite. Certo, col tempo le cose cambiano, cos come
la nostra consapevolezza di ci che si rende necessario. Man mano che i figli crescono, il bisogno di
limiti e patti possono essere discussi in famiglia, e tutti possono contribuire alla decisione da prendere.
Unamica ci ha raccontato che la figlia adolescente trascurava i compiti perch al pomeriggio
trascorreva tutto il suo tempo sui social media. Strinsero un patto: per un certo numero di settimane, la
ragazza avrebbe dovuto stare per alcune ore lontano dai social media. Alla fine di quel periodo di
prova, madre e figlia discussero degli aspetti positivi e negativi dellesperienza. La figlia confess di
essersi sentita sollevata dallavere un limite ben definito e avrebbe voluto proseguire cos.
La pratica dellessere genitori consapevoli richiede in larga misura che ognuno di noi scopra il
proprio modo di affrontare le varie situazioni e condizioni che si verificano allinterno della propria
famiglia. Queste ovviamente mutano di continuo col tempo e le circostanze. Come reggiamo e
rispondiamo alle specifiche sfide che affrontiamo nella nostra vita e ai bisogni
e alle richieste dei nostri figli  anchesso il risultato di un lavoro interiore.
Non ci sono risposte giuste in assoluto o per sempre, non esistono soluzioni
perfette. Il processo che ognuno di noi attraversa nellelaborare questo lavoro interiore, che
porta a incertezza e a volte a qualche grado di confusione, tensione e dolore,  una parte inevitabile
dellessere genitore e una parte inevitabile del diventare un genitore consapevole.  importante tenere
presente che la consapevolezza non  soltanto coscienza o accettazione.
 anche azione, si spera saggia, davanti a situazioni complesse. Ogni regola che potremmo
indicare per una specifica situazione sar necessariamente inadeguata dal principio. Solo voi conoscete
voi stessi, la vostra famiglia, i vostri figli. In pi, in materia di media, le tecnologie cambiano in
maniera incredibilmente rapida. Ci che potremmo raccomandare oggi potrebbe non avere pi alcuna
attinenza gi solo tra un anno o due. Tuttavia, la vostra volont di operare sulla realt cos com e,
talvolta, senza neppure sapere come procedere sono lessenza della pratica per diventare genitori consapevoli.
In materia di new media, un segnale vero di speranza arriva, per ironia della sorte, dallo stesso
mondo di Silicon Valley. Molti dei pi fortunati fondatori delle pi grandi start-up di Internet hanno
oggi sui trenta o quaranta anni.  incoraggiante e toccante vedere come molti di questi imprenditori del
mondo digitale sono attratti dalla coltivazione della consapevolezza. Lo fanno sia per trarre pi
soddisfazione dalla propria vita che per mitigare lo stress del successo arrivato in giovane et e della
sfida continua di dover mantenere lo slancio e linnovazione nei loro affari. Molti di questi giovani
imprenditori sembrano nutrire il desiderio di una esperienza di vita pi piena di significato e pi stabile
dentro e fuori dal lavoro. Dopotutto, alcuni di loro sono anche genitori e affrontano le stesse sfide che il
mondo digitale presenta a tutti noi.
Sembrano avere una crescente consapevolezza della nostra interconnessione e dellimportanza
di lavorare per migliorare il mondo, non solo attraverso le nuove tecnologie, ma anche attraverso il
modo in cui tali tecnologie sono usate.
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Equilibrio.
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Cercare un grado di equilibrio nel nostro ruolo di genitori  un lavoro continuo. Si rivela essere
in grande misura una questione personale. Quello che per noi pu apparire equilibrio potrebbe non
esserlo del tutto per voi e viceversa, e quello che pu sembrare giusto a voi pu essere sbagliato per
altri. Inoltre, ci che pare giusto ora pu non esserlo in un altro momento.  un processo continuo, dato
che il punto dequilibrio continua a variare.
Ci vuole un po di riflessione per definire cosa significhi per noi lequilibrio e per fare scelte
che lo favoriscano per noi, per i nostri figli e per la famiglia nel suo complesso. Agire con equilibrio 
una dinamica, un processo che cambia di continuo, non un punto di arrivo; in realt, lequilibrio si
perde e si riguadagna. Possiamo imparare davvero molto dal perdere il nostro equilibrio, se
manteniamo coscienza di quellesperienza.
Quando i nostri figli erano neonati, lo sforzo di trovare lequilibrio nasceva dal fatto di dover
attingere continuamente alle nostre risorse interiori ed esteriori, in un periodo in cui era necessario dare
intensamente. Con il fluire di tanta energia fisica ed emotiva, avevamo bisogno di infusioni di energia e
sostegno da parte di amici, parenti e da lun laltra.
Lequilibrio interno dei nostri figli era strettamente legato alla nostra capacit di rispondere ai
loro bisogni. Quando erano agitati, o piangevano, o sembravano a disagio e noi rispondevamo,
lequilibrio prima o poi veniva ristabilito. Quando eravamo alle prese con le coliche, cerano occasioni
in cui nulla di ci che facevamo funzionava; ma tenevamo duro, il che significava che continuavamo a
essere presenti anche in quelle situazioni di estrema fatica.
Quando i nostri figli cominciarono a gattonare, lequilibrio assunse la forma di concedere loro
la libert di esplorare ci che li circondava allinterno di uno spazio sicuro, tenendoli docchio.
Quando erano in difficolt, cercavamo di aiutarli a recuperare lequilibrio tentando di essere
sensibili ai loro segnali, sia che avessero fame, o fossero stanchi e sovraeccitati. Cerano occasioni in
cui lequilibrio poteva essere
ristabilito dando loro la possibilit di sfogare le energie in giochi attivi e rumorosi, e occasioni
in cui avevano bisogno di essere tenuti in braccio, calmati e confortati. Nel tempo, questo tipo di
interazione, pu aiutare i bambini a sviluppare la propria capacit di autoregolarsi. Quando avvertiamo
che nostro figlio ha perso lequilibrio in qualche modo, un attento esame delle sue attivit quotidiane
pu rivelarsi illuminante. C equilibrio tra i momenti di attivit e di tranquillit? Quale cibo sta
mangiando? Sono alimenti stabilizzanti (cio proteine, grassi buoni, carboidrati complessi, frutta fresca
e verdura) o destabilizzanti (ovvero troppo zucchero, cibo spazzatura)? Quanto dorme? I bambini
piccoli prosperano su ritmi e rituali giornalieri coerenti: hanno bisogno di molto tempo per fare le cose
e di un periodo adeguato di intervallo tra unattivit e unaltra. Dobbiamo essere coscienti di questo e
prendere decisioni che favoriscano lequilibrio nella giornata del bambino.
A volte, specialmente con i bambini pi piccoli,  utile seguire il principio del meno 
meglio. Pu darsi che sia solo necessario semplificare la loro giornata il pi possibile, creando loro
una routine, trascorrendo del tempo da soli con loro in tranquillit. Nella frenesia delle nostre vite
programmate, i momenti di nutrimento dellanima possono essere eliminati senza che ce ne accorgiamo.
Le occasioni di nutrimento e di riequilibrio possono assumere varie forme.
Pu essere un momento tranquillo nella vasca da bagno o di gioco con il bambino ricordandosi
di essere pienamente presenti. O potrebbe essere raccontargli una storia o cantargli una canzone, o fare
qualcosa insieme come disegnare o preparare i biscotti o lanciare sassi nellacqua. Il rinnovamento pu
derivare da qualcosa di molto semplice come la tranquilla rassicurazione di essere tenuti tra le braccia o
in grembo. Mettendo da parte i nostri impegni, possiamo divenire consapevoli del nostro respiro,
mantenerlo basso e profondo, e sentire il nostro bambino che si rilassa mentre il suo respiro rallenta
naturalmente e trova il suo ritmo in armonia con il nostro.
...
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...
Possiamo rendere la nostra mente immobile come lacqua ch gli esseri si radunino attorno a noi ch possano vedere, forse, le loro stesse immagini, e quindi vivano per un momento una vita pi chiara, forse anche pi fiera a causa della nostra pace.
W.B. YEATS.
...
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Il crepuscolo celtico.
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Ogni situazione in cui ci troviamo  diversa. Ogni momento  nuovo. Ci che era necessario ieri
pu non essere utile oggi. Scoprire quello di cui hanno bisogno i nostri figli comporta essere sensibili
verso di loro, accogliendo i loro segnali e rispondendo intuitivamente e creativamente. La nostra
immobilit e pazienza rischiarano lo specchio in cui si pu vedere questo riflesso.
Diventati pi grandi, i bambini in et scolare sperimentano lautonomia e lindividualit
attraverso i loro amici, le loro attivit e il modo di vestire.
Avvertono il proprio potere mentre scoprono i loro talenti e interessi individuali. Hanno bisogno
di privacy e di molto spazio psichico, ma necessitano ancora di sostegno e guida mentre il loro mondo
comincia a espandersi. Sono maggiormente in grado di autoregolarsi a questet, ma a volte li
dobbiamo aiutare a recuperare lequilibrio intervenendo e stabilendo limiti sia per loro che con loro.
Per trovare un equilibrio in questo periodo spesso  necessario mantenere legami significativi con loro,
mentre lottano per la separazione e lindipendenza.
Alcuni amici ci hanno raccontato questa storia. La loro figlia undicenne era stata invitata a una
festa di compleanno durante la quale i ragazzi avrebbero mangiato una torta e un gelato e poi sarebbero
andati al cinema. I nostri amici avevano saputo che il film conteneva scene grottesche di violenza e
crudelt che non desideravano che la figlia vedesse. Ne segu una crisi. Ma ci vanno tutti, perch io
non posso andarci? I genitori non volevano assolutamente che la figlia vedesse quel film e assunsero
una posizione decisa. Parlando con altri genitori, scoprirono per caso che uno di loro aveva dei
problemi ad andare a prendere la figlia alla fine del film. Insieme escogitarono un piano per fare in
modo che entrambe le ragazze andassero alla festa, ma saltassero il film e passassero la serata insieme.
Questa soluzione soddisfece le ragazze e i genitori. Un finale felice, ma solo dopo molto lavoro e molte trattative.
Tutti i miei amici possono guardare quanta televisione vogliono! Perch dobbiamo
mangiare solo cibi sani? Lauren pu stare alzata e parlare al telefono quanto vuole, perch io no?
Tutti i miei amici hanno la loro tele
personale! Ci vuole molta forza interiore per resistere a queste pressioni talvolta incessanti. Si
potrebbe essere tentati di arrendersi, soprattutto quando ci sentiamo stanchi o sopraffatti, ma dare ai
nostri figli messaggi confusi su questioni che per noi sono importanti li incoraggia solo a insistere
ancora di pi per ottenere ci che vogliono: e ci non  utile n per noi, n per loro.
Nella nostra societ il possesso equivale al potere. Un bambino che si sente perso o impotente
pu facilmente rivolgersi agli oggetti, pensando che ne miglioreranno la considerazione tra i suoi
compagni. Lo sviluppo della vita interiore di un figlio, il suo senso di s e del suo essere unico
richiedono qualcosa di molto pi complesso dellultimo paio di scarpe da ginnastica alla moda. Aiutare
i nostri figli a trovare attivit che nutrono lanima: siano arti marziali, danza, sport, suonare uno
strumento musicale, cantare o fare rap, o qualunque cosa parli alla loro essenza, pu fornire valide
alternative alle rapide soluzioni della nostra cultura orientata al consumo.
Per fare questo dobbiamo trovare la giusta via di mezzo tra programmare eccessivamente la vita
dei nostri figli, offrendo loro troppe scelte e troppe attivit, e trascurarli, senza trovare il tempo e le
energie necessari per aiutarli a dare sbocchi alla loro creativit e ai loro talenti unici. Leccessiva
programmazione potrebbe essere un altro modo di trascurarli, se le varie attivit finiscono per
sostituirsi al tempo che trascorriamo con loro o contribuiscono a un severo squilibrio nella loro vita in altri modi.
Alcuni figli raggiungono facilmente il loro equilibrio, perch trovano da soli le attivit che li
interessano, ma sanno anche come prendersi del tempo di tranquillit e introspezione per se stessi. Altri
figli hanno bisogno di una spinta, a volte forte, per fare e provare nuove cose, per essere attivi. Alcuni
hanno bisogno di aiuto per rallentare, per indirizzare le proprie energie in attivit pi tranquille.
Assistere i figli a creare un po di equilibrio nella loro vita pu richiedere uno sforzo considerevole,
incoraggiamento e interventi da parte nostra.
Allet di undici anni, la mia figlia minore ritorna da una lezione di arte con lo schizzo del volto
di una modella. Sembra una persona vera sulla trentina. Ha colto lunicit di un individuo e usa colori
che io (mkz) non avrei mai pensato di usare  giallo, blu, verde oliva  per dare forma al volto. 
sempre stata molto modesta rispetto alle sua capacit di disegnare, ma noto che 
orgogliosa di quel particolare schizzo e in realt me lo dice a chiare lettere.
Pi tardi la vedo mentre osserva il disegno.  passata dalla modalit non pensante del puro
osservare e disegnare alla valutazione del risultato con maggior distacco. A un certo punto 
preoccupata che gli occhi siano cos diversi luno dallaltro e mi chiede che cosa ne penso. Io le dico
che quel particolare  ci che rende il ritratto cos reale e interessante. Raramente le persone hanno
occhi simmetrici. Sembra soddisfatta. Tutte le tempeste, la distruttivit, le lotte e le difficolt dei giorni
precedenti vengono accantonate.
In questo momento si crea un senso naturale di equilibrio e benessere in lei e tra noi.
Soprattutto quando i nostri figli entrano nelladolescenza, pu sembrare che i fili del nostro
legame si tendano, stressati, e qualche volta si logorino rispetto a come erano quando loro erano
piccoli. A volte, quei fili si possono rafforzare quando ci rendiamo capaci di accordare ai nostri figli la
libert di scoprire lunicit del loro io, malgrado le nostre ansie, le nostre riserve, i nostri dubbi e
nonostante ci che non ci piace e il dolore per la perdita di un tempo idilliaco.
Allo stesso tempo, spesso abbiamo bisogno di equilibrare la loro crescente libert, stabilendo
dei limiti che tengano conto della realt del momento. Ci troveremo continuamente a chiederci quanta
libert concedere, che cosa sia o no dannoso, nel tentativo di stabilire il giusto equilibrio tra libert e limiti.
Se avvertiamo che un adolescente manca di equilibrio, prima possiamo cercare di incoraggiarlo
a scoprire da solo ci che funziona o meno nella sua vita e a escogitare soluzioni creative. Se sembra
che abbia bisogno del nostro aiuto in questo processo, possiamo aiutarlo a identificare possibili
strategie per avviare cambiamenti pi o meno importanti. Questo potr avvenire apportando modifiche
nei suoi programmi scolastici, trovando i giusti sbocchi per la sua energia e la sua creativit al di fuori
della scuola e nuovi modi per connettersi alla comunit, cos che lui possa avvertire in s un maggior
senso di appartenenza e uno scopo. Fare tutto ci in modo da non minare la fiducia nelle sue risorse
interiori richiede grande abilit e attenzione:  importante essere consapevoli della nostra propensione a
diventare invadenti, dominanti, saccenti o eccessivamente protettivi.
In qualche circostanza, pu non esserci nulla da fare, n da parte nostra n dei nostri figli.
Allora, da genitori, dobbiamo essere lungimiranti e simpatetici verso di loro o i loro sentimenti,
qualunque essi siano. Essere pazienti, in
questi momenti, ancorati alla consapevolezza che ci sono cose che noi genitori non possiamo
cambiare per il bene di nostro figlio e che, allo stesso modo, ce ne sono altre che non dovremmo tentare
di cambiare, per quanto vorremmo, perch potrebbero invece diventare una fonte di forza per noi e alla
fine anche per lui. Comprendere che i nostri figli possono trarre insegnamento e occasione di crescere
dallo scontrarsi con i limiti che la vita stessa impone pu essere la cosa pi utile in assoluto. Adottare
questo punto di vista trasmette loro il messaggio che abbiamo fiducia nelle loro capacit di
adattamento, resistenza e infine di accettazione delle difficolt. Ritorneremo pi in dettaglio su tale
tema, nel capitolo in cui discuteremo di limiti e aperture.
Nel corso degli anni, a volte, potremmo trovare pi difficile mantenere il nostro stesso
equilibrio emotivo e la nostra lucidit. Quando i nostri figli sono adolescenti, abbiamo ovviamente
molto meno controllo e spesso molte pi preoccupazioni. La comunicazione tra noi e loro pu di
frequente essere difficoltosa, malgrado i nostri sforzi e le nostre migliori intenzioni. Possiamo finire per
sentirci confusi, spaventati e sconfortati. La sfida dellessere genitori di figli adolescenti talvolta
richiede di immergersi in questi sentimenti, per quanto difficile sia, ed accettarli senza giudicarli, n
fare altro che non sia riconoscerli. Tenere in considerazione le nostre emozioni dolorose e accettarle 
un modo per recuperare un certo grado di equilibrio e di prospettiva dentro di noi. Un tale cambiamento
pu aiutarci nei momenti bui e qualche volta fa scaturire illuminazioni e inaspettate aperture.
 notte quando io (mkz) vado a prendere a scuola la nostra figlia maggiore. Ha quasi quindici
anni e ha avuto una giornata piena di lezioni, ha remato sodo con la squadra, ed  appena stata a Boston
con la classe di inglese a vedere una commedia che hanno letto di recente. La mattina si alza presto e di
solito alle dieci di sera  stanca e nervosa. Stasera per  piena di energia e di buon umore. I giorni bui
di vuoto e noia sembrano lontani.  molto impegnata adesso, ha le piaghe sulle mani per il tanto
remare, apprezza pienamente la qualit del pezzo teatrale che ha appena visto, pianifica quello che deve
fare lindomani, mi chiede il parere sulla scelta delle materie per il prossimo anno.
Mentre parliamo di quello che vuole fare lanno prossimo, godo della sensazione di equilibrio
nella sua vita... di questo attimo di primavera, quasi a
mezzanotte, di questo tranquillo dare e ricevere.
A volte, da genitori avvertiamo il bisogno di controbilanciare e attenuare al nostro meglio le
influenze negative della cultura dominante sulla nostra famiglia. Nel farlo, talvolta dobbiamo prendere
delle decisioni che sono in conflitto con ci che vogliono i nostri figli e con quello che i loro amici
hanno il permesso di fare. I bambini in et scolare possono trarre beneficio dallavere limiti consistenti
ma ragionevoli che regolino la loro esposizione ad aspetti della cultura potenzialmente deprimenti,
distruttivi e che potrebbero essere causa di dipendenza (dai centri commerciali ai cinema a Internet). Le
nostre imposizioni possono suscitare la loro rabbia, ma possono nello stesso tempo essere fonte di un
senso di sicurezza: sapendo quanto i loro genitori tengano a loro, i figli si atterranno a ci che di
importante verr loro detto, anche se temporaneamente li odieranno per questo.
Arrivare a tali decisioni e adoperarci per aiutare i nostri figli a identificare attivit e sbocchi
alternativi per sfogare le loro energie in quei momenti ci succhiano tempo e forze. Pu essere difficile
riuscire a individuare soluzioni con cui possiamo convivere tutti e che non siano totalmente deprivanti
o punitive. Operiamo sempre allinterno di un campo di forza rappresentato dai loro compagni, a cui i
nostri figli desiderano conformarsi, e che spesso esercita unattrazione estremamente forte sui nostri
bambini. Lavorando con esso piuttosto che contro di esso, ove possibile, possiamo capire e rispettare il
loro bisogno di integrarsi, essere accettati ed essere come tutti gli altri, mentre allo stesso tempo li
incoraggiamo a trovare la propria strada, una che appartenga ed esprima la loro individualit. Mentre
lottano per definire se stessi, noi possiamo fornire loro una struttura rassicurante contro cui possono
rimbalzare. Per arrivare al giusto equilibrio, bisogna fornire loro dei sani limiti, che per non siano cos
rigidi e restrittivi da creare un frutto proibito e, cos facendo, allontanare da noi nostro figlio.
Linfanzia  un tempo di innocenza e ingenuit, e quellinnocenza deve essere protetta. A mano
a mano che i figli crescono e si inseriscono in un mondo pi ampio, dobbiamo aiutarli a equilibrare la
loro apertura e fiducia innata con la consapevolezza di un potenziale pericolo insito in quello stesso mondo.
Quando raggiungono unet adeguata, nei modi pi appropriati, possiamo incoraggiarli a essere
consapevoli dei propri sentimenti e delle proprie intuizioni. Possiamo dar loro lesempio con il nostro
stesso comportamento, informarli quando vediamo le persone agire in modo irrispettoso, falso o strano,
chiedere loro come si sono sentiti in certe situazioni e sostenere le loro sensazioni. Chiamare i
comportamenti con il loro nome quando li vediamo  unimportante lezione di vita, e sviluppare un
occhio che sa discernere  unabilit che si apprende. Se sono meno ingenui, i nostri figli possono
imparare a essere pi cauti e sospettosi, e perfino a non fidarsi, in certe situazioni. Questo viene pi che
compensato dalla relazione affettuosa che si spera abbiano con la famiglia e con gli amici, legami
costruiti nel tempo su un fondamento di fiducia, onest e accettazione.
Le madri in particolare lottano per trovare un equilibrio tra il nutrire quando  necessario e
adeguato, e il sapere quando  importante non farlo. Bisogna far affiorare alla consapevolezza i nostri
stessi bisogni e non perderli di vista nel campo di forza determinato da tutti gli altri bisogni della
famiglia.  difficile, soprattutto quando ci sentiamo allo stremo delle forze, esauste e sopraffatte.
Per ironia della sorte,  proprio in quei momenti che i bambini pretendono il meglio da noi.
Potremmo cominciare riconoscendo ci di cui il bambino pu aver bisogno  Mi sembra che tu... o
Mi pare di capire che... 
rispondendogli cos in modo concreto, ma anche facendogli sapere di cosa noi abbiamo bisogno
in quello stesso momento: Posso aiutarti a fare questo dopo, adesso devo finire quello che sto
facendo, oppure: Devi fare questo da solo, o ancora: Devo riposarmi quindici minuti e poi sar
pronta a discuterne con te. Ci aiuta lessere consapevoli del nostro tono di voce: essere decisi ma
pacati  la chiave di tutto. Ci vuole pratica.
Su un altro fronte, i genitori possono trovarsi in conflitto quando tentano di bilanciare il loro
bisogno di essere impegnati nel mondo in modo significativo e supportare la famiglia finanziariamente,
con il bisogno e il desiderio dei figli di averli a casa a loro disposizione.  uno sforzo continuo di
ricerca di un equilibrio interno ed esterno. Talvolta, dobbiamo intenzionalmente fermarci, fare un passo
indietro e fare un bilancio di ci che accade in famiglia.
Facendolo, potremmo riuscire a scorgere soluzioni creative che prima ignoravamo.
Quando noi siamo equilibrati, possiamo essere centrati sul figlio senza essere ossessionati. C
una grande differenza tra apprezzare sempre le qualit uniche del figlio ed esserne eccessivamente
coinvolti e investire eccessivamente su di loro. Quando ci sentiamo in equilibrio, siamo in grado di
apprezzare ci che  positivo senza la necessit che questo sia sempre in evidenza. Siamo capaci di
relazionarci con i nostri figli dal nostro centro forte, rimanendo in contatto con la nostra interezza,
sperimentando i nostri piaceri personali e la nostra connessione.
Siamo sempre commossi e incoraggiati quando vediamo genitori che sono stati capaci di
trascendere i limiti della loro infanzia e lepoca e i costumi del tempo in cui sono stati allevati per
creare  talvolta dal nulla  un modello diverso di genitore. In qualche modo sono riusciti a creare pi
equilibrio nel loro modo di fare i genitori. Hanno trovato modi di fornire cura e dolcezza laddove, per
loro, cera stata solo durezza, o per fornire protezione e confini dove non ce nerano stati, o dare
sostegno e incoraggiamento quando loro erano stati trascurati o ignorati. Vedere questo ci d la
speranza che  possibile un nuovo modo di fare i genitori, un modo pi equilibrato e pi completo, se
riusciamo a prestare attenzione e a vedere le scelte che abbiamo realmente in ogni momento, un nuovo
modo di essere genitori  possibile, uno che sia pi consapevole ed equilibrato.
Come genitori continuiamo a tirare la corda tra la libert e i limiti, la fiducia e la sfiducia, tra
lattivit e la tranquillit, tra le cose inutili e la sostanza, tra il legame e la separazione.  un esercizio di
equilibrio che merita di essere fatto, una pratica come qualsiasi posizione di equilibrio nello yoga, ma
molto pi difficile.
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PARTE OTTAVA.
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Realt.
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I ragazzi2.
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Lesuberanza naturale dei bimbi maschi, la loro infinita attrazione e meraviglia verso il mondo
e le migliaia di modi in cui la loro energia si esprime nei giochi e nei momenti di tranquillit offrono ai
padri continue sfide e opportunit per ricollegarsi con la stessa naturale energia che  dentro di loro
mentre nutrono i figli emotivamente e non solo, e fanno loro da guida e modello a mano a mano che
crescono per diventare adulti. Da padri, faremmo bene a rimanere aperti alla comprensione, per
conoscere i nostri figli per quello che sono: ovvero esseri unici che possono o meno condividere il
nostro temperamento, le nostre qualit e i nostri interessi. Quel che pi importa  essere presenti nella
loro vita, capirli e accettarli per quelli che realmente sono, e trovare modi creativi per andar loro
incontro dovunque li porter linfanzia, ladolescenza e la maturit. Non  facile.  un compito che
richiede costante cura, impegno e discernimento, cos come la volont, a volte, di uscire dal nostro
porto sicuro, mentre loro crescono e cambiano, per andare ad abitare in modo pi pieno la loro
esistenza.  un compito che richiede anche la nostra presenza fisica e, ancora pi importante, la nostra
disponibilit emotiva e la nostra volont di imparare e crescere.
Come padre godo di una gioia speciale frutto dei momenti che ho passato con mio figlio a
diverse et, andando con lui incontro al mondo, e vedendolo esprimere le sue uniche qualit, che
emergevano giorno per giorno. La sua naturale esuberanza ha trasformato ogni esperienza in
unavventura. Vedere il mondo attraverso i suoi occhi non ha fatto altro che aprire i miei.
Quando era affascinato dai dinosauri, andavamo al museo di storia naturale a fissare limmenso
Tyrannosaurus, dallespressione cos feroce: prima lo osservavamo dal secondo piano a livello degli
occhi e poi dal basso, rivolgendo lo sguardo allins. Quando era piccolo se andavo a fare una corsa a
volte lo portavo con me. Guidava una moto giocattolo e girava accanto a me attorno al grande stagno
dove molti andavano a correre o a far passeggiare il cane. Pi tardi qualche volta abbiamo corso
insieme. Amavo leggergli le
storie la sera o quando eravamo in campeggio; gli raccontavo storie speciali che lo
coinvolgevano inventandomele strada facendo.
Facevamo spesso la lotta, rotolando sul pavimento del salotto, avvinghiati come leoni finch
eravamo esausti. Lo abbiamo fatto per anni, finch lui si  messo a fare lotta libera alle scuole superiori
e il pericolo di farmi male accidentalmente  diventato molto pi elevato.
Quando era molto piccolo, io mi allenavo regolarmente con la spada zen ( Shim Gum Do  il
cammino della Spada della Mente) e lo portavo al dojo con me, di tanto in tanto, cos che potesse
vederci allenare. A lui piaceva. E
faceva piacere anche a me. In seguito, quando lui aveva allincirca tre anni, ho smesso di
allenarmi con costanza, ma per anni ogni tanto abbiamo praticato combattimenti stilizzati con spade di
legno, facendoci linchino prima di ogni incontro. Lui aveva una spada corta che riusciva facilmente a
maneggiare. Era divertentissimo parare reciprocamente le stoccate, vedere come riuscivamo a
proteggerci da colpi spaventosi che provenivano da diverse direzioni rimanendo calmi e stabili, radicati
nel movimento, nel ritmo e nel rumore dei bastoni che si urtavano. Dallet di sette anni, lui ha
cominciato a praticare diverse arti marziali. E non ha pi smesso.
In rare occasioni ci scontravamo arrabbiati, non con le spade, ma quando le nostre forti volont
andavano in direzioni opposte. A poco a poco ho imparato a controllare il mio temperamento fiero e a
fare spazio per lui, una lezione che ho appreso con difficolt sforzandomi di abbandonare gli esempi
della mia infanzia.  stato importante per me essere presente il pi possibile mentre ero con lui.
La cosa  stata resa pi semplice dal fatto che avevamo molti interessi comuni. Eppure talvolta
ci ha richiesto uno sforzo consapevole, specialmente quando avevo tanti pensieri per la testa, un
rischio comune per i genitori, per via di tutte quelle altre cose della vita che ti strattonano sempre di qua
e di l, mettendo fin troppo facilmente a dura prova le tue priorit. I bambini se ne accorgono sempre. Il
distrarci troppo trasmette loro la sensazione che tutto il resto sia sempre pi importante.
A seconda del loro carattere e dei loro interessi, ragazzi diversi hanno, com ovvio, bisogno di
cose diverse mentre crescono. Ci di cui hanno grande necessit  lo spazio psichico per crescere da
soli e per scoprire cose lontano dai genitori. Da ragazzo cresciuto nelle strade di New York ho imparato
lezioni preziosissime che non avrei mai potuto apprendere dai miei
genitori, passando infinite ore a giocare a palla nelle strade o semplicemente andando in giro
con gli amici, sviluppando la preziosa capacit di guardare gli aspetti nascosti della vita della citt. Ma
quando tornavo a casa a cena ogni sera, lontano dalla strada, imparavo altre cose dai miei genitori e dai
miei fratelli.
Oltre a tutte le varie attivit che svolgono da soli e con gli amici, i ragazzi hanno un bisogno
insopprimibile e inderogabile dei loro padri, dei nonni e anche di altri uomini, che siano presenti, che si
occupino di loro, che mostrino interesse e dividano il tempo con loro, che raccontino storie e ascoltino
le loro. E questo  vero sia che vivano con i loro padri o no.
I ragazzini possono grandemente beneficiare di una guida maschile per conoscere i loro
interessi e le loro capacit; cos come il loro potere, con i suoi relativi limiti: per essere incoraggiati e
farsi mostrare come usarlo in modo positivo, per s e per il bene degli altri. Possiamo aiutarli a
sforzarsi di esplorare e imparare a conoscere la propria forza senza esagerare e senza vantarsene. Allo
stesso modo, da padri, possiamo incoraggiare i loro giochi, la loro creativit, il loro senso di
appartenenza e di responsabilit e farli sentire necessari.
Scoperte di questo tipo possono arrivare facendo cose con loro o passando del tempo a non fare
nulla, il che a volte pu significare andare a pescare, giocare a nascondino o passeggiare nei campi
guardando le nuvole; o andando a fare una passeggiata o prendendo la metropolitana, o portandoli al
campo di baseball o a un museo.
 possibile per noi come padri impegnarci, per quanto talvolta ci sentiamo inadeguati di fronte
alla sfida  vincolati come siamo dal nostro lavoro e dagli obblighi professionali, dai vari trantran,
distrazioni, ambizioni e manie , a trascorrere del tempo con i nostri figli? Quel non far nulla  ci che
nel Vento tra i salici viene definito con fare un giretto in barca, ma  molto di pi 
pu essere daiuto ai nostri figli per trovare espressioni significative della loro capacit di agire
e dei loro interessi, e nellaiutarli a sviluppare la loro forza e un senso di dominio. Ugualmente
importante, possiamo anche creare un ambiente in cui sentire le cose profondamente non solo 
accettabile, ma considerato importante e rispettato? Questo, fondamentalmente,  ci di cui hanno
bisogno dai propri padri anche le ragazze. Le energie possono talvolta sembrare diverse a seconda del
loro temperamento, ma il bisogno di presenza, di essere capite e trattate con gentilezza e
riconoscimento  sempre lo stesso.
La nostra cultura sembra essersi abbastanza polarizzata su cosa significhi essere uomo oggi. Le
norme cambiano rapidamente e diventano inclusive e diverse in questepoca. Eppure nei media ancora
abbonda una valanga di stereotipi che favorisce lequazione dellessere divertente e figo con lessere
macho, il bere, il correre rischi, e il fare i donnaioli  basta guardare la pubblicit delle birre in tv o sui
cartelloni, o seguire sulla stampa le vicissitudini processuali di certi atleti del liceo o del college, come
di certo personale militare, e il cos avvilente e violento comportamento che tanto spesso vi 
semplicisticamente descritto. I ragazzi fanno i ragazzi non ha pi linfallibilit di un tempo per
scusare e deresponsabilizzare condotte offensive, ma c ancora molto da imparare, in cos tanti campi
della societ, sul rispetto dellaltrui sovranit in termini di genere e di orientamento sessuale. I padri
possono aiutare i figli a diventare consapevoli e a interpretare i vari messaggi, sottili e no, e le
immagini che la cultura presenta, molte delle quali umiliano donne e ragazze, come pure gli uomini, se
ci si ferma a pensarci. Forse allora i nostri figli cadranno meno in quelle immagini stereotipate, in
quegli schemi di pensiero e in quei comportamenti spesso pericolosi che ne conseguono. Parte della
loro educazione da maschi, in questa societ,  arrivare a capire nel profondo che le donne e le ragazze
sono degli esseri umani e non degli oggetti da usare. Questo  un problema enorme, endemico della
societ ed  di vitale importanza che noi, padri e madri di ragazzi e ragazze, lo riconosciamo e
affrontiamo in concreto, con consapevolezza, quando esso emerge nelle esperienze scolastiche o nelle
cerchie di conoscenze dei nostri figli, e nelle loro interazioni con la societ pi in generale. Occorre che
noi padri poniamo attenzione alle nostre idee e comportamenti e riconosciamo, per quanto sia difficile,
come noi stessi possiamo in tal senso covare e manifestare abitudini profondamente radicate e spesso inconsce.
Negli Stati Uniti, molte delle immagini sociali dominanti di uomini e donne sono il prodotto di
quello che Robert Bly definisce giustamente la societ dei fratelli: un mondo in cui i padri, e sempre
di pi anche le madri, sono assenti fisicamente o spiritualmente e dove i modelli di ruolo prevalenti
sono forniti a ragazzi e ragazze in modo preconformato dai mass media, dallindustria
dellintrattenimento e dai loro stessi compagni. Questo fenomeno  sempre pi guidato da Internet e dai
social media. Nel mondo doggi,  difficile per i nostri ragazzi trovare dei mentori reali, o qualche tipo
di iniziazione
cerimoniale allet adulta, alla conoscenza e alla saggezza collettive di chi ci  arrivato prima di
noi.  un mondo in cui il passato viene rifiutato e condannato senza che sia nemmeno conosciuto. Il
profondo estraniamento reciproco fa s che i giovani tendano a crescere e a socializzare da soli e, in
tutto questo, diventano sempre pi a rischio e vulnerabili. Gran parte della cultura dominante manifesta
un aspetto di sfruttamento e di depredazione, proprio mentre invece si fanno progressi nella protezione
delle donne e dei bambini.
Dovremmo chiederci di che cosa un ragazzo oggi necessita per vivere saggiamente in un mondo
che sta cambiando cos rapidamente, che noi genitori non possiamo conoscere le sfide che gli si
porrano davanti non solo tra dieci o venti anni, ma neppure tra cinque. In assenza di una cultura che
rispetti, apprezzi e assuma come priorit i bisogni di tutti i suoi bambini e che si assuma la
responsabilit sociale del loro sviluppo e del loro ingresso nel mondo degli adulti, i genitori dovranno
faticare moltissimo per essere da guida ai loro figli. Sappiamo da accurate ricerche che lintelligenza e
lequilibrio emotivi (la capacit di essere in relazione con gli altri in una variet di circostanze) saranno
certamente loro necessarie per una vita futura felice e produttiva. La consapevolezza  unaltra capacit
che risulter essenziale nella loro vita. Come padri possiamo apprezzare la coltivazione della forza
interiore per il bene dei nostri bambini. Amorevolezza, compassione, costanza, affidabilit emotiva,
flessibilit, chiarezza di vedute, persino saggezza: tutte queste qualit scaturiscono dalla
consapevolezza del relazionarci momento per momento, dentro e fuori di noi. Bisogna valutare e
attingere alla nostra sovranit, alla nostra natura pi autentica, e quanto c di meglio nelle nostre
radici, abbiano esse origine dagli indiani americani, dagli africani, dagli asiatici, dagli europei, dai
cristiani, dagli ebrei, dai musulmani, dai buddisti o dagli ind o da altro ancora. Lalternativa  una
sorta di mancanza di radici, quel non sapere chi siamo, il non avere una trib, una comunit a cui
appartenere e in cui siamo conosciuti e accettati per quello che siamo e verso cui ci sentiamo
responsabili e legati.
Non  per vagheggiare una qualche idea romantica della paternit: stiamo piuttosto parlando di
un processo in cui possiamo e dobbiamo impegnarci, per via del nostro amore e del nostro affetto, e per
il desiderio di essere i padri
migliori per i nostri figli. Parte di questo processo include la nostra continua crescita. Riusciamo
a porre sufficiente attenzione a ci che viviamo, momento per momento, sia dentro che fuori di noi, per
imparare a essere pi a nostro agio nella nostra pelle, a nostro agio con il non sapere gestire, a volte, le
nostre paure, quando insorgono, e i nostri impulsi a bloccarci emotivamente o a diventare insensibili?
Siamo in grado di esercitarci ad acquisire un certo grado di consapevolezza di come effettivamente ci
sentiamo, in certi momenti della giornata? Riusciamo a sforzarci di essere maggiormente empatici,
comprensivi, leggeri? Sappiamo essere consapevoli di quanto siamo totalmente consumati dal nostro
lavoro, e riusciamo poi a impegnarci nel trovare un migliore equilibrio? Nella sostanza, questi approcci
sono semplicemente usi creativi della consapevolezza nella nostra vita e nel nostro essere genitori.
La presenza di un uomo forte ed empatico nel ruolo di padre, nonno o consigliere  sempre
importante per i ragazzi giovani, ma diventa ancora pi necessaria a mano a mano che i ragazzi entrano
nelladolescenza. Gli adolescenti hanno un bisogno disperato di essere considerati, ascoltati, compresi,
rispettati, accettati, e incoraggiati ad assumersi la responsabilit delle proprie azioni. Per molti ragazzi,
il passaggio alladolescenza  una delle transizioni pi importanti, disorientanti, incerte e strane che
faranno nella propria vita. La transizione dallet giovanile a quella adulta richiede una visione, un
nuovo modo di vedere, e un nuovo modo di essere. Gli adolescenti maschi hanno bisogno di essere
incoraggiati a riconoscere e apprezzare il mistero e lignoto, incluse altre persone e abitudini diverse e
non essere preda di una mentalit tribale che fa una distinzione assoluta tra noi e loro e poi, per
paura e pregiudizio, finisce nella guerra e nella violenza per vincere
laltro senza rendersi conto che loro  noi.  questo il lento evolversi nella maturit:
ladolescente che impara a occupare il proprio posto; secondo le parole del maestro zen Norman
Fischer,  lentrare nel tempo, con crescente consapevolezza, in una relazione sicura con se stesso e con
gli altri, sempre pi profonda e sempre mutevole.
I ragazzi ricevono un sostegno essenziale anche da una relazione amorevole e arricchente con la
loro madre. Se vengono tenuti nellaura dellamore di una madre, senza essere controllati e senza
doversi preoccupare dei suoi bisogni
emotivi, si crea il fondamento di sicurezza interna e di radicamento emotivo necessario per le
separazioni e le avventure nel mondo che il ragazzo dovr affrontare quando cresce. Ma fin dal primo
momento hanno bisogno anche del padre, come le ragazze. E i padri hanno bisogno dei loro figli. Se
non siamo presenti in momenti fondamentali della vita dei nostri figli, non potremo conoscerli. Se li
vediamo nascere, se li teniamo costantemente in braccio quando sono piccoli e sogniamo con loro
quando dormono sulla nostra spalla, se camminiamo con loro nel mondo e parliamo con loro di ci che
vedono, se offriamo loro strumenti per lavorare e progetti per impegnare la loro mente e le loro braccia
e ci sediamo con loro sul pavimento a giocare, se guardiamo il sole tramontare e la pioggia cadere, se
scaviamo nel fango e costruiamo castelli di sabbia, gettiamo pietre nellacqua e intagliamo bastoni,
saliamo montagne e ci sediamo vicino alle cascate, andiamo in giro in barca a remi e in canoa,
cantiamo canzoni, li osserviamo dormire e li svegliamo dolcemente...
allora li conosceremo e loro ci conosceranno in modi che favoriranno il loro essere e anche il nostro.
I padri e i figli possono aiutarsi reciprocamente a crescere e a trovare bellezza e significato, nei
momenti gioiosi e, come abbiamo gi detto, anche nei periodi pi bui e laceranti. I nostri ragazzi hanno
bisogno che noi siamo onesti e instancabili nel mantenere limpegno assunto verso di loro. Dobbiamo
per anche lasciarli liberi di trovare la loro strada, seppure attraverso il dolore e la sofferenza, facendo
del nostro meglio perch ci trovino sempre al loro fianco. A volte avranno bisogno di noi per stabilire
dei confini che possano farli stare al sicuro. Altre volte, potremmo noi dover imporre dei limiti solo per
salvaguardare la nostra pace mentale e il nostro benessere di genitori. Non ci sono regole scritte, ma
lamore  fatto anche di questo; anche noi cambiamo e impariamo lezioni difficili, proprio come accade ai nostri ragazzi.
Per noi pap,  a questo punto che la consapevolezza diventa preziosissima.
Perch come poi andranno le cose dipende da quanto vogliamo davvero avere pi familiarit
con ci che non ci piace e imparare che, volenti o nolenti, alle volte proprio ci che meno ci aggrada 
tutto quello con cui siamo costretti ad avere a che fare. Possiamo cercare di mantenerci aperti alla
possibilit che ci che non si vuole  maneggiabile, se siamo disposti ad affrontare un certo tipo di
lavoro interiore. Per esempio, la consapevolezza ci pu permettere di capire quanto, in un dato
momento, ci siamo fissati su certe cose, trincerandoci
dietro il nostro punto di vista; quanto ormai ci siamo convinti dellidea di essere nel giusto,
quando in realt potrebbe non essere cos; e ci permette di accorgerci di cose che forse prima eravamo
incapaci di vedere. Avere consapevolezza pu rivelare quanto talvolta sia facile rinnegare cuore e buon
senso quando reagiamo per paura o rabbia, nei momenti in cui ci sentiamo frustrati o contrastati da
qualsiasi situazione che non ci piaccia o che non sentiamo tollerabile. Quando succede, abbiamo
lopportunit di fermarci e riconoscere la nostra ostinazione a rimanere fissi sullopinione che gi ci
siamo formati in testa in merito a ci che sta succedendo. Facciamo lo sforzo di tenere presente che
potrebbe non essere quella la verit, anche se ne siamo cos convinti. Ricordiamoci che se ci liberiamo
da vedute troppo ristrette e da taciti assunti, di cui in gran parte non siamo nemmeno coscienti, anche se
non dovrebbe essere cos, possiamo essere presenti, relazionarci e agire in maniera molto pi saggia. La
maggior parte delle nostre reazioni deriva dalla mente pensante, che il pi delle volte  fuorviata da
qualche segno, lascito del nostro passato, o dalla paura del futuro. Reagire senza pensare pu farci
perdere contatto con ci che potrebbe essere necessario nel momento presente, soprattutto nelle
situazioni pi difficili e snervanti, proprio quando pi avremmo bisogno di essere in contatto e
rispondere, piuttosto che reagire.
Man mano che i ragazzi crescono, troveranno altri ragazzi che condividono le loro passioni e
con cui stringeranno amicizie, alcune delle quali diverranno i legami profondi di una vita. Musica e
tamburi, scorribande nei boschi e nei campi, vita di citt, sport, letteratura e arti, tutto chiama,
attraverso periodi bui e periodi chiari, offrendo mondi di significato e di valore, fungendo da specchio
in cui i ragazzi e gli uomini possono vedersi e continuare a crescere, vivendo pienamente i loro
momenti e divenendo pienamente adulti, partecipando ai misteri del generare e delle generazioni, per
trovare la loro strada e il loro posto nel mondo.
Crescere in un mondo che cambia cos rapidamente, cercandoci un posto autentico per s, non 
un processo lineare, pu essere confuso e spaventoso, pericoloso perfino. In fin dei conti, giungere alla
maturit  unodissea.
Quando i ragazzi si relazionano con dolcezza e accettazione con i loro padri e gli altri uomini,
risuoneranno con loro, anche se non se ne accorgeranno in quel momento. Ma ci li aiuter a scoprire
modi attraverso cui trovare o costruirsi il proprio posto al mondo. Pu volerci poco o molto tempo, non
importa. Pi familiarit e sicurezza nostro figlio avr con il funzionamento
della sua mente e del suo corpo, con i suoi pensieri e le sue emozioni, con i propri desideri e le
proprie aspirazioni, e maggiormente imparer a fidarsi di quella capacit di consapevolezza che  gi
dentro di lui. Anzi di pi, potr vivere con una comprensione ampia e sempre crescente di chi  e non
avere preclusioni davanti alla vasta gamma di possibilit e realt davanti a s.
Quando avevano [i suoi ragazzi, Kai e Gen] quattro e cinque anni andammo a piedi a Bald
Mountain e potevamo guardare indietro e vedere casa nostra.
Quando avevano sette e otto anni andammo sul Grouse Ridge e vedevamo la Bald Mountain da cui si vedeva casa nostra. Qualche anno dopo siamo saliti sulla Sierra Alta e siamo arrivati a 2400 metri sulla English Mountain da cui si vedeva il Grouse Ridge. E poi andammo al Castle Peak, che  la cima pi alta in quella catena alta quasi 3000 metri, e salimmo fino a vedere la English Mountain. Poi andammo a nord e salimmo sul Sierra Buttes e Mount Lassen (Mount Lassen  il posto pi lontano in
cui siamo stati finora). Dal Mount Lassen, si possono vedere il Castle Peak, lEnglish Peak, il Grouse Ridge, la Bald Mountain e casa nostra.
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 cos che si dovrebbe imparare il mondo.  unintensa geografia che non viene pi eliminata dal tuo corpo.
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GARY SNYDER.
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Hockey sullo stagno.
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Quando per un giorno o due la temperatura sale e poi gela di nuovo senza una bufera di neve,
gli stagni del New England permettono di giocare bene a hockey. In occasioni come queste mio figlio e
io (jkz) indossavamo strati di abiti pesanti, prendevamo bastoni, piattelli e pattini, e ci dirigevamo allo
stagno ai piedi della collina, dove con le mani congelate infilavamo i pattini litigando con le lunghe
stringhe finch non erano abbastanza strette; percorrevamo camminando a fatica gli ultimi metri di
neve fino a raggiungere una nuova libert sul ghiaccio.
Pattinavamo un po, ispezionando il ghiaccio sullo stagno, e riabituandoci a stare sui pattini. Poi
sceglievamo con cura un posto e segnavamo la porta sistemando due stivali a qualche metro di distanza.
Giocavamo uno contro uno: a turno uno di noi due difendeva la porta, mentre laltro cercava di
segnare con il disco. Il difensore poteva uscire molto dalla porta per cercare di portare via il disco
allavversario, quindi si faceva un gran pattinare veloci sullo stagno, colpire con i bastoni, correre per
arrivare al piattello per primi. Si facevano finte e molti tiri, rincorse e scontri mentre ci muovevamo
con rapidit divertendoci e facendoci un mucchio di risate. E naturalmente segnavamo molti punti,
provando la pura gioia di vedere il piattello che superava il difensore e passava attraverso i pali, talvolta
anche con traiettorie altamente improbabili che ci facevano ridere.
Giocando, generavamo calore. Per quanto fredda fosse la giornata, per quanto pungente il
vento, dopo un po ci toglievamo i berretti e i guanti, poi le giacche e i maglioni. A volte rimanevamo
addirittura in maniche di camicia.
Fintanto che continuavamo a pattinare stavamo caldi. Giocavamo per ore. Ogni volta era la
migliore. Il momento migliore era proprio quello, senza pensieri, rapiti nella gioia di condividere quella
che sempre sembrava unenergia particolarmente maschile nellinseguirci ripetutamente, nellarrivare
con il piattello, nel rincorrerci, nellintercettare i tiri e nel difendere la porta.
A volte giocavamo di notte alla luce arancione di un unico lampione alto
piantato dalla municipalit, e riuscivamo a mala pena a vedere il piattello. Ma la maggior parte
delle volte giocavamo nel pomeriggio fino a che il sole invernale non tramontava. A tratti dovevamo
fermarci a riprendere fiato.
Sdraiati sulle giacche nella neve ai bordi dello stagno, osservavamo le nuvole contro il blu
intenso del cielo, o le strisce di rosa e oro che cominciavano ad apparire a occidente, il respiro visibile
nellaria sopra di noi, ci beavamo del silenzio e della perfezione.
Vorrei poter dire che abbiamo fatto questa cosa tutti i fine settimana per anni e anni, ma non 
cos e quei giorni adesso sembrano lontani. E vorrei poter dire che le mie figlie e io provavamo le
stesse sensazioni quando giocavamo a hockey sullo stagno, cosa che facemmo in qualche occasione.
Ma le ragazze erano attirate da altre cose. Amavano pattinare e lo facevano meglio di noi, ma non
avevano molto interesse per il gioco di bastoni, piattello, goal e inseguimenti.
La maggior parte del tempo lo stagno era coperto da neve o ghiaccio duro ed era impraticabile.
Alcuni inverni non era sufficientemente ghiacciato. E
avevamo anche altre cose che ci attiravano e altre occasioni per stare insieme.
Ma niente era mai meglio che giocare a hockey sullo stagno dinverno.
Campeggio in mezzo alla natura
Talvolta, quando i nostri figli erano piccoli, abbiamo cercato di passare del tempo con loro
individualmente, un genitore con un figlio, invece che fare sempre tutto con lintera famiglia. Loro, di
tanto in tanto, hanno bisogno di una dose di attenzione completa da parte di un solo genitore e di fare
cose speciali che sono di loro unica competenza, senza dover gareggiare con i fratelli o con laltro
genitore. Queste uscite sono avventure speciali, sia che durino qualche ora o qualche giorno, sia allaria
aperta che in citt, sia da soli o in qualche occasione speciale con altre persone. Offrono nuove
opportunit di vicinanza e di vedersi sotto una nuova luce.
Una delle cose che mi (jkz)  sempre piaciuto molto fare era portare i miei figli in campeggio
nella natura. Per un giorno o due potevamo avere delle esperienze che davano nuova forma alla nostra
relazione e ricordi che durano per tutta la vita. Non c nulla come stare nella natura per qualche giorno
per ricordarci che cosa conta e per ritornare alle cose essenziali della vita.
Quando aveva nove anni portai una delle mie figlie al Wild River nelle White Mountains.
Parcheggiammo la macchina allinizio di un sentiero e proseguimmo a piedi lungo il fiume per circa
nove chilometri. Cominci subito ad avere nostalgia della mamma e il caldo soffocante di certo non
rendeva il nostro percorso pi facile. A un certo punto, in risposta alla sua infelicit, le proposi di
metterci il costume e di fare un bagno nel fiume per darci una rinfrescata. Le piacque molto bagnarsi
nel fiume freddo, ma continu a piangere quando riprendemmo il cammino. Portavo oltre al mio anche
il suo zaino. Alternava al desiderio di tornare a casa quello di restare dove eravamo, non sapeva che
cosa voleva... si sentiva malissimo e basta.
A un certo punto magico, ci imbattemmo in un gregge di lama dallaltra parte della strada. La
cosa diede un tocco esotico alla nostra avventura, anche se per poco.
Era la solita storia. Dovevamo continuare a camminare per raggiungere il
posto in cui io avevo deciso di piantare la tenda prima che il sole calasse dietro le montagne.
Ovviamente lei non lo capiva e non vedeva come mai un posto non valesse laltro. Ma io avevo in
mente un posto speciale, una grande spianata perfetta per montare la tenda, vicino a una piccola
cascata, che sapevo le sarebbe piaciuta moltissimo.
Continuando a sentire la mancanza di sua madre e infelice, prosegu, mentre io cercavo di
mantenere la mia compostezza, lottando contro il mio senso di inadeguatezza, temendo che tutto
sarebbe andato storto, sentendomi un fallito perch non ero in grado di placare le sue paure e di farla felice.
Alla fine arrivammo al posto che avevo in mente, un posto in cui ero stato con suo fratello
parecchi anni prima in una delle nostre avventure che ci aveva condotto fino al South Baldface e gi
nella valle. Le ombre erano gi lunghe.
Non appena arrivammo, il suo umore cambi. Le piacque montare il campo, erigere la tenda,
preparare i sacchi a pelo, accendere il fuoco e cucinare la cena. La cascatella ci fece compagnia con la
sua canzone mentre lavoravamo, cucinavamo e mangiavamo seduti su due ceppi accanto al fuoco. Il
cielo era pieno di stelle come non se ne vedono mai in citt, la loro luce tremula filtrava sopra di noi
attraverso le cime degli alberi che circondavano la nostra piccola radura.
Ci infilammo presto nel sacco a pelo e ci addormentammo al canto del fiume. Lei si
addorment per prima. Io rimasi sdraiato sulla schiena a fissare il cielo, respirando con tutto il corpo,
cos felice di essere con mia figlia, ad ascoltare il suo respiro, a sentire la gioia di quella avventura insieme.
Ci svegliammo nella luce azzurra del mattino, mentre le montagne si tingevano doro. Ci
scaldammo, facemmo colazione e ci sedemmo accanto al fuoco, facendo programmi per la giornata. La
mia idea era di salire in cima alla cresta, ma non era affatto ci che aveva in mente lei. Lei voleva stare
tranquilla. Non aveva alcun interesse a salire da nessuna parte, vista o non vista. Non voleva
camminare, salire, n arrampicarsi e soprattutto non con uno zaino. Adesso aveva trovato la sua casa.
Perci rimanemmo fermi, e io accantonai le mie aspettative e i miei desideri, rendendomi conto che lei
doveva scegliere ci che voleva.
Esplorammo il fiume e, quando divenne pi caldo e il sole scese nella valle, ci entrammo. A
mezzogiorno eravamo seduti su unalta roccia con il fiume che scorreva attorno a noi, ribollendo e
mugghiando. L le lessi Ronia, la figlia del brigante, la meravigliosa storia di Astrid Lindgren di una ragazza
forte dei tempi passati che viveva nella foresta con il suo giovane amico Birk tentando di venire
a capo della pazzia delle loro famiglie in conflitto. Era bello stare nei boschi insieme, da soli, lontani
dalla civilt. Potevamo essere felici con molto poco: sole, acqua, boschi, noi due, quel momento.
Il softball che squarcia il grigiore La domenica di un weekend di tre giorni: linizio di una
settimana di vacanze scolastiche. Negli ultimi tempi sono (jkz) stato via cos spesso che quando sono a
casa mi sento un estraneo. Durante la mia assenza, Myla e le ragazze sviluppano i loro ritmi. Per
ricollegarmi talvolta faccio domande cretine tipo:
Di che cosa state parlando? quando loro chiacchierano insieme.
A loro non piace. Sembra uninvasione. Sono sulla soglia della stanza di mia figlia mentre Myla
sta parlando con lei. Sto cercando vicinanza, ma mi sento lontano da loro, come se aspettassi che
succeda qualcosa, pieno di aspettative inespresse. In quei momenti mi sento un estraneo in casa mia.
In simili casi tento di essere presente senza imporre me stesso e i miei bisogni. Non  facile. In
realt  una specie di lotta. Solo essere presente, fare ci che devo, ma non soccombere al risentimento
o alla tentazione di isolarmi ulteriormente lasciando presto la tavola della colazione, o lavorando o
stando al telefono,  la mia sfida. Se faccio queste cose, ho la sensazione di essere ancora in viaggio.
Fondamentalmente via, anche se il mio corpo  presente.
La mattina era grigia di nuvoloni bassi, una giornata fredda di met aprile.
Avevo il problema di comunicare con una famiglia distante e il bisogno di rimettermi in pari
con il lavoro. Ma, invece di isolarmi nel mio studio, andavo e venivo dalla cucina, chiarendo che cero
e non cedevo allimpulso di prendere in mano il giornale.
Cercare di portare mia figlia fuori casa non  facile, ma oggi ci provo di nuovo, nel tardo
pomeriggio. Alla sua et di solito rifiuta qualsiasi cosa le propongo. Ma il suo allenatore di softball
aveva chiamato qualche giorno prima e le aveva detto che doveva esercitarsi a fare delle prese per
prepararsi al primo allenamento della squadra. Dopo cena accetta di giocare in cortile con me.
Usciamo. Il sole sta tramontando dietro le nuvole che hanno mantenuto la giornata grigia, consona al
mio umore. Adesso la luce bassa della sera inonda il cortile facendo scintillare tutto.
Cominciamo lanciandoci la palla avanti e indietro. Allinizio non riesco a trovare un guanto
sinistro per lei che si mette a lanciare con la destra sostenendo di essere ambidestra. E lo .  in grado
di tirare con precisione con il braccio destro e prendere benissimo con la mano sinistra. Giochiamo con
intensit, la palla vola avanti e indietro. Le lancio la palla prima da un lato e poi dallaltro, cos lei deve
prendere al rovescio un buon numero di tiri.
Poi ci allarghiamo e proviamo delle volate e dei tiri bassi, alternandoli.
Lei prende circa il novanta per cento di tutto quello che le tiro, e questo dopo un anno che non
gioca. Siamo in sincronia. Sento la sua gioia, la sua consapevolezza della propria grazia e padronanza.
 brava, dotata. Ma so che dovrebbe usare il guanto sinistro che deve essere da qualche parte.
Facciamo una pausa e io vado a cercarlo nellunico posto in cui non avevo guardato e lo trovo.
Per un attimo, mentre si abitua al nuovo guanto e alla posizione opposta, la sua presa  meno
sicura. Ma il suo lancio, sicuro con il braccio destro,  tre volte pi potente e preciso con il sinistro.
Avanti e indietro, avanti e indietro, alto e basso, rovesciate. Non lo facevo pi da secoli. Rapidamente
rivisito antichi ritmi della mia infanzia. Il modello non  svanito del tutto in quarantanni. Mi sorprende
che la maggior parte delle volte il guanto sappia dove va a finire la palla.
Lei si sta scaldando. Le sue guance si arrossano. Sta bene al freddo senza giacca. Si sta
scaldando anche nei miei confronti. Lo sento. Finalmente, finalmente, stiamo facendo qualcosa insieme
allaperto che richiede un certo sforzo fisico, qualcosa che piace a entrambi e che facciamo facilmente.
Aspettavo da mesi un momento simile. Lho invitata a fare un giro in bici con me, No. Con i
roller, No. A fare una passeggiata, Sei pazzo? A fare un giro in macchina e sederci vicino a uno
stagno, Assolutamente no. Eppure adesso sta accadendo e sento che gli effetti della mia lontananza scompaiono.
Adesso siamo veramente insieme a fare qualcosa di raro per noi e che potremo ripetere per tutta
la primavera, se lei vuole. Adesso che c lora legale, possiamo giocare quando io rientro dal lavoro.
Stiamo anche riscoprendo che  ancora possibile divertirci insieme.
Avverto la sua forza mentre la palla va avanti e indietro e la vedo sperimentare la propria forza
nel modo pi naturale. Mi sto godendo immensamente questo gioco e sento che  cos anche per lei. E
la gioia  maggiore perch riporta insieme padre e figlia. Viviamo cos distanti, in mondi
cos diversi, che possiamo diventare estranei luno per laltra. Per c un modo, almeno in
questo momento, in cui ci viene mostrato che siamo ancora profondamente legati e possiamo divertirci
a fare qualcosa insieme. Mentre lanciamo la palla avanti e indietro ascoltando il tonfo sui guanti e il
crac quando mi passa sopra la testa e finisce contro la staccionata di legno, mi sembra che lo stiamo
facendo da sempre. Il tempo vola.
Sto attento a non interrompere o fermare questi momenti. So che non dureranno. La luce sta
calando. Lei aspetta una telefonata da unamica per sapere quando la madre verr a prenderla per
andare a dormire da lei. La telefonata arriva. Deve prepararsi. Ma ci siamo incontrati di nuovo, lei e io,
e questo conta molto per tutti e due.
Dopo, ci sediamo in attesa che suoni il campanello della porta. Siamo soli in casa. Dun tratto,
lei si offre (questo non succede mai e stento a credere che stia accadendo adesso) di raccontarmi come
ha disegnato il suo autoritratto in dimensioni pi grandi del normale durante la lezione di arte. Mi
spiega che lesercizio era di farlo senza mai sollevare la matita dal foglio, guardando lo specchio e solo
raramente il disegno. Avrei potuto farle un centinaio di domande senza mai riuscire a farla parlare di
questa cosa. Non risponde mai a domande curiose. Ma risponde alla presenza. Mi rendo conto che 
compito mio sapere questa cosa ed essere accessibile anche quando sembra che tra noi vi siano anni
luce di distanza.
...
.
...
Le ragazze.
...
.
...
Quando le nostre figlie erano piccole, provavo (mkz) grande piacere per la variet di qualit che
emergevano in loro in occasioni diverse. Mostravano entusiasmo e delizia nelle pi semplici attivit:
raccogliere fragole e controllare attentamente ogni frutto prima di metterlo nel cestino; vestirsi con miei
vecchi abiti e resti di vestiti per trasformarsi in regine e principesse; fingere di essere dei piccoli delfini
che nuotavano attorno a me nelloceano.
Quando vedevano allinterno delle cose e condividevano con me unintuizione profonda o mi
mostravano gentilezza e compassione in qualche modo, mi deliziavo in quei meravigliosi e caldi aspetti
del loro essere. Cerano anche occasioni in cui erano fiere, rabbiose e completamente inamovibili.
Anche se mi sentivo sconfitta dalla loro indomita volont, mi ritrovavo a rallegrarmi della loro forza,
del loro potere e della loro testardaggine.
In quegli anni, sia la scuola che la casa erano essenzialmente dei porti sicuri rispetto alla cultura
dominante. Il loro mondo era semplice, con poche pressioni, aspettative o distrazioni esterne.
Crescendo, naturalmente, le cose sono cambiate. Lentamente sono diventata sempre pi consapevole
dei numerosi messaggi che ricevevano dalla cultura dominante: messaggi onnipresenti e limitanti, che
riponevano su di loro ogni tipo di aspettativa e pressione solo perch erano ragazze.
Dovunque le ragazze si voltino, a ogni cassa di supermercato, nei giornali, sulle riviste, alla tv,
nei film, si trovano di fronte immagini di donne che possono influenzare profondamente la loro visione
di se stesse. Queste immagini suggeriscono pi o meno sottilmente che le donne hanno potere
soprattutto come oggetti sessuali. Questo messaggio  terribilmente limitante e dannoso per le ragazze,
in particolare quando si avvicinano alladolescenza.
Immagini di questo tipo vengono usate per vendere ogni genere di prodotto.
Non solo lattenzione  costantemente puntata sullacquisto e sul consumo, ma intere industrie
si impegnano per convincere le donne e le ragazze che devono
rendere i loro corpi pi belli e pi perfetti. Eppure la maggior parte delle immagini riflette
corpi che pochissime donne hanno naturalmente, o hanno solo per breve tempo. Questo aspetto
ideale, trasmesso dal mondo della pubblicit, pu alimentare nelle ragazze una forte insoddisfazione
per il proprio corpo, i capelli, gli abiti, la pelle, quasi ogni aspetto del loro essere fisico.
Allapparire viene accordata unimportanza suprema. Come risultato molte ragazze passano una
quantit spropositata di tempo e di energie a preoccuparsi del proprio aspetto. Questo spesso avviene a
spese della possibilit di onorare e sviluppare il loro valore e la loro forza fisica, la loro creativit e il
loro intimo. Di fronte a questo fuoco di sbarramento onnipresente, allettante e seducente dei mass
media, i genitori si trovano in costante lotta per fornire alle figlie una visione autentica, rassicurante ed
equilibrata dellessere una ragazza o una giovane donna. Per quanto difficile sia, vi sono alcune cose
che possiamo fare.
Si pu cominciare acquisendo consapevolezza sullinfluenza onnipresente di questa industria, in
modo che non venga sottovalutata o data per scontata come parte inevitabile del paesaggio culturale. La
consapevolezza  un primo passo. Una volta che cominciamo a prestare attenzione alle influenze
potenzialmente negative sulle nostre ragazze, vediamo gli effetti che hanno sullimmagine, la stima di
s, i loro interessi e obiettivi. Invece di continuare solo a cercare di riparare i danni gi fatti, possiamo
provare a prevenirli e, quando sono piccole, cercare di limitare il pi possibile la loro esposizione al
consumo. Una volta che sono cresciute, possiamo anche discutere sempre pi con loro ci che
vediamo, in maniera non oppressiva, in modo che loro possano capire che cosa c dietro queste
immagini di donne. Le ragazze iniziano cos a essere consapevoli dei messaggi impliciti e dei
meccanismi con cui il desiderio di comprare viene alimentato nella mente di spettatori, lettori e
consumatori.
Una ragazza che cresce immersa in vari media si saturer di molte pi immagini di donne
povere e sminuenti rispetto a una ragazza la cui esposizione ai mass media  molto pi limitata.
Limitare lesposizione presenta lulteriore beneficio di creare spazio e tempo libero per esperienze di
vita vera, che allargheranno la visione di se stessa come persona intera, con preziosi punti di forza e
competenze, e molte qualit uniche. Le ragazze spesso fanno questa esperienza nello sport o
impegnandosi in attivit o progetti, siano essi artistici,
intellettuali o orientati alla comunit, che mettono alla prova e sviluppano il loro potenziale creativo.
Se cerchiamo di creare una sorta di santuario riparato dalla cultura e incoraggiamo una
consapevolezza sul potere dei mass media, necessariamente dovremo bilanciare le nostre restrizioni e
perfino lespressione delle nostre opinioni, altrimenti finiremo per creare un abisso tra noi e i nostri
figli. Dopo tutto essi sono attratti non solo dallandamento superficiale di questo mondo della
pubblicit, della tv, dei film, dei video musicali, ma anche dalla sua creativit artistica e
imprenditoriale.
Questa  una delle ragioni per le quali essere genitori consapevoli  cos difficile. Come genitori
dobbiamo continuamente affrontare le nostre paure, i nostri limiti, i nostri sentimenti di impotenza, per
cercare di capire e relazionarci con queste forze culturali. La linea sottile sulla quale cerchiamo di
camminare nella nostra famiglia  di proteggere e limitare, pur restando aperti e flessibili. Man mano
che le ragazze crescono, questo comporta un maggior numero di negoziazioni e compromessi e, in
ultima analisi, di incoraggiamento perch facciano le loro scelte riflettendo.
I figli desiderano moltissimo sentirsi normali in ci che fanno e vedono e si paragonano,
abbastanza naturalmente, a ci che i loro amici possono fare, vedere e a come si comportano. Quello
che nella nostra societ viene considerato normale  spesso violento e crudele e la maggior parte
delle volte svalutante per le donne.  cos onnipresente che ci facciamo labitudine e quasi non lo
vediamo. Di fronte a questo diluvio di immagini  molte delle quali collegano continuamente il sesso
alla violenza, rendono le ragazze degli oggetti e ignorano virtualmente o rendono invisibili le donne
che non si adeguano allideale classico femminino con la pelle chiara, vulnerabile e con un corpo
sottile  la rabbia sarebbe una risposta adeguata. Ma naturalmente non sta bene che le donne si
arrabbino. Quando lo facciamo veniamo etichettate con ogni sorta di epiteti spiacevoli e degradanti. Ci
dicono: Che cosa c che non va in te? o Perch prendi le cose cos sul serio? o Dov finito il
tuo senso dellumorismo? o Hai le tue cose?
In quanto genitori di figlie femmine, dobbiamo continuamente lottare contro questa ristretta
visione delle donne. Quando accettiamo silenziosamente lopinione dominante, essenzialmente
concordiamo colpevolmente con la svalutazione delle donne da parte della nostra societ. Come madri,
dobbiamo incarnare per loro unalternativa, un modo diverso di essere, un modo
differente di considerare la cultura nella quale vivono. Le nostre figlie hanno veramente bisogno
di noi come alleate in una societ in cui i loro particolari interessi e il loro modo di vedere le cose
potrebbero non essere riconosciuti o apprezzati, e forse addirittura sviliti.
Anche le figlie hanno bisogno di avere degli alleati nei padri. Hanno bisogno che loro incarnino
una pi rispettosa concezione della donna e di sentirsi da loro apprezzate per ci che sono, pi che per
il proprio aspetto.
Mentre le figlie sperimentano tutte le diverse e talvolta difficili trasformazioni fisiche ed
emotive dalla preadolescenza fino ai ventanni, i padri devono essere particolarmente consapevoli dei
loro modi inconsci e abituali di relazionarsi alle donne. Questi modelli di comportamento possono
manifestarsi anche nel legame con le loro figlie e assumere diverse forme.
Come lessere irrispettosi o seducenti, o anteporre sempre le proprie esigenze a quelle delle
figlie. Il bisogno di un padre di essere amato e adorato dalla propria figlia pu impedirgli di vedere ci
di cui lei ha veramente bisogno da lui. Inevitabilmente, affiorerannno dei comportamenti stereotipati e,
quando succeder, averne coscienza d ai padri una possibilit di agire in modi meno automatici,
noncuranti e offensivi.  un altro processo: notare questi impulsi abituali, quando insorgono, e
rimodulare le risposte.
Come genitori, pu esserci daiuto esaminare come con le nostre aspettative possiamo
inconsciamente limitare le espressioni e lautonomia delle nostre ragazze. Possiamo chiederci se non ci
aspettiamo forse che agiscano sempre in un certo modo, per esempio, che siano carine, riflessive,
sensibili, gentili e tranquille. Ci aspettiamo che sorridano molto? Prendiamo in considerazione il loro
temperamento e siamo aperti ai loro cambiamenti? Una figlia fiduciosa e timida  diventata
unadolescente fiera, energica, estroversa e ciarliera?
Permettiamo alle nostre figlie di essere arrabbiate, di fare chiasso, di dare fastidio cos come
non ci parrebbe strano se lo facessero i nostri maschi?
Consentiamo loro di coltivare i loro interessi, siano essi la meccanica quantistica, lingegneria, i
vestiti o le stelle del cinema? Le aiutiamo a trovare modi per esprimere le loro abilit uniche, la loro
creativit e la loro forza?
Le risposte a queste domande e ad altre simili possono variare da un giorno allaltro o anche da
un momento allaltro. Ma porsele  parte essenziale del nostro compito di genitori.
Grande importanza ha poi renderci conto delle aspettative di altre persone sulle nostre figlie. Se
noi o le nostre figlie ci accorgiamo di messaggi
inadeguati, limitanti o degradanti da parte di una figura di autorit o da parte dei loro coetanei
(compresi le molestie e gli stereotipi sessuali), possiamo aiutarle a identificare e a dare un nome al
comportamento importuno e sostenerle nelle loro sensazioni. Facendo questo invece di minimizzare il
problema o negare la validit delle loro sensazioni, comunichiamo loro che siamo alleati e che quando
vengono trattate ingiustamente o sottilmente degradate sentirsi arrabbiate o ferite non solo  normale,
ma  anche una reazione sana.
Una tendenza preoccupante tra i maschi adolescenti di oggi, come abbiamo notato nel capitolo
Ragazzi,  che sembrano sempre pi nutrire aspettative sulle ragazze oggettivandole e svilendole.
Questa tendenza  guidata dallonnipresenza delle immagini e dei video del Web sessualizzati e
violenti, amplificata dai social media e dalla cultura dei loro compagni. A loro volta, le adolescenti
sembrano avvertire di dover soddisfare quelle aspettative  anche quando rischiano di essere offensive
o traumatiche per loro  in parte perch queste malsane dinamiche di potere diventano la norma.
Sfortunatamente, alle ragazze passa il messaggio che, se si rifiutano,  un loro problema e che c
qualcosa di sbagliato in loro. La nostra sfida di genitori  fare del nostro meglio per essere consapevoli
di queste dinamiche e di cosa sta accadendo nella sfera sociale dei nostri figli, e supportare le nostre
figlie nel riconoscere i comportamenti inaccettabili da parte degli altri, aiutandole a imparare a
difendersi e a segnare i confini.
Tenere la bocca chiusa. Voltare la faccia. Retrocedere lungo la navata.
Ridare la sberla al vescovo quando me lha data in occasione della Cresima. Tenere la parola no
in bocca come una moneta doro talvolta apprezzata, talvolta possibile. Insegnare il no alle nostre
figlie. Apprezzare il loro no pi del loro s compiacente. Celebrare il no. Afferrare in pugno la parola
no e rifiutare di arrendersi. Sostenere il ragazzo che dice no alla violenza, la ragazza che non sar
violentata, la donna che dice no, no, non lo far. Amare il no, rallegrarci del no che spesso  la nostra
prima parola.
No, il mezzo per la trasformazione.
LOUISE ERDRICH, The Blue Jays Dance.
...
.
...
Quando una delle mie figlie aveva undici anni, per mesi mi rifer episodi in
cui aveva la sensazione che la sua insegnante fosse irrispettosa verso di lei o verso i suoi
compagni di classe. Ero felice che pensasse di potermi raccontare ci che le accadeva a scuola, e cercai
di supportarla al meglio delle mie capacit. Un giorno mi raccont che a una serata della scuola lei
stava parlando e ridendo vivacemente insieme ai suoi amici quando linsegnante lavvicin, la chiam
per nome e le disse in tono severo: Comportati da signora! Mia figlia mi disse che guard
linsegnante dritta negli occhi e disse: Io mi sto comportando da signora, solo che sono una signora
forte!
Se sperimentano che viene dato valore ai loro sentimenti, lentamente, nel tempo, le ragazze
sono maggiormente in grado di vedere e riconoscere atteggiamenti e comportamenti che le turbano e
possono essere pi efficacemente in contatto con ci che sentono, fidarsi di quelle sensazioni ed
esprimerle in modo efficace. In questo modo, imparano a dare potere a se stesse e a costruire un
repertorio di competenze emotive che saranno fondamentali per il loro ulteriore sviluppo. Queste forze
saranno particolarmente importanti quando vivranno da sole in una societ che pu essere molto
depauperante e sfruttatrice nei riguardi delle donne.
Ero in un negozietto di tappeti orientali con mia figlia di undici anni. Il negoziante era di un
altro paese e si present con un sorriso esagerato sul volto. La cosa mi mise a disagio, ma procedetti
rapidamente alla mia commissione, che era quella di esaminare alcuni tappeti. Quando uscimmo, mia
figlia mi disse che si era sentita veramente a disagio perch, ogni volta che io distoglievo lo sguardo da
lui, lei aveva notato che lui la fissava in modo
strano. Io feci qualche commento sulle differenze culturali. Pi tardi mi resi conto di quanto
fosse stata inadeguata la mia risposta, mi ero concentrata a spiegare e a scusare il comportamento
delluomo, invece di convalidare la sua sensazione di disagio. Quella sera, mentre le davo la
buonanotte, le dissi che avevo ripensato a quello che era successo nel negozio e siccome non volevo
che una cosa simile si ripetesse dovevamo stabilire un segnale perch lei potesse avvisarmi quando si
sentiva a disagio. Le proposi, se fosse capitato di nuovo, di prendermi la mano e stringerla, cos io avrei
capito che non stava bene e che dovevamo andarcene subito. I suoi occhi si illuminarono e
pensandoci sorrise.
Per quanto possa essere difficile e ci si possa sentire inadeguati alle volte, le nostre figlie hanno
bisogno del nostro supporto e del nostro incoraggiamento per rimanere in contatto con ci che di pi
forte e vitale c in loro e non siano obbligate dalla societ  come spesso accade tra i nove e i
quattordici anni  a cedere la loro voce e la loro sovranit. Nel capitolo seguente vi raccontiamo una
storia norvegese di una ragazza che rimane fedele alla propria natura.
Cappuccetto Stracciato: Ci andr come sono
Cerano una volta un re e una regina che non avevano figli e questo addolorava moltissimo la
regina, che si lamentava sempre della mancanza di una famiglia e diceva che il palazzo era triste senza
bambini.
Il re osserv che, se lei desiderava avere intorno dei bambini, avrebbero potuto invitare i figli
dei loro parenti a stare con loro. La regina pens che era una buona idea e presto ebbe due nipotine che
facevano rumore nelle stanze e giocavano nel cortile del palazzo.
Un giorno mentre la regina osservava contenta dalla finestra, vide le sue due nipotine giocare a
palla con unestranea, una bambina vestita di stracci. La regina corse gi per le scale.
Ragazzina, disse la regina in tono severo, questo  il cortile del palazzo.
Non puoi giocare qui!
Le abbiamo chiesto noi di giocare, intervennero le due bambine correndo verso la ragazzina e
prendendola per mano.
Se conosceste i poteri di mia madre, non mi caccereste via, disse la strana ragazzina.
Chi  tua madre? chiese la regina, e quali poteri ha?
La bambina indic una donna che vendeva uova in un mercato fuori dai cancelli del palazzo.
Se lo vuole, mia madre pu dire alle persone come fare ad avere figli quando tutti gli altri tentativi
sono falliti.
Questo risvegli immediatamente linteresse della regina. Disse: Di a tua madre di venire a
palazzo ch vorrei parlarle.
La ragazzina corse al mercato e non pass molto che una donna alta e forte entr nel salotto
della regina.
Vostra figlia dice che voi avete dei poteri e che potreste dirmi come posso avere dei figli miei, disse la regina.
La regina non dovrebbe dar ascolto alle ciance di una bambina, rispose la donna.
Sedetevi, ordin la regina e comand che fossero serviti del cibo e delle
bevande. Poi raccont alla venditrice di uova che voleva dei figli suoi pi di ogni altra cosa al
mondo. La donna fin la sua birra, poi disse che avrebbe tentato un incantesimo che non avrebbe fatto
alcun male.
Stanotte, fate trasportare il vostro letto fuori sullerba. Dopo che si sar fatto buio, fatevi
portare due secchi dacqua. In ognuno di essi dovete lavarvi e dopo versate lacqua sotto il letto.
Quando vi sveglierete la mattina, saranno spuntati due fiori, uno bello e uno raro. Quello bello dovete
mangiarlo, ma quello raro dovete lasciarlo crescere. State attenta, non dimenticatevelo!
La regina segu il consiglio e, la mattina seguente, sotto il letto cerano due fiori. Uno era verde
e dalla forma strana; laltro era rosa e fragrante. Mangi subito il fiore rosa. Era cos dolce che subito
mangi anche laltro, dicendo a se stessa: Non penso che comunque possa fare n bene, n male!
Non molto tempo dopo, la regina si accorse di essere incinta e a suo tempo partor. Per prima
nacque una bambina con un mestolo di legno in mano e a cavallo di una capra. Era una creaturina
strana e nellattimo in cui venne al mondo abbai: Mamma!
Se io sono la tua mamma, disse la regina, che Dio mi faccia la grazia di correggere i miei
peccati!
Oh, non essere dispiaciuta, disse la bambina cavalcando la capra, la prossima che nascer
sar molto pi bella! E cos fu. La seconda gemella nacque bella e dolce, il che rese molto felice la
regina.
Le due gemelle erano diverse che di pi non si poteva, ma crebbero molto attaccate luna
allaltra. Dove cera una cera anche laltra. Ma la gemella pi grande presto ricevette il nomignolo di
Cappuccetto Stracciato perch era forte, aspra e incurante e correva sempre sulla sua capra. Aveva i
vestiti sempre strappati e infangati, il cappuccio a brandelli. Nessuno riusciva a farle mantenere gli abiti
puliti ed eleganti. Insisteva per indossare vestiti vecchi e alla fine la regina cedette e lasci che si
vestisse come le pareva.
Un giorno, la vigilia di Natale, quando le gemelle erano gi abbastanza grandi, nella galleria
fuori dalla stanza della regina si sent un rumore terribile e uno scalpiccio. Cappuccetto Stracciato
chiese che cosa fosse quel rumore nel corridoio. La regina le spieg che era un gruppo di troll che
avevano invaso il palazzo.
La regina raccont che linvasione avveniva ogni sette anni. Non si poteva fare nulla con quelle
malvagie creature: il palazzo doveva ignorare i troll e sopportare quellevento nefasto.
Cappuccetto Stracciato replic: Sciocchezze! Andr io a cacciarli via!
Tutti protestarono: doveva lasciare in pace i troll, erano troppo pericolosi.
Ma Cappuccetto Stracciato insistette, affermando che non aveva paura dei troll. Poteva cacciarli
via e lo avrebbe fatto. Avvert la regina che tutte le porte dovevano rimanere chiuse. Poi usc nella
galleria a dare loro la caccia.
Si dispose con il suo mestolo di legno colpendo i troll sulle spalle e sulla testa, aggirandoli per
cacciarli fuori. Lintero palazzo tremava sotto i colpi e gli strilli finch sembr che la costruzione
cadesse a pezzi.
Proprio in quel momento, la gemella, che era preoccupata per Cappuccetto Stracciato, apr una
porta e mise fuori la testa per vedere come andavano le cose. Pop! Ecco che arriv un troll, le stacc la
testa e al suo posto le mise quella di un vitello. La povera principessa ritorn nella stanza a quattro
zampe e cominci a muggire come un vitello.
Quando Cappuccetto Stracciato ritorn e vide la sorella, si arrabbi moltissimo perch gli
attendenti della regina non avevano fatto buona guardia.
Li rimprover tutti e chiese loro che cosa pensassero della loro sbadataggine adesso che sua
sorella aveva la testa di un vitello.
Vedr se riesco a liberarla dallincantesimo del troll, disse Cappuccetto Stracciato. Ma avr
bisogno di una buona nave in perfette condizioni e ben rifornita di provviste.
A quel punto il re si rese conto che sua figlia Cappuccetto Stracciato era straordinaria malgrado
le sue maniere selvatiche, quindi acconsent alla richiesta, ma disse che le due ragazze dovevano avere
un capitano e un equipaggio. Cappuccetto Stracciato fu irremovibile, non avrebbe accettato n
capitano, n equipaggio. Avrebbe condotto la nave lei stessa. Alla fine le permisero di fare a modo suo
e Cappuccetto Stracciato salp con la sorella.
Con un buon vento in poppa, si diresse alla terra dei troll e attracc nel porto. Disse alla sorella
di rimanere immobile a bordo della nave, mentre lei cavalc direttamente la sua capra fino alla casa dei
troll. Attraverso una finestra aperta vide la testa della sorella sul muro. In un baleno fece saltare la
capra dentro la finestra, afferr la testa e scapp via, inseguita dai troll che le si raccolsero attorno come
api arrabbiate, gridando, ma la capra grugn e li punt con le corna e Cappuccetto Stracciato li colp
con il mestolo di legno magico finch si arresero e la lasciarono andare.
Quando Cappuccetto Stracciato arriv sana e salva sulla nave, stacc la testa del vitello e rimise
la bella testa della sorella al suo posto. Sua sorella
adesso era di nuovo umana.
Facciamo vela e andiamo a vedere un po di mondo, propose Cappuccetto Stracciato. La
sorella fu daccordo, quindi salparono lungo la costa, fermandosi qua e l finch raggiunsero un regno
lontano.
Cappuccetto Stracciato leg la nave allancora. Quando gli abitanti del castello videro la strana
vela, inviarono dei messaggeri per scoprire chi ci fosse sulla nave e da dove venisse. I messaggeri
furono sorpresi di non trovare nessuno a bordo tranne Cappuccetto Stracciato che cavalcava la sua
capra sul ponte.
Quando le chiesero se non ci fosse nessun altro a bordo, Cappuccetto Stracciato rispose che con
lei cera sua sorella. I messaggeri chiesero di vederla, ma lei disse di no. Allora le chiesero se le due
sorelle erano disposte a recarsi al castello dal re e dai suoi due figli.
No, rispose Cappuccetto Stracciato. Che vengano loro alla nave se desiderano vederci. E
cominci a galoppare sulla sua capra finch il ponte rimbomb.
Il giorno dopo, incuriosito, il maggiore dei principi si precipit alla spiaggia. Quando vide la
gemella pi giovane e pi bella, si innamor subito di lei e le chiese di sposarlo.
No davvero, ribatt lei. Non lascer mia sorella Cappuccetto Stracciato.
Non mi sposer finch non si sposer lei.
Il principe se ne torn triste al castello, perch secondo lui nessuno sarebbe stato disposto a
sposare la strana creatura che cavalcava una capra e sembrava una stracciona. Ma bisognava dare
ospitalit ai forestieri, quindi le due sorelle furono invitate a una festa al castello e il principe supplic
il fratello minore di scortare Cappuccetto Stracciato.
La gemella pi giovane si spazzol i capelli e per loccasione si mise labito pi bello; ma
Cappuccetto Stracciato rifiut di cambiarsi.
Potresti indossare uno dei miei abiti, le disse la sorella, invece di quel manto tutto strappato
e di quelle vecchie scarpe. Cappuccetto Stracciato si limit a ridere.
Potresti toglierti quel cappuccio stracciato e le strisce di sporco dal volto, disse la sorella
rattristata, perch voleva che la sua amata Cappuccetto Stracciato apparisse nel suo aspetto migliore.
No, ribad Cappuccetto Stracciato, ci andr come sono.
Tutti gli abitanti della citt si voltarono a vedere le due forestiere cavalcare
fino al castello, ed era un bel corteo! In testa venivano il principe e la sorella di Cappuccetto
Stracciato su bei cavalli bianchi coperti di drappi dorati. Poi veniva il fratello del principe su uno
splendido destriero con i finimenti dargento, e dietro di lui Cappuccetto Stracciato sulla sua capra.
Non siete un gran conversatore, osserv Cappuccetto Stracciato. Non avete niente da dire?
Che cosa c da dire? replic lui. Cavalcarono in silenzio finch lui alla fine esplose: Perch
cavalcate su una capra invece che su un cavallo?
Dato che me lavete chiesto, posso montare un cavallo se scelgo di farlo.
E dimprovviso la capra si mut in uno splendido stallone.
Gli occhi del giovane si spalancarono per la sorpresa, e la guardarono con grande interesse.
Perch nascondete la testa sotto quel cappuccio stracciato? domand.
 un cappuccio stracciato? Posso cambiarlo se scelgo di farlo, rispose.
Ed ecco comparire sui lunghi capelli neri un cerchietto doro con minuscole perle.
Che ragazza insolita siete mai! esclam lui. Ma quel mestolo di legno perch lo portate?
 un mestolo? e nella sua mano il mestolo si trasform in un bastone di sorbo rosso dalla
punta doro.
Vedo! disse il principe. Sorrise canticchiando un motivetto mentre proseguivano.
Alla fine Cappuccetto Stracciato disse: Non avete intenzione di chiedermi come mai indosso
questi abiti laceri?
No, disse il principe.  chiaro che li indossate perch cos avete scelto e quando desidererete
cambiarli lo farete. A quel punto, il mantello strappato di Cappuccetto Stracciato scomparve lasciando
il posto a un mantello e a una gonna di velluto verde. Ma il principe si limit a sorridere e disse:
Questo colore vi dona molto.
Quando furono in vista del castello, Cappuccetto Stracciato gli disse: E
non mi chiedete di vedere il mio volto sotto le strisce di sporco?
Anche quello sar come voi vorrete.
Mentre attraversavano i cancelli del castello, Cappuccetto Stracciato si tocc il volto con il
bastone di sorbo rosso e le strisce di sudiciume scomparvero. Ma se il suo volto fosse bello o comune
non lo sapremo mai, perch non importava nulla, n al principe, n a Cappuccetto Stracciato.
Questo, per, ve lo posso dire: la festa al castello fu bellissima, con giochi e canti e danze che
durarono molti giorni.
Alla radice dellenergia vitale di Cappuccetto Stracciato e di tutto ci che, in apparenza cos
strano, perfino repellente, lei faceva o diceva, si trovano la sovranit e lautenticit. Cappuccetto
Stracciato non ha paura di essere se stessa. Era nata selvatica e strana; si potrebbe perfino dire brutta
dal punto di vista convenzionale.  chiassosa, sporca, forte, senza paura. Sa come fare di testa sua e va
diritta per la sua strada, indipendentemente da quello che gli altri pensano. Non ha una sola cellula
passiva nel suo corpo. Ha guidato la sua nave come capitano ed equipaggio, ha ripreso la testa della
sorella e in pi ha visto qualcosa del mondo.  una donna selvaggia che  anche capace di amore e
devozione per la sua perfetta sorella, una sorella in possesso di tutti gli attributi esterni convenzionali
che la societ adora nelle donne. Cappuccetto Stracciato  scura quanto sua sorella  chiara. Il suo
aspetto, non proprio gradevole, richiede e perfino pretende accettazione alle proprie condizioni, rispetto
per lessenza interiore del suo essere, profondo e sempre bello, anche se nascosto agli occhi di chi non
sa vedere.
Sua sorella, che le vuole bene, cerca di farle cambiare gli abiti stracciati e di farle lavare il viso
sporco. Vuole che appaia nella sua bellezza. Quante volte noi genitori abbiamo cercato di proteggere i
nostri figli dalle critiche altrui, desiderando che fossero visti belli come li vediamo noi? Ma
Cappuccetto Stracciato  risoluta: No, ci andr come sono.
Mentre il principe cavalca accanto a Cappuccetto Stracciato rimane in silenzio. Quando alla fine
parla, dietro insistenza della ragazza, non dice sciocchezze. Parla con onest e fa una domanda diretta:
Perch cavalchi una capra invece di un cavallo? Quando la sua capra si trasforma in cavallo, il
principe lo nota e diventa pi attento. Procede a fare altre domande, ma si ferma prima di chiederle
degli abiti.  lei che deve scegliere di mostrarsi a lui. Nel suo silenzio si sente che la accetta.  lei a
dovergli domandare: Non mi chiedete perch indosso questi abiti strappati? Ma lui si rifiuta, dicendo
che  evidente che lei ha scelto di vestirsi a quel modo e che, quando vorr cambiare gli abiti, lo far. 
in quel momento, quando il giovane principe riconosce la sua sovranit  Anche quello sar come voi
vorrete , che lei si trasforma e nel processo gli insegna la cosa pi importante sullamore.
Appoggio, rispetto, affidabilit
A un certo punto, unamica e io (mkz) abbiamo avuto esperienze simili quando siamo state
chiamate a scuola a discutere di certi incidenti che vedevano protagoniste le nostre figlie. I temi erano
gli stessi: ragazze dalla volont forte dicono che cosa sentono a proposito di qualcosa e vengono
considerate irrispettose.
Un pomeriggio fui chiamata nellufficio della direttrice della scuola elementare. La direttrice mi
rifer che una bidella aveva detto a mia figlia e a un gruppo di ragazzine di quinta che non avrebbero
dovuto giocare a calcio con i maschi e che dovevano smetterla. Mia figlia aveva detto alla bidella che
era sessista, che le ragazze hanno lo stesso diritto di giocare a calcio dei maschi. La direttrice imit per
me il linguaggio corporeo rabbioso e di sfida di mia figlia, incrociando le braccia e chinando la testa di
lato, certa che sarei stata daccordo sul fatto che il comportamento di mia figlia non era accettabile.
Prosegu dicendomi che aveva portato mia figlia a una riunione con i bidelli e le aveva detto che non le
era consentito comportarsi in modo irrispettoso, che i bidelli dovevano assicurare lincolumit dei
bambini e che i bambini dovevano ascoltarli e obbedire. La direttrice mi assicur che aveva chiesto a
mia figlia la sua versione sullaccaduto e le aveva detto che doveva scrivere una nota di scusa a ognuno
dei bidelli.
Io mi dichiarai daccordo sul fatto che mia figlia dovesse imparare a esprimere ci che provava
in maniera pi rispettosa. Ma aggiunsi che mi sembrava che mia figlia si fosse arrabbiata per quella che
lei aveva percepito come una situazione ingiusta e stava cercando di comunicare le sue sensazioni ai
bidelli. Mi pareva anche che le sue preoccupazioni e i suoi punti di vista venissero ignorati e che fosse
etichettata come cattiva perch li aveva espressi. Chiesi alla direttrice se pensava che se fosse stato
un maschio a incrociare le braccia e a parlare con quel tono la cosa sarebbe stata vista in una luce
altrettanto negativa.
Pi tardi dissi a mia figlia che doveva imparare a sostenere le sue posizioni
senza mancare di rispetto, che dire a qualcuno che era sessista poteva apparire ingiurioso se gli
altri non capivano che cosa lei cercava di dire. E anche che doveva essere cosciente di come parlava,
del suo linguaggio corporeo e del suo tono di voce e che era importante non solo ci che diceva, ma
anche come lo diceva. Volevo che si rendesse conto che le sue azioni avevano un impatto sugli altri e
producevano delle conseguenze, una delle quali era di influenzare la loro capacit di ascoltare quello
che lei stava dicendo.
Imparare a dire come ci sentiamo e come vediamo le cose in maniera rispettosa non  facile.
Richiede molta pratica. Dobbiamo concedere ai nostri figli spazio per farlo, permettere loro di imparare
dai tentativi, di fare errori e di tentare di nuovo.
Il coraggio necessario per parlare non le era stato riconosciuto. Le era stato dato il messaggio di
essere tranquilla e compiacente. Se mia figlia continuasse a ricevere questo messaggio ogni volta che
difende se stessa o gli altri e se non avesse genitori che accettano la sua rabbia e cercano di capire il suo
punto di vista, potrebbe cominciare a chiudersi, a smettere di parlare e forse ad avere una cattiva
impressione di s e a perdere la fiducia in se stessa, come accade a molte ragazze. A nove anni le
bambine sono vitali e sicure; a quattordici, in qualche modo quella forza comincia a essere nascosta,
tentennante, non vista e perfino perduta.
La figlia di unamica  una scolara estremamente dotata, perfezionista, esigente con se stessa.
Ha anche idee molto chiare sulle cose. Il suo insegnante di quinta le aveva detto di lasciare i suoi
oggetti (pupazzi che aveva creato e libri della biblioteca cittadina) a scuola durante il weekend. Li
aveva portati in classe per un lavoro che stava facendo. Lei sentiva che non sarebbero stati al sicuro a
scuola durante il fine settimana, ma, invece di dirlo allinsegnante, si limit a rispondere: No, voglio
portarli a casa. Linsegnante ebbe la sensazione che fosse irrispettosa e chiam i genitori. Anche se
questa ragazzina non d mai fuori n si comporta male a scuola, il maestro scelse di considerare
quel suo comportamento in un quadro molto limitato e di interpretarlo come irrispettoso, invece che un
segno del fatto che lei si sentiva abbastanza sicura da dire ci che riteneva necessario.
Certo, lei avrebbe potuto comunicare con maggior efficacia e forse sarebbe stata considerata pi
rispettosa se avesse spiegato le sue preoccupazioni
allinsegnante. Ma la raffinata arte della comunicazione richiede pratica ed esperienza. E
comunque, in quanto adulto, linsegnante avrebbe potuto essere pi rispettoso con lei chiedendole quali
fossero le ragioni che lo spingevano a portare le cose a casa.
Come genitori dobbiamo aiutare i nostri figli a identificare le loro preoccupazioni, a esprimerle
in maniera chiara e rispettosa e a sostenere ci che ritengono giusto, anche quando non sono compresi o
quando i loro sentimenti non vengono tenuti in considerazione. Per farlo a volte dobbiamo essere
disposti ad appoggiare i nostri figli e ad aiutarli a dare un senso alle situazioni difficili nelle quali si
trovano.
Se i ragazzi sentissero che i loro sentimenti contano, che si fa un tentativo per capire il loro
punto di vista, che gli adulti sono disposti a capirli e a fare domande invece di giudicarli e chiudersi, a
scuola potrebbero acquisire pi competenze essenziali per la vita.
Consapevolezza in classe  Riuscire a conoscere se stessi a scuola
Per sei anni, nella met degli anni Novanta del secolo scorso, A South Jordan, nello Utah, alla
Welby Elementary School, uninsegnante di quinta di nome Cherry Hamrick ha incluso la
consapevolezza nel suo programma per aiutare gli studenti non solo a essere se stessi, ma a conoscersi
meglio a mano a mano che apprendevano. Ha stabilito un momento ogni giorno perch i bambini si
concentrino dentro di s. Ne parlava come un momento per diventare intimi con se stessi. Adesso,
molti insegnanti includono le pratiche di consapevolezza in molti modi nei loro programmi. Cherry 
stata una delle prime, una vera antesignana. Ci che segue pu dare unidea del suo genio creativo
nellintrodurre lesercizio della consapevolezza in classe.
Ogni giorno un bambino diverso ha il compito di suonare una campanella per segnalare linizio
e la fine del tempo di quiete. La regola  che il bambino decide quanto tempo la classe deve stare
seduta tranquilla a seguire il proprio respiro, con un limite massimo di dieci minuti. I bambini scelgono
per quanto tempo praticare e in che modo. Oltre alla meditazione assisa, a volte praticano una
meditazione sul corpo e lo stretching consapevole, meditano camminando nel cortile della scuola e
meditano in piedi in fila prima di entrare in classe.
Questi esercizi di riduzione dello stress allinizio sembravano loro curiosi e
strani, ora invece sono una parte importante della loro giornata e qualcosa che molti di loro
amano e sono contenti di condividere con i genitori e i fratelli.
Mentre si concentrano sul loro respiro e osservano i loro pensieri andare e venire, imparano che
non devono reagire a ogni pensiero che viene loro in mente; apprendono che se la mente salta da una
parte allaltra e in certi momenti  agitata non significa che si debba seguirla. Con la pratica si sentono
sempre pi a loro agio con il silenzio e con il fatto di stare seduti immobili.
Un ragazzo affetto da disturbo da deficit di attenzione/iperattivit, dopo anni di problemi nelle
prime classi,  riuscito in un solo anno a imparare a stare seduto fermo e a sentirsi relativamente bene e
a concentrarsi sul flusso del suo respiro anche per dieci minuti di fila. La sua capacit di concentrazione
in classe  cambiata decisamente e per la prima volta  stato accettato dai suoi compagni e dagli
insegnanti.  stata sua madre a raccontarmelo quando (jkz) sono andato a far visita alla classe. Il
ragazzino guidava una meditazione di dieci minuti per la classe, e per alcuni genitori in visita, dando le
istruzioni mentre stavamo seduti.
Imparare in giovane et a essere in contatto con il silenzio e limmobilit dentro di noi pu
essere prezioso per trovare un equilibrio e per affrontare gli stimoli e lorientamento verso lesterno
della giornata scolastica. Tra le altre cose i bambini possono scoprire come attingere alla loro innata
capacit di entrare in uno stato di attenzione focalizzata e vivere una consapevolezza pi grande:
ovvero essere maggiormente presenti e pi capaci di imparare e partecipare alla vita della classe. Una
delle scolare della signora Hamrick, una ragazzina di undici anni, mi ha scritto:
Fare meditazione  diventata per me unabitudine a casa e lo far per il resto della mia vita.
Allinizio mentre facevo meditazione e mi veniva un prurito mi dicevo sentilo, sentilo, ma dopo un
minuto mi stavo gi grattando. Ma adesso non mi gratto pi, perch so che posso reggerlo finch non
scompare. Nella meditazione, ho anche notato che il mio respiro  diventato pi profondo e sono pi
concentrata. Nello yoga ho visto che ho pi energia di prima e penso che sia perch sono pi
consapevole di quello che sto facendo. Grazie alla meditazione e allo yoga, non faccio pi tutto in fretta
come prima.
La signora Hamrick non ha solo introdotto la riduzione dello stress basata sulla consapevolezza.
Ha integrato la consapevolezza in modo creativo in quasi tutte le materie curriculari, incluse la
matematica, linglese, le scienze e le geografia. Incoraggia i suoi studenti a usare tutti se stessi
nellapprendimento. Essi accostavano una materia in modo da sviluppare non solo le loro capacit di
rielaborazione cognitiva e delle informazioni, ma anche lintuito, le sensazioni e il corpo. In questo
modo essi apprendevano la base di quella che ora viene definita intelligenza emotiva e sviluppavano al
contempo un maggior entusiasmo per il sapere.
Uninsegnante della scuola mi ha scritto descrivendo la sua esperienza di condivisione di una
classe aperta con la signora Hamrick: Latteggiamento e il clima nella sua classe erano stupefacenti,
specialmente perch non avevo mai sperimentato prima di allora nulla di simile. Mi resi conto di un
certo vocabolario che lei usava per descrivere le cose... Si riferiva a quella che lei cercava di ottenere
come classe funzionale.
Ho notato unatmosfera tranquilla nella sua classe con gli studenti che collaboravano e
discutevano insieme il loro lavoro. Si incoraggiava la discussione: ma era ammesso solo parlare del
lavoro e di ci che si provava. Cera un interesse vero tra gli studenti e linsegnante. Si esercitavano a
parlare di sentimenti e di rielaborazione di essi su base giornaliera. Ho notato che gli studenti crescono
nellautostima e nel rispetto per la vita umana e per tutta la vita in generale.
Gli studenti sembravano veramente pi felici e pi contenti nella classe di quanto io abbia mai
visto o sperimentato. Esprimevano il loro amore toccandosi in maniera appropriata (abbracci) e
sapevano come risolvere il conflitto e i problemi in modo amorevole e premuroso, invece che in modo
ostile e violento.
La signora Hamrick insegnava anche agli studenti come concentrarsi, come entrare in contatto
con il loro respiro e come controllare la loro vita e con quali tecniche. Dopo alcuni momenti di
meditazione preparatoria al mattino sembravano in grado di lavorare insieme per tutta la giornata.
Abbiamo insegnato in una situazione di classe aperta e la capacit dei bambini di concentrarsi e
di non farsi distrarre dal rumore in quel tipo di ambiente  un tributo allapplicazione della signora
Hamrick del suo addestramento e della sua spinta interna.
La stessa signora Hamrick mi ha descritto in una lettera un momento faticoso in cui la sua
classe ha dovuto trasferirsi temporaneamente in un altro posto mentre si stavano facendo dei lavori di
ristrutturazione della scuola durante lanno scolastico:
Gli insegnanti di quinta hanno tutti commentato il fastidio di questo trasferimento e i radicali
cambiamenti nel comportamento dei loro alunni. In
realt, i commenti sul comportamento scorretto si sentono in tutta la scuola.
Il primo giorno  stato caotico per quasi tutti gli insegnanti. Io ho trovato che la nostra pratica
giornaliera (di consapevolezza) ha preparato la strada a dei giorni semplicemente belli (nel nuovo
ambiente)...
Il primo giorno del trasferimento  stato tranquillo e ci siamo concentrati a lavorare insieme
come classe... Mentre la scuola impazziva con gli studenti e gli insegnanti che si sforzavano di
esplorare in giro per trovare dove erano le varie cose, loro volevano semplicemente entrare nella classe
con quello che chiamano il loro sentire. Volevano sedersi insieme nella
sensazione che sperimentano quando meditano tra loro. Amano la serenit piena che provano
tutti insieme. Sono teneri quando dicono che  difficile da spiegare. Insistono a dire che non ci sono
parole, il che  frustrante per la maggior parte degli adulti quando vogliono spiegazioni. I ragazzi
dicono che si tratta di qualcosa che deve essere sentito e che non  accaduto per un po e che avviene
meglio quando sono insieme.
Il primo giorno del trasferimento, mi sono limitata a stare seduta e li ho lasciati fare a modo
loro. Lo faccio spesso perch questo mi permette di verificare a che punto realmente siano la loro
comprensione e il loro processo. Non erano interessati a sapere dove si trovassero le varie cose, solo
quelle essenziali, come i bagni e le fontanelle per bere. Volevano semplicemente connettersi luno
allaltro e farsi coinvolgere dalla classe.
Ho aspettato fino alle 11 del mattino per chiedere loro di farmi sapere quando desideravano fare
un giro della scuola. Loro hanno solo sorriso e mi hanno detto che stavano tutti bene. Mi hanno risposto
che potevo mostrare loro il bar allora di pranzo, ma non era ancora ora. Gli studenti hanno continuato
educatamente a spiegarmi che stavo usando il mio talento di preveggente e che per il momento era
meglio assaporare lattimo. Io ho detto: Oh, daccordo e mi sono chiesta che cosa pensassero di me.
Il ragazzo con i disturbi di attenzione era turbato dalla spiegazione e ha detto:
Non aiutare il suo pensiero. Riuscir a capire...
Eravamo alla seconda settimana (nel nuovo posto) e ancora avevano voluto vedere solo le cose
essenziali e le stanze che avevamo utilizzato di volta in volta. Amo i risultati della nostra pratica. Ho
continuato a chiedere loro di dirmi quando volevano andare a fare un giro e mi hanno detto che sarebbe
stato carino fare il giro prima di andarsene. Hanno commentato che vedono le altre classi prese in
molte cose che non sono veramente
necessarie e non si concentrano sullessere e sul lavorare su se stessi e tra loro. P. ha detto:
Corrono affannosamente cercando di ottenere qualcosa, e non si fermano mai.
Questi bambini, sotto la guida di uninsegnante altamente qualificata, profondamente motivata,
creativa e coraggiosa, hanno imparato a concentrarsi dentro di s. Di conseguenza, hanno imparato a
conoscere meglio se stessi e a sperimentare il lavoro comune in maniera significativa e profondamente
autentica.
Cherry Hamrick era avanti per il suo tempo. Adesso, a quasi ventanni di distanza, gli
insegnanti del Paese di altre nazioni introducono la pratica della consapevolezza in molti aspetti della
scuola di oggi. Una variet di programmi e curricula sono stati sviluppati e sono attualmente proposti e
studiati. Lo scopo  promuovere maggiore autoconsapevolezza, attenzione, concentrazione e
comportamenti pro-sociali, incluse maggiore empatia e comprensione degli altri. Facendo di queste
pratiche una parte interiore e continua dellesperienza di classe, ai ragazzi viene data unopportunit
concreta di conoscere ed esplorare il terreno del loro stesso essere. Ci costituisce un cambiamento
promettente e potenzialmente rivoluzionario nelleducazione primaria e secondaria.
Mentre godiamo di qualcuno dei benefici di una maggiore consapevolezza nella nostra vita di
genitori, potremmo voler insegnare ai nostri figli varie pratiche di consapevolezza, incluso come
meditare. In tal caso,  importante essere consapevoli di quanta importanza attribuiamo ai benefici che
immaginiamo potrebbero trarne. I nostri figli sono molto bravi nel sentire quando perseguiamo delle
finalit nascoste. La chiave di tutto  esaminare le nostre motivazioni e le nostre intenzioni, se speriamo
di introdurre la consapevolezza in modi appropriati alla loro et, in modo tale che possa essere
realmente di utilit per loro. Vi sono occasioni in cui potrebbero presentarsi utili applicazioni della
meditazione. In quei momenti, attingendo alla nostra esperienza e pratica potremmo, per esempio,
suggerire ai nostri figli piccoli di prestare attenzione e di guardare bene di quale colore  il
loro dolore e come cambia attimo dopo attimo quando si fanno male, o mostrare loro come
galleggiare sulle onde del loro respiro come su una barchetta quando hanno dei problemi a rilassarsi
o a addormentarsi, o vedere se riescono a pensare a occasioni in cui la loro mente ondeggiava a
causa di quello che altri dicevano o facevano quando i loro sentimenti erano stati feriti.
Mi sembra saggio seguire i segnali dei nostri figli e le loro espressioni di interesse alle diverse
et. In ultima analisi il miglior insegnamento che possiamo dare  attraverso lesempio, il nostro
impegno a essere presenti e la nostra sensibilit nei loro confronti. Quando pratichiamo la meditazione
in maniera formale, in posizione assisa o sdraiata, incarniamo il silenzio e limmobilit. I nostri figli ci
vedono profondamente concentrati e familiarizzano con questo modo dessere. Molte delle intuizioni e
degli atteggiamenti che si sviluppano naturalmente dalla nostra pratica della consapevolezza
filtreranno naturalmente nella cultura familiare e influenzeranno i nostri figli in modi che nel tempo essi potranno trovare utili per la loro vita.
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PARTE NONA.
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Limiti e aperture.
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Aspettative.
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Le aspettative non coscienti che nutriamo per i nostri figli possono distorcere il modo in cui
vediamo la realt e influenzare le nostre scelte di genitori e di conseguenza il nostro agire. Mentre
alcune di tali azioni possono rivelarsi utili e positive per la crescita di nostro figlio, sviluppandone e
favorendone la sicurezza in se stesso, la capacit di agire e il senso di responsabilit, altre possono
essere limitanti e castranti, finendo per causare molta inutile sofferenza sia per noi che per i nostri figli.
Tutti abbiamo delle aspettative su noi stessi e sugli altri e in particolare  facile che le abbiamo
sui nostri figli: idee su come dovrebbero comportarsi, come dovrebbero apparire o vestirsi, con quanto
profitto dovrebbero studiare, che tipo di amicizie dovrebbero frequentare, cosa dovrebbero fare alla
loro et e allo stadio del loro sviluppo e cos via. Come avrete gi probabilmente osservato in molti
aspetti della vostra vita, appresso alle aspettative risiede di solito un qualche giudizio di sorta. Quando
portiamo unattenzione consapevole ai nostri pensieri e sentimenti, capiamo che le aspettative e gli
assunti a esse associati, anche se spesso taciti, e i giudizi sono un aspetto immancabile del nostro
paesaggio interiore. Le nostre aspettative divengono pi problematiche quando ci aggrappiamo
rigidamente a esse, dimenticandoci che sono semplicemente dei pensieri, spesso caricati di intense
emozioni, e non sempre necessariamente veritieri. La consapevolezza applicata alle nostre aspettative
pu invece essere estremamente illuminante e liberatoria.
Se cominciamo a valutare le nostre aspettative su noi stessi, potremo trovare che ne abbiamo
molte e che ci giudichiamo severamente quando non ne siamo allaltezza. Unaspettativa comune 
quella di fare le cose bene o
giuste. Ci aspettiamo di fare bene a scuola, di avere successo sul lavoro, di essere un buon
genitore e un bravo figlio o figlia, di essere amati e rispettati dagli altri.
Giudicare noi stessi duramente quando abbiamo la sensazione di non arrivarci pu scatenare
tutta una gamma di sentimenti: vergogna, stupidit,
delusione, imbarazzo, rabbia, umiliazione, inadeguatezza. Sono gli stessi sentimenti che
possono sperimentare i nostri figli quando sentono di essere giudicati. Per questa ragione,  importante
essere consapevoli delle nostre aspettative e da come le esprimiamo, lo scopo a cui servono e il modo
in cui influenzano i nostri figli, sia in positivo che in negativo. Le aspettative varieranno a seconda dei
figli e della loro et. Potrebbero anche variare dai maschi alle femmine. Noi abbiamo aspettative che
riguardano la quotidianit della nostra vita, come chi  responsabile di che cosa, e ne abbiamo altre
molto pi pesanti, problematiche, spesso inconsce e implicite, come quella che un figlio sar sempre
obbediente in qualunque occasione e laltro invece ci sfider sempre, o sar timido. Non intendiamo
ferirli ma, non volendolo, potremmo finire per mettere i nostri bambini dentro delle scatole concettuali
che possono essere sia limitanti che improprie. Ancora una volta: il problema nasce dalla mancanza di
consapevolezza di come sia facile rimanere intrappolati nelle nostre idee e opinioni e non vedere i
nostri figli nella loro complessit e interezza. Come parte della nostra continua coltivazione della
consapevolezza, possiamo ricordarci di tanto in tanto di portare alla coscienza i nostri pensieri e, nel
farlo, andare al fondo delle aspettative che nutriamo e delle emozioni che vi sono associate. Ci 
daiuto anche farci delle domande specifiche, come: quali sono le aspettative che abbiamo per i nostri figli?
Sono realistiche e adeguate allet di nostro figlio? Contribuiscono alla sua crescita? Ci
aspettiamo troppo o troppo poco? Mettiamo nostro figlio nella condizione di sperimentare inutili stress
e fallimenti? Le nostre aspettative aumentano la sua stima di s o lo costringono, lo limitano e lo sminuiscono?
Contribuiscono al suo benessere, al suo sentirsi amato, curato e accettato?
Sono adatte a questo particolare bambino? Corrispondono al suo temperamento unico, al suo
stile di apprendimento e interessi? C unenorme creativit solo nellimpegnarsi in questo tipo di
indagine, sia attraverso linterrogarci in questo modo, sia portando coscienza ai pensieri come pensieri,
alle emozioni come emozioni, e ai giudizi come giudizi.
Potrebbe essere utile esaminare se le nostre aspettative prendono in considerazione le molte
sfaccettature della natura di un figlio e se gli garantiscono lo spazio per tentare differenti
comportamenti. Per esempio possiamo dare grande valore alla non violenza eppure permettere ai nostri
figli di esprimere i loro sentimenti rabbiosi e aggressivi fintanto che non feriscono gli altri? Riusciamo
a capire che aspettarsi che un figlio sia sempre
compassionevole e affettuoso ed esprimere delusione quando mostra rabbia o egoismo pu
essere doloroso per lui, e non  n compassionevole, n affettuoso?
Se volete che i vostri figli siano generosi,
Allora dovete prima permettere loro di essere egoisti.
Se li volete disciplinati,
Dovete prima permettere loro di essere spontanei.
Se li volete grandi lavoratori
Dovete prima permettere loro di essere pigri.
 una sottile differenza, difficile da spiegare a coloro che vi criticano.
Una qualit non pu essere appresa appieno
senza capirne lopposto.
N. 36: GLI OPPOSTI SONO NECESSARI,
The Parents Tao Te Ching.
...
.
...
Possiamo esercitarci a diventare pi abili nellesprimere concretamente e in modo chiaro ci
che ci aspettiamo dai nostri figli. Nel tempo, possiamo aiutarli a essere consapevoli delle loro
aspettative su di s e sugli altri, e aiutarli a svilupparle in modo che siano realistiche e sane.
Ricordo (mkz) molto chiaramente che le mie aspettative per il mio primo figlio cambiarono
quando nacque la sorellina. Mi aspettavo che lui fosse pi responsabile e indipendente come non
accadeva prima dellarrivo della piccola. Il figlio che era stato il nostro bambino allimprovviso era
visto in una luce diversa rispetto a un neonato e le nostre aspettative su di lui hanno cominciato a
moltiplicarsi. Forse questo fenomeno si verifica in parte perch rende la nostra vita con un nuovo
bambino pi facile; o forse  un sottoprodotto di una sorta di difesa biologica della specie per cui ci
innamoriamo del neonato e il fratello maggiore perde la sua aura magica perch per sopravvivere non
ha pi bisogno di noi quanto un neonato.
Quando vedo altri genitori sviluppare simili aspettative verso figli pi grandi, vorrei poter
rammentare loro che il loro figlio di due anni  ancora per molti aspetti piccolo; che il loro bambino di
quattro anni  esattamente
quello, un bambino di quattro anni; che quello di sei anni vuole ancora essere preso in braccio e
sentire il loro amore e la loro amorevole energia; che il bambino di otto anni ha ancora bisogno di
abbracci e di tempo da solo con loro e di non essere sempre responsabile, ma libero di essere un bambino.
Anche i nostri figli nutrono delle aspettative verso di noi ed  importante esserne consapevoli.
Potrebbero aspettarsi che siamo puntuali, o che siamo sempre in ritardo; che siamo affidabili o
inaffidabili; che siamo disponibili per loro o non disponibili; che ci arrabbiamo immediatamente o che
siamo comprensivi. Le loro aspettative su di noi si basano sullesperienza di come abbiamo agito in
passato. Possono rivelarci il nostro stesso comportamento, verso il quale possiamo essere ciechi.
Questo ci d lopportunit di cambiare in modo pi sano per loro e anche per noi stessi.
Quando allimprovviso siamo brontoloni o irritabili e parliamo in modo secco, la cosa pu
confondere e turbare il nostro bambino. Se in quel momento sappiamo riconoscere che siamo stanchi e
stiamo passando un momento difficile, gli forniamo degli strumenti per capire il nostro comportamento.
Quando agiamo in modo inatteso e siamo capaci di dare un nome alla cosa, rendiamo pi
ordinato e comprensibile un universo imprevedibile e confuso. I bambini non daranno la colpa a se
stessi, n si sentiranno tesi o ansiosi quando lumore di un genitore cambia allimprovviso. Questo
insegna anche a loro qualcosa di utile sulle persone in generale e a mano a mano che crescono
arriveranno a vedere pi chiaramente alcuni aspetti del proprio comportamento.
Se una bambina accidentalmente rompesse qualcosa, potrebbe aspettarsi che i suoi genitori si
arrabbino e rimarrebbe sorpresa se non lo facessero. Forse in passato, in situazioni simili, i suoi genitori
si erano arrabbiati. Comunque, in questoccasione, i genitori dimostrano maggiore comprensione e
accettazione, perch stanno facendo uno sforzo per essere maggiormente consapevoli del proprio
comportamento e dei suoi effetti sulla propria bambina, cercando di non perdere di vista ci che  pi
importante. Nel farlo, incarnano una maggiore gentilezza e comprensione, spezzando il campo delle
limitate attese che hanno per la loro figlia e, nel processo, modificando le aspettative che lei stessa ha di loro.
Le aspettative sui nostri figli varieranno in una certa misura a seconda delle pressioni che
subiamo e della profondit delle risorse cui riusciamo ad attingere in quel dato momento. Quando
siamo stressati e ci sentiamo stremati,
potremmo ritrovarci a volere laffetto e la comprensione dei nostri figli.
Sebbene sia molto umano avere questo tipo di sentimenti e bisogni, dobbiamo ricordarci che
non  compito dei nostri figli prendersi cura di noi. Questo non significa che essi non saranno mai
compassionevoli e comprensivi. A volte i bambini reagiscono con grandissima gentilezza ed empatia,
ma di solito vogliono quello che vogliono e non sono interessati ai nostri problemi, n dovrebbero
esserlo. Neppure i bambini piccoli hanno alcun interesse per le lunghe spiegazioni, con tante parole.
Per  utile che sappiano che le nostre azioni sono legate al nostro sentire, esattamente come il loro
comportamento  legato a come si sentono.
Quando sono piccoli, ci sono delle aspettative di base e regole che poniamo loro, come: Non
devi attraversare la strada senza un adulto; Per quanto tu sia arrabbiato non devi picchiare gli altri;
o ancora Devi parlare in modo rispettoso. Potremmo anche aspettarci che osservino le buone maniere
a tavola, nel salutare la gente e cos via. Ognuno di noi decide ci che  pi importante o pi utile ai
nostri figli e alla famiglia tutta. Chiarire quello che per noi  un comportamento inaccettabile e quali
sono le nostre aspettative  un altro modo per nutrire i nostri figli. I bambini piccoli, in particolare, si
sentono sicuri e provano un senso di sollievo quando un genitore interviene a stabilire un limite di cui
hanno bisogno.
A mano a mano che crescono, i figli cominciano ad assumersi maggiori responsabilit, sia per
le cose di cui hanno bisogno sia per il modo in cui si comportano.  un aiuto ritenerli responsabili delle
loro azioni e reagire in modi che onorino la loro sovranit e diano loro conseguenze naturali e adeguate
per ci che hanno fatto. A volte, le nostre aspettative sono in diretto conflitto con quelle dei nostri figli.
Quando una delle nostre figlie non volle che partecipassimo a una festa della scuola fummo stupiti e
delusi.
Desideravamo molto andarci, invece nostra figlia voleva provare da sola.
Voleva che fosse unesperienza tutta sua.
Quando nostro figlio part per la prima volta per il college, io (mkz) volevo, mi aspettavo, di
accompagnarlo in macchina. In quanto sua madre, volevo vedere la sua nuova casa e fare parte di
quellimportante cambiamento. Lui voleva una cosa diversa. Voleva che lo accompagnassero gli amici
con cui aveva viaggiato per il paese. Voleva arrivare al college da persona indipendente, non esserci
accompagnato dai genitori. Quando ce lo disse, per alcuni attimi fui lacerata tra forti sentimenti di
delusione e il tentativo di
vedere le cose dal suo punto di vista. Alla fine, comprendere che per lui era importante andarci
come voleva mi ha aiutato a lasciar cadere quellaspettativa che nutrivo da molto tempo e a dirgli con
sincerit e accettazione: Capisco perch tu voglia andarci con i tuoi amici e per me va bene.
In situazioni di questo tipo i figli chiedono ai genitori di vedere le cose dal loro punto di vista.
Vogliono la nostra comprensione e accettazione. Talvolta, i genitori reagiscono in base alla struttura dei
propri bisogni e desideri, non di quelli dei loro figli.  utile se teniamo in considerazione i bisogni e i
desideri di tutti, considerando ci che  meglio per i nostri figli allinterno del contesto di ci che 
possibile e, quando necessario, lasciare andare il nostro attaccamento a come vorremmo che fossero le
cose.
Quando lottiamo contro le nostre aspettative e siamo capaci di lasciar perdere quelle che non
sono utili alla loro crescita o mal si adattano loro o addirittura distruggono il loro benessere, facciamo
ai figli un grande dono nascosto.  questa una parte importante dellessere genitori consapevoli. Se
riusciamo a compierla, latmosfera in famiglia diviene pi lieve, c un senso di ampiezza ed equilibrio
e sufficiente spazio per tutti per crescere.
Arrendersi
Proprio dopo alcune settimane in cui sono stata sottoposta a una forte pressione, la mia (mkz)
bambina pi piccola si ammala. Ha la faccia tutta rossa, le fa male la testa. Io sto cercando di liberarmi
e allimprovviso sono di nuovo in gabbia.
Sono rabbiosa e frustrata e mi sento provata fino al limite. Non voglio che questo succeda.
Voglio ritirarmi, scivolare io stessa nel letto, ma lei non sta bene, mi vuole, ha bisogno di me. Il mio
cuore  per lei. Non fa questa cosa per torturarmi. Non pu farci niente.  malata. Traggo un profondo
respiro.
Sento che mi sto arrendendo a ci che  successo, metto da parte le mie aspettative e lelenco di
cose che avevo in programma di fare.
La febbre intensifica tutte le sensazioni. Le d fastidio la luce, quindi le tende sono tirate, la
stanza  buia e tranquilla. Non c nessuna delle solite distrazioni: musica, telefonate, tv. Ogni tanto
dorme. Quando  sveglia non vuole stare da sola. Mi siedo con lei. Prendo una pezza bagnata per la
fronte.
Le porto del t e del pane tostato, le leggo qualcosa. Nel fare queste cose  piacevole riuscire a
farla sentire meglio. I momenti in cui le leggo qualcosa o sto solo seduta vicino a lei tenendole la mano
hanno una tranquilla ricchezza.
Mi guarda con piacere mentre leggo e dice: Sono felice che siamo insieme. I suoi occhi sono
particolarmente brillanti, il viso quasi traslucido. Penso a come sarebbe diversa la sua giornata se fosse
a scuola, e sono colpita da quanto questo momento di malattia possa essere arricchente. Ho spesso
notato che i miei figli emergono da un periodo di malattia con unespressione diversa, come se in
qualche modo fossero cresciuti, cambiati in questa intensa prova che chiamiamo febbre, e nel loro ritiro
di tranquillit e cure.
Ovviamente ci sono momenti in cui lei  irritabile, arrabbiata ed esigente.
Quei momenti sono il mio banco di prova. Mi mettono sotto esame. La prender personalmente,
mi arrabbier con lei o mi ricorder come ci si sente quando si  malati e sar empatica e ricettiva
verso di lei? Sono capace di consentirle di esprimere frustrazione e dolore senza giudicarla e criticarla?
Riesco a lasciar andare le aspettative per le cose che volevo fare oggi e ad arrendermi alla
necessit e alla bellezza di ci che si  presentato?
Limiti e aperture
Alcuni studi sostengono che quando i genitori sono troppo permissivi e non danno alcun limite
o pochi, oppure sono molto autoritari, rigidi e dominanti, i figli inevitabilmente ne soffrono e sono pi
inclini ad avere scarsa stima di s.
Di contro, se vengono trattati con rispetto e viene concessa loro una grande ampiezza di
movimenti allinterno di una chiara struttura di limiti e confini appropriati, i figli tendono a crescere
fiduciosi e sicuri di s. Allinterno del contesto di una relazione affettiva stretta, i limiti possono essere
considerati possibilit di chiarimento per i nostri figli e non solo barriere che noi mettiamo sulla loro
strada.
Non  mai chiaro quali limiti e strutture possano essere i pi fruttuosi per un particolare
bambino, in un determinato momento. In generale, nella nostra famiglia poniamo limiti a cose che
sentiamo possano avere un impatto negativo sul benessere dei nostri figli, come lora di andare a letto,
la tv, le porcherie da mangiare, i film, i videogiochi e i comportamenti che hanno un impatto sugli altri,
come la mancanza di rispetto, le sberle e gli insulti.
Quando stabiliamo dei limiti dobbiamo farlo in modo che a noi sembrino giusti e ai nostri figli
equi. Poi, possiamo essere decisi e fermi, eppure empatici, mentre loro lottano con sentimenti forti di
frustrazione e ansia nello scontrarsi con i limiti che abbiamo loro imposto. Certamente, come abbiamo
gi visto, la vita stessa presenta spesso ostacoli ai bambini che vogliono ottenere ci che desiderano e
che, in molte occasioni, sperimentano disappunto e delusione. Gli esperti di sviluppo infantile Gordon
Neufeld e Gabor Mat definiscono queste esperienze come sbattere contro il muro della futilit.
Suppongono che arrivare a un oggetto o a una situazione inamovibile sia essenziale per un
bambino per imparare che ci sono limiti alla loro possibilit di cambiare determinate circostanze e per
esperire i conseguenti sentimenti di tristezza e perdita, mentre si adattano alla realt delle cose.
Accettare le cose per quello che sono  lessenza della guarigione. Tuttavia, per giungere a sentimenti
come la tristezza e infine laccettazione, come indica Susan
Stiffelman in Parenting Without Power Struggles, i nostri figli devono attraversare una naturale
progressione di stati, analoghi alle cinque fasi di elaborazione del lutto di Elisabeth Kbler-Ross: dal
non credere che le cose non possano andare secondo il proprio volere (negazione), alla rabbia, al
tentativo di negoziare o patteggiare, fino a sperimentare la tristezza. Quando ci impegniamo a
negoziare con i nostri figli, noi facciamo deragliare questo importante processo. Se i nostri bambini
possono esprimere la loro rabbia e poi anche sentire la loro tristezza, c allora anche la possibilit che
giungano a qualche grado di accettazione. Col tempo, il nostro bambino impara ad accettare il fatto di
non poter sempre ottenere ci che vuole, e vi si adatta.
Un elemento essenziale nello sbattere contro il muro della futilit  che nostro figlio ci viva
come una presenza affidabile e simpatetica. Avere un legame sano e fidato con un genitore consente al
figlio di sentirsi sicuro nel provare la propria vulnerabilit e la profondit del proprio dolore. Capire
quanto  importante per i nostri figli imparare ad accettare dei limiti insormontabili e la perdita, che
siano imposti da noi o dalle vicende naturali della vita, ci aiuta a non impegolarci in negoziazioni con
loro e, involontariamente, minare cos la loro capacit e il loro bisogno di affrontare il sentimento della
tristezza e, alla fine, riuscire ad accettare ci che non possono cambiare.
Tutto ci di cui abbiamo parlato in termini di genitorialit consapevole  orientato allo sviluppo
della loro capacit di agire, dellautoconsapevolezza e della resilienza di fronte agli ostacoli. Certo, 
importante che i nostri figli sviluppino sicurezza nelle proprie capacit di modificare ci che necessita
di un cambiamento nel mondo che li circonda, senza farsi scoraggiare da apparenti limiti e ostacoli.
Tuttavia, comprendendo limportanza e il valore che i nostri figli si scontrino con il muro della futilit,
 pi semplice rimanere saldi nelle nostre decisioni quando si tratta di definire limiti sani e necessari
allinterno della famiglia.
Resta da capire quali limiti servono ai nostri bambini e quali non richiedono discernimento da
parte nostra. Se si  troppo rigidi, si incoraggia inavvertitamente il loro desiderio per ci che non
ottengono. A mano a mano che crescono, la posta in gioco si fa pi elevata. Se siamo troppo rigidi, 
possibile che smettano di fidarsi di noi, ci mentano o si chiudano completamente in se stessi. Al
contrario, se siamo troppo lassisti, lasciando che facciano e ottengano qualsiasi cosa vogliano prima
che siano in grado di
autoregolarsi, presto cominciamo a vederne su di loro gli effetti negativi, che possono assumere
la forma di stanchezza, tensione, irritabilit, paura, ansia, aggressivit, scarsa capacit di giudizio,
reazioni incontrollate e un complesso squilibrio.
Quando i nostri figli erano piccoli cercavamo di dare loro la libert di esplorare, di perseguire le
cose per cui avevano interesse, di sperimentare diversi comportamenti. Quando facevano cose
pericolose o dannose, cercavamo di limitare la nostra reazione a quello specifico comportamento,
informandoli senza terrorizzarli che quello che stavano facendo non andava bene. Al contempo
sentivano da parte nostra che loro andavano bene, che il nostro amore e la nostra accettazione erano
costanti.
A volte era la nostra rabbia a farci stabilire i limiti, la sensazione che
Questo  il limite estremo! Ma pi spesso essi derivavano semplicemente dal buon senso,
dalla preoccupazione per quanto dormivano, per quello che mangiavano e per la loro sicurezza.
Unaltra maniera di provare a stabilire dei limiti era concepirli nelleconomia della creazione di una
struttura o cornice, che fossero le aspettative che avevamo sullora della buonanotte o dei pasti, o le
semplici buone maniere o i piccoli compiti domestici da suddividersi in famiglia. Nel tempo, a poco a
poco, incontrando questi limiti hanno imparato a prendersi cura di s e alla fine a fare le proprie scelte sane.
Con i figli pi grandi, abbiamo talvolta dovuto intervenire e imporre qualche limite alla loro
attivit davanti alle forti pressioni della societ e dei loro coetanei. Per fare questo sono necessarie
notevole perseveranza, abilit, e una certa dose di saggezza. Essere i genitori di figli adolescenti pu
essere emotivamente sfinente. I nostri sforzi, il nostro impegno e la pazienza sono necessari in questi
anni come lo era quando ci alzavamo di notte per andare da loro a calmarne il pianto quando erano
piccoli.
Con bambini in et scolare, alle volte possiamo ritrovarci a desiderare di dire: Non tollerer
una cosa del genere nelle situazioni in cui le nostre aspettative e i loro comportamenti sono fortemente
divergenti. Le nostre proteste possono assumere un tono da giustiziere che non fa che complicare il
problema. Nello stesso tempo possiamo sentirci intimamente del tutto impotenti a gestire la situazione.
Infatti dopo aver dichiarato che non tollereremo pi questo o quello, che cosa cambia? Tutte le strategie
relativamente semplici che funzionavano quando i nostri figli erano piccoli, come distrarli o indirizzarli
altrove, o spostarli fisicamente, non funzionano
pi con i figli grandi.
Qualunque cosa decidiamo di dire o di fare,  utile essere determinati e in contatto con la nostra
energia e i nostri sentimenti, magari concentrandoci sul respiro, rallentandolo di proposito e traendolo
pi in profondit. Nel farlo, possiamo calmare il nostro sistema nervoso, il che ha inevitabilmente un
effetto anche su nostro figlio. Quando siamo presenti e in contatto con noi stessi, i nostri figli riescono
ad avere consapevolezza di noi. La nostra presenza non solo supporta, ma incarna la relazionalit, in
quei momenti.
Senza, non pu essere una comunicazione efficace. Possiamo cercare di aumentare la
consapevolezza della nostra voce, tentando di mettere da parte il tono deciso, spesso alto e duro che
sembra uscire cos naturalmente in momenti simili, dicendo la stessa cosa pi tranquillamente, eppure
con chiarezza e fermezza. In questi momenti difficili, pu essere una pratica utile riconnetterci con ci
che di pi profondo e buono c in noi stessi, e tenere presente cosa  pi importante.
In ultima analisi, la reazione dei nostri figli a qualsiasi limite imposto al loro comportamento
dipende da quanto si sentono collegati alla famiglia nel suo complesso, da quanto riescono a vedere che
i limiti derivano da interesse e preoccupazione, persino se in quel momento ne sono furiosi.
Come per molti genitori con dei figli alle superiori, c stato un periodo in cui pativamo gli
effetti negativi del fatto che una delle nostre figlie passava tutto il suo tempo libero al telefono. Quello
che era cominciato in maniera abbastanza innocua si era sviluppato in una situazione per cui
dallattimo preciso in cui tornava a casa da scuola fino al momento in cui andava a letto o era al
telefono o stava aspettando una telefonata. Qualunque altra cosa stesse facendo poteva essere interrotta,
inclusi i compiti. Alla fine, malgrado le sue assicurazioni che non trascurava lo studio, semplicemente
non aveva la tranquillit sufficiente per concentrarsi davvero sui suoi compiti e il rendimento scolastico
pativa.
Questo uso illimitato del telefono aveva anche un effetto negativo sul suo legame con la
famiglia, al punto tale che lei cominci a relazionarsi con noi come se fossimo estranei, in maniera
rabbiosa e distante.
Ci siamo resi conto che comunicarle semplicemente che il suo tempo al telefono sarebbe stato
limitato era molto autocratico e la cosa avrebbe finito per aumentare la distanza tra lei e noi. Abbiamo
deciso invece di indire una
riunione familiare in cui tutti i membri avevano diritto di parlare senza essere interrotti per dire
come si sentivano sulla questione del telefono. Ascoltandoci lun laltro siamo stati in grado di capire
meglio il punto di vista dellaltro.
Ognuno diceva le proprie opinioni in proposito, stabiliva le proprie necessit, e alla fine ne
siamo usciti con un programma telefonico che era un compromesso soddisfacente per tutti.
Dopo qualche giorno di cene e compiti non interrotti dal telefono, ha ammesso che il nuovo
orario telefonico quasi le piaceva. Noi vedevamo che provava una sorta di sollievo ad avere un certo
tempo ininterrotto per s. Era qualcosa che lei da sola non avrebbe mai deciso. Doveva venire da noi.
Dopo unaltra settimana o due, inevitabilmente lei cominci a cercare di adattare e modificare il
compromesso a cui eravamo arrivati. Ci disse che voleva cominciare le telefonate mezzora prima e noi
le rispondemmo che avrebbe potuto farlo se avesse terminato i compiti mezzora prima. Non essendo
disposta a farlo, ritornammo agli orari originali. Poich eravamo consapevoli delleffetto positivo dei
nuovi limiti telefonici sia su nostra figlia che su tutta la famiglia, fu molto pi facile mantenere la
nostra posizione.
Che il problema sia il tempo passato al telefono, a scrivere messaggi, sui social network o altro,
ci saranno sempre situazioni e occasioni speciali in cui  necessario essere flessibili ed  importante
esserne consapevoli. In qualche modo questo rende il mestiere di genitore molto pi difficile, perch i
nostri figli sanno che esiste la possibilit di negoziare su qualsiasi problema e cercheranno una
scappatoia e ogni opportunit per aggirare le regole. Possono essere maestri a perorare la loro causa, a
volte dei veri e propri principi del foro ed  difficile non ammirare queste capacit anche se minacciano
seriamente la nostra autorit. Ma in generale, e specialmente con i bambini piccoli, imparare che no
significa no e che non c spazio per la negoziazione o per farci cambiare idea crea una aspettativa
chiara e un ambiente familiare affidabile e sicuro.
Alcuni bambini hanno bisogno di pi limiti di altri, su certi temi. Lora di andare a letto per un
mattiniero sar diversa da quella per un figlio che  un falco notturno. Un figlio che ama leggere avr
pi risorse su cui poter contare la sera rispetto a uno che ha difficolt a leggere. I figli che sono meno
impulsivi e pi riflessivi avranno necessariamente meno bisogno di limiti da parte dei genitori.
Ci saranno cambiamenti nella nostra capacit di tolleranza e stabiliremo
limiti diversi, con figli diversi, in et diverse, o in diverse circostanze, ma per essere genitori
consapevoli dobbiamo riesaminare continuamente se ci che facciamo e pensiamo  nellinteresse di
quel figlio e chiederci se esiste un modo migliore che noi non vediamo. Quando i nostri figli diventano
adolescenti, la strada che percorriamo come genitori diventa tortuosa, la visibilit diminuisce e le cose
non sono sempre come sembrano. Gli adolescenti hanno bisogno della loro privacy, ma quella privacy
significa anche che noi non sappiamo sempre che cosa sta loro accadendo, che cosa stanno veramente
facendo, in che cosa sono coinvolti. Potrebbero essere tentati di mentirci per poter fare quello che
vogliono. Il ragazzo pu pi facilmente chiedersi Come posso cavarmela?, invece che Qual  il mio
interesse? Forse siamo tentati di dire s a cose a cui in realt vorremmo dire no, sia per evitare
uno scontro, sia perch temiamo che dire no li allontani ancor pi da noi.
Gli adolescenti possono trarre benefici da come noi riusciamo a comunicare ci che vediamo e
sentiamo, o quali sono le nostre preoccupazioni (cosa percepiamo come possibile pericolo al loro
benessere). Quelle volte in cui sentiamo di dover dire di no a cose che loro vogliono da noi, se non
siamo consapevoli quel no potrebbe trasmettere tacitamente altri messaggi come:
Non ci fidiamo di te o Sei cattivo o Non hai giudizio. Dobbiamo essere coscienti di
questi sentimenti dentro di noi, se ci sono, e delle reazioni automatiche che scatenano, cos da non
correre il rischio di creare ulteriore inutile distanza e distacco in momenti che sono gi di per s difficili.
Se diciamo a una figlia adolescente: No, non puoi stare da sola in casa con quel ragazzo, la
risposta potrebbe essere: Non ti fidi di me? Allora, noi potremmo, con una certa sensibilit,
rispondere: Non mi fido della situazione.  troppo facile sentirsi spinti a fare delle cose che
potrebbero farti male o per le quali potresti sentirti male dopo. Questa risposta ha almeno la possibilit
di non essere considerata come lesercizio arbitrario di un potere, ma come una valutazione rispettosa e
non ingenua di una situazione che riguarda lintegrit della figlia.  possibile che lei non sia della
stessa opinione o che rifiuti completamente ci che diciamo e si risenta e si arrabbi.
Tuttavia, in quel momento, il genitore sta indicando qualcosa di vero e capisce che
quellinterazione, qualunque ne sia il risultato,  destinata a essere uno dei molti incontri di questo tipo.
Scegliere con una certa saggezza in quale situazione ci mettiamo  una delle lezioni della vita che
richiedono tempo ed esperienza per essere imparate.
Una nostra amica riceve una telefonata dalla figlia sedicenne che le dice:
Mamma, sono a New York. Questo  avvenuto dopo parecchie discussioni sui motivi per cui
la madre non voleva che la figlia andasse a New York da sola per vedere una scuola cui era interessata.
Sua figlia le racconta che non era riuscita a trovare la persona presso la quale pensava di andare a stare
e che aveva chiamato unaltra ragazza conosciuta di recente e adesso stava da lei. Come pu reagire
questa madre davanti al fatto compiuto? Che cosa pu fare in una situazione del genere?
Saggiamente si  fermata un attimo a valutare la situazione. Si  resa conto che la figlia stava
cercando di badare a se stessa ed era stata abbastanza sensata da chiamarla perch lei non si
preoccupasse. Sua figlia era gi a New York. Nessuna rabbia, per quanto violenta, avrebbe cambiato quel fatto.
Quindi ha detto saggiamente e onestamente a sua figlia: Adesso non sono arrabbiata, ma mi
riservo di arrabbiarmi in seguito. In questo modo ha lasciato aperte le opzioni per affrontare il proprio
turbamento emotivo in unaltra occasione e ha proseguito chiedendole se stesse bene e se le mancasse
qualcosa per completare il suo viaggio e tornare a casa. Si  resa conto che sua figlia stava cercando di
fare una cosa molto importante per s. Anche se disapprovava ci che aveva fatto, al contempo  stata
in grado di apprezzare il suo coraggio e le sue risorse. Chiarendo bene i propri sentimenti, ma anche
preoccupandosi profondamente dei bisogni della figlia,  riuscita a sostenerla e a non permettere che
posizioni conflittuali si intromettessero tra loro.
Quanto pi i nostri figli sono grandi, tanto pi le cose appaiono spaventose per noi, mentre loro
si muovono nel mondo e incontrano situazioni potenzialmente pericolose sulle quali noi abbiamo
scarso o nessun controllo: questo fa parte dellinevitabile sfida di essere genitori.  importante che noi
genitori durante questo periodo siamo consapevoli delle nostre paure e ansie. Questo almeno ci d la
possibilit di non rimanervi intrappolati al punto da consentire che annebbino completamente la nostra
visione e sensibilit e ci impediscano di vedere che cosa sta realmente accadendo ai nostri figli, o di
comunicare efficacemente con loro.
Questo  un periodo in cui possiamo costruire sullopera fatta in passato per creare la fiducia e,
cosa pi importante, su un sentimento condiviso di unione con la famiglia. Con queste basi diventa
possibile, anche se non sempre facile, parlare con i nostri figli di argomenti come le conseguenze e i
rischi dellalcol, delle droghe e del sesso non protetto (anche dal punto di vista emotivo, oltrech
fisico).
Quando dispongono di pi libert e si trovano di fronte a tutti i tipi di scelte, alcune delle quali
distruttive e pericolose, e talvolta subiscono forti pressioni da parte dei coetanei, diventa essenziale che
i figli pi grandi sviluppino la loro consapevolezza di s e autoprotezione.
Questo include la capacit di essere in contatto con ci che sentono in situazioni che possano
suscitare sentimenti altamente conflittuali, e di imparare a chiedersi di che cosa abbiano veramente
bisogno. Con una certa consapevolezza di s  molto pi probabile che facciano scelte pi sane e siano
pi capaci di vedere i loro limiti e confini. Sviluppare la consapevolezza in questo campo  un processo
che si sbroglia nel tempo.
Sempre pi le scuole offrono corsi di consapevolezza come parte del programma, dallasilo fino
al liceo, per sviluppare, tra le altre capacit, proprio questo tipo di autoconsapevolezza e intelligenza
emotiva.
Molte attivit costruiscono naturalmente la consapevolezza di s, insieme allautodisciplina e
alla fiducia in se stessi. Tra queste, le arti marziali, gli sport, lo yoga, la danza, il teatro, la pittura, le
scalate in montagna, il campeggio nella natura, la scrittura di un diario. Tutto ci fornisce ai ragazzi
occasioni di sperimentare i loro limiti, reali e immaginari, e offrono la soddisfazione di aperture e
successi. Unesperienza interiore di capacit e padronanza in unarea particolare inevitabilmente si
estender a tutte le aree della loro vita. In ultima analisi, i nostri figli raggiungono unet in cui devono
fidarsi della propria consapevolezza, del proprio buon senso e dellesperienza passata: hanno scelto la
loro strada autonoma e, a mano a mano che la loro vita si dispiega, si trovano di fronte alla sfida di
continuare a crescere.
...
.
...
Fatti gli affari tuoi. Non scoccare larco di un altro; non cavalcare il cavallo di un altro; non discutere delle colpe di un altro; non impicciarti degli affari di un altro.
.
WU-MEN, MAESTRO ZEN DEL TREDICESIMO SECOLO.
...
.
...
Dove sei andata?
Fuori.
Che cosa hai fatto?
Niente.
DIALOGO FAMILIARE.
...
.
...
 facile per i genitori cadere nellerrore di pensare di dover sapere tutto ci che succede ai figli,
incluso ci che avviene dentro di loro.  naturale che ci sentiamo cos, dato che siamo cos vicini a loro
quando sono piccoli. Noi siamo al loro fianco mentre scoprono e imparano nuove cose su di s e sul
mondo, e sperimentano la gioia e il dolore. Ma a mano a mano che crescono  molto importante
lasciare loro spazio psichico per la loro privacy e per condividere con noi quello che scelgono di
condividere, quando lo scelgono.
Ci  in s un atto di amorevole gentilezza. Se hanno veramente bisogno di condividere
qualcosa con noi, forse allora sentiranno che possono fidarsi di noi e che noi siamo capaci di
comprendere le loro preoccupazioni.
Questo richiede presenza e disponibilit da parte nostra e una sana decisione di farci gli affari
nostri.  un equilibrio delicato, che presuppone un alto grado di sensibilit, discernimento e pazienza.
Naturalmente dato che ogni figlio  diverso e ogni genitore  diverso e non esistono due
circostanze uguali, dobbiamo essere continuamente consapevoli della situazione attuale della nostra
famiglia e della nostra mente. Per farci gli
affari nostri dovremo conoscere quali sono i veri affari di genitore e quali no.
Non  poi solo una questione di sapere.  anche una questione di stile. La pazienza e la
presenza senza ficcare il naso o essere pesanti, e senza giudicare quando i nostri figli condividono
qualcosa con noi, possono rendere un rapporto molto pi felice che non lessere avvertiti dai figli come
sempre curiosi dei loro affari o desiderosi di sapere di pi di quanto loro siano disposti a condividere, o
lessere visti manifestare sentimenti feriti quando ci sentiamo tagliati fuori o esclusi.
Potrebbe essere illuminante ripensare alla nostra adolescenza. A un certo punto non cerano
forse delle cose che avevamo bisogno di tenerci per noi, cose che non erano proprio affari dei nostri
genitori e che non potevano e non avrebbero mai potuto esserlo, perch erano esperienze nascenti nel
nostro mondo interiore?
Nostro figlio potr annunciarci che  innamorato e che ha intenzione di sposarsi. Potremo
sapere qualcosa dellesterno e avere unidea dellinterno, ma non potremo mai pienamente conoscere
ci che avviene nel pi profondo, e giustamente, perch non sta a noi saperlo. Il nostro compito 
quello di occuparci dei nostri affari interiori, della nostra mente, del nostro corpo, delle nostre relazioni
e della nostra vita, accordando la stessa libert e lo stesso rispetto ai nostri figli mentre dalla
dipendenza totale del bambino piccolo si avviano a diventare adulti indipendenti e interdipendenti.
La qualit e il calore del legame con i nostri figli sar proporzionale a quanto continuiamo a
lavorare interiormente su noi stessi e a mantenere il senso di confini adeguati, alla nostra disponibilit a
permettere che i nostri figli pi grandi trovino la loro strada e il loro modo di vedere. Presenza e
lapertura, lamore e linteresse e una disponibilit a rispondere pi che a reagire creano un ambiente
pi pieno di rispetto e fiducia tra genitore e figlio.
Questo s, che sono affari nostri.
Tocca sempre a te
Dopo aver guardato un film, la maggiore delle mie figlie va a coricarsi, ma la piccola ha
bisogno di qualcosaltro prima di dormire. Si infila il pigiama e vuole una storia, poi cambia idea e
chiede se possiamo giocare a scacchi sul letto. Una partita sola, stabiliamo, e poi si spengono le luci e si dorme.
Dovremo stare attenti a non rovesciare i pezzi sulla scacchiera pieghevole posata sul materasso.
Ma prima, come una principessina, mi (jkz) chiede se vado a prenderle un mandarino (adora i
mandarini) e anche, pap, una boule dellacqua calda per scaldarle il letto in questa fredda notte di
novembre. Mi d piacere portarle queste cose, una volta che ho trovato il tappo della boule.
Poi vado a prendere la scacchiera.
Sono settimane ormai che giochiamo a scacchi. A volte me lo chiede lei, altre glielo propongo
io. Per moltissimo tempo non ero riuscito a convincerla a giocare, ma Myla ha pensato di comprare una
scacchiera pi grossa e una serie di pezzi pi grandi di quelli che avevamo usato allinizio e anche uno
di quegli orologi doppi al quale si d un colpo dopo ogni mossa. Lorologio aggiunge un tocco
assolutamente speciale al gioco.  come se si confermasse ogni mossa, dichiarando che  proprio ci
che si intende fare. Lei ama giocare con lorologio e anchio, anche se non guardiamo mai quanto tempo  passato.
Il fascino sta in quel colpo definitivo.
Ci disponiamo alla nostra partita notturna. Lei sceglie il nero. Sceglie
sempre il nero. Le do scacco matto in fretta e siamo entrambi sorpresi. Io per primo non mi
ero reso conto che fosse scacco matto. Lei aveva arroccato e io avevo portato la mia regina fino al suo
re con lalfiere che la proteggeva e in qualche modo nessuno dei suoi pezzi poteva mangiarmi o
interferire.  successo cos in fretta che abbiamo deciso di fare solo unaltra partita.
Ho cercato di fare unapertura simile alla precedente. Presto lei si  resa conto di quello che
stavo facendo, senza che ci parlassimo. Lho capito perch ha mosso il pedone giusto nel posto giusto
rendendo inutile il mio tentativo.
Con un aiuto piccolissimo in qualche punto cruciale, mi ha dato scacco matto
una mossa prima che lo facessi io.  stato cos divertente che abbiamo deciso di fare ancora una partita.
Sono stanco e piuttosto restio a giocare ancora, ma solo fino a quando non ricominciamo. Poi la
riluttanza si dissolve nellenergia del momento.
Questa volta il finale di gioco  piuttosto complicato: al centro della scacchiera con entrambe le
regine in posizioni vicine, i due re a proteggerle, alcune torri e alfieri vicini e i re che scappano qua e l
attraverso ogni apertura mentre ci inseguiamo, dandoci scacco a vicenda e perdendo e guadagnando il
vantaggio.  stato stupendo e non era mai successo prima.
Questa volta lei giocava sdraiata, con la testa sulla boule a livello della scacchiera.
A volte mentre giochiamo i nostri sguardi si incontrano divertiti o sospettosi, cercando
silenziosamente di capire che cosa sta tentando di fare laltro o sperimentando la pura gioia di
impegnarci in questo divertente mondo di eleganti forme in plastica su sessantaquattro quadratini. Lei
non vuole mai che io le indichi qualcosa, ma io desidero che rifaccia le mosse che possono costarle un
pezzo importante, come la regina, o farle perdere una grande occasione che so che lei non ha visto. E a
volte mi permette di farlo... ma poi non vuole pi sentire una parola.
Vuole pensare le strategie da sola e in ogni partita la vedo percepire di pi e fare mosse
migliori. Impara cos in fretta dalla sua esperienza, molto pi in fretta di me. Mi sorprende a fare errori
avventati: qualche volta  clemente, altre volte  molto meno incline a perdonare. Sta imparando a
vedere le mie mosse e a capire a che cosa mirano, a come intercettarle, nonch a pensare le sue
strategie, per farmi pressione e far procedere il gioco. Cresce la sua abilit nel percepire lo spazio della
scacchiera: diventa sempre pi saggia. La sua consapevolezza si allarga. I rischi devono essere visti e
soppesati. 
necessario formulare piani, ma anche cambiarli ripetutamente, in risposta a situazioni che
mutano sulla scacchiera. Le strategie e le tattiche si sviluppano dalla necessit.
Ogni partita apre un numero infinito di possibilit che si restringono sino a una fine inevitabile,
quella che riusciamo a ottenere. Ma possiamo rigiocare diverse possibili fini e talvolta lo facciamo.
Sono come scenari alternativi di unimpersonazione di ruoli in un dilemma personale. Vediamo gli
elementi coinvolti e le loro combinazioni e il nostro potere di fare scelte e dirigere il flusso delle cose.
Visualizziamo e in effetti esploriamo diversi approcci e
vediamo le conseguenze di ciascuno di essi. Tutti i tipi di psicoterapia usano limpersonazione
di ruoli per risolvere dilemmi emotivi e i modi diversi con cui navigare attraverso le difficolt.
Immaginate di imparare a farlo giocando e di sviluppare il repertorio interno per vedere aperture
alternative e mosse che favoriscono il dispiegarsi della nostra vita in modi che possono incarnare un
elemento di saggezza.
Dopo la fine di questa partita, il flusso delle cose ci porta inevitabilmente verso il sonno. Mi
chiede se posso restare un po con lei. Spengo la luce e mi siedo sul letto. In pochi attimi 
addormentata. Lo capisco dal suo respiro che allimprovviso si fa pi profondo e regolare.
A questa et, la maggior parte delle volte che le chiedo di accompagnarla a letto mi dice NO,
quindi il suo invito  molto speciale per me e sento che lo  anche per lei, una possibilit di rivisitare
qualcosa che lei faceva spesso.
Respiro con lei per qualche minuto e poi me ne vado in silenzio, chiudendole la porta.
A volte non ci pesa cercare il tappo della boule o lequivalente nella nostra vita quando tocca a
noi fare la mossa. Altre volte, di solito la maggior parte delle volte, ci scoccia cercare il tappo della
boule, non abbiamo voglia di andare a prendere un mandarino o metterci in gioco...  troppo tardi,
siamo troppo stanchi, vogliamo solo che nostro figlio vada a letto... e non abbiamo alcuna intenzione di
giocare a scacchi, n a nientaltro.
Ma se, solo come esperimento, scegliamo di dare ai nostri figli proprio in quel momento quello
che non abbiamo voglia di fare e, invece di ritirarci e chiuderci, ci rendiamo interamente disponibili e
desiderosi di impegnarci con loro o di indirizzarli gentilmente altrove, se ci riusciamo, ci accorgeremo
che un mondo intero si apre per loro e anche per noi, un mondo condiviso che retrospettivamente non
avremmo mai voluto perdere, non avremmo mai potuto prevedere e che per noi potrebbe essere pi
importante di qualunque altra cosa abbiamo fatto, malgrado la fatica o gli impegni o il poco tempo che
pensavamo di avere al momento.
Nel fare scelte generose per occuparci di un figlio in quel tipo di momenti, non agiamo da servi
(anche se a volte cos ci pu apparire), piuttosto come un re o regina, un sovrano, con tanto tempo e
generosit di cuore.
Ma bisogna ammetterlo. Anche se siamo sovrani nel nostro ruolo di
genitori, in certe fasi pi di altre siamo anche servi: proprio come un re o una regina saggi, o
qualsiasi leader, sono servi del regno. E vale la pena esserlo in quel senso.
 un affare pericoloso. Abbiamo visto che la natura pi profonda del nostro essere  senza
limiti, ma dare noi stessi pienamente ai nostri figli  tanto contrario ai dettami della nostra societ che il
solo parlarne  quasi tab. E invece  molto importante parlarne, esaminare la cosa e sperimentarla come parte della nostra
pratica, facendo nuove mosse sulla scacchiera, a volte mosse audaci che prima non avremmo nemmeno concepito e imparando da ci che ne deriva, mentre il mondo  come spesso fa quando prendiamo liniziativa  si apre per fare spazio alle nostre offerte.
...
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Tu sei le note, noi siamo il flauto. Noi siamo le montagne, tu sei il suono che ne discende.
Noi siamo i pedoni e i re e le torri che tu disponi sulla scacchiera: perdiamo o vinciamo.
Noi siamo i leoni che sventolano sulle bandiere. Il tuo vento invisibile ci porta nel mondo.
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RUMI.
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Punte di rami.
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Vi siete mai fermati a pensare a come le cose avrebbero potuto andare diversamente nella vostra
vita se non fosse stato per lincontro di eventi imprevedibili, minuscoli e apparentemente casuali che
influenzano cos tanto la nostra esistenza e offrendoci importanti aperture potenziali e anche limiti?
Se io (jkz) avessi deciso di andare a pranzo cinque minuti prima o dopo di quanto non ho fatto
quel giorno di dicembre, o se Myla non si fosse imbattuta in unamica e non si fosse messa a
conversare con lei in un posto particolare, non ci saremmo mai incontrati. Non avremmo avuto figli e
non vivremmo la vita che viviamo ora. Questo sottolinea qualcosa di prezioso e misterioso nella vita
stessa che vale la pena di valutare.
Se le cose non fossero avvenute come sono avvenute, senza dubbio altre cose non sarebbero
accadute e adesso vivremmo altre vite totalmente diverse.
Sarei stato anche un diverso me stesso, perch ora ci che sono in larga parte  dovuto al
contesto della nostra relazione e allamore che abbiamo luno per laltra.
La vita pu essere generica, ma lamore e la bellezza sono specifici. Il mondo ci chiama
continuamente a celebrare quelle specificit, nei posti cui apparteniamo realmente e in cui ci sentiamo
pi a casa. Ci chiede di celebrare i figli che abbiamo, la vita che abbiamo da vivere, se riusciamo a
esserci e se siamo vigili rispetto al suo svolgersi, alle sue immagini e suoni in modo che questi aspetti
intimi e sempre presenti della nostra vita non siano solo confinati ai ricordi immagazzinati con gli
album delle foto. Le nostre attualit di adesso sono vere benedizioni e il loro emergere ogni giorno nei
loro particolari unici  del tutto miracoloso.
Questosservazione mi ricorda continuamente di considerare la pregnanza
virtuale di ogni momento con grande rispetto e riverenza. Mi ricorda che il suo potenziale 
grandioso, anche se non conosciamo e non possiamo prevedere il momento seguente finch non si
presenta e anche se per la maggior parte i nostri momenti sembrano a uno sguardo superficiale solo
banali e blandi e ogni giorno sembra pi o meno simile allultimo.  facile non rendersi conto che ogni attimo
contiene limmensit dellintero universo, e pu essere pieno di sorprese e di possibilit impensate, e
dimenticare che le possiamo osservare dispiegarsi e siamo chiamati a partecipare al loro svolgersi. I
bambini piccoli conoscono bene questo mondo magico in cui tutto  fresco, nuovo e possibile.
Vedere ogni momento come la punta potenziale di un ramo pu essere un modo utilissimo di
guardare le nostre vite che si dispiegano. Se, nella nostra vita, desideriamo che il futuro sia diverso,
come spesso facciamo con grande passione  che si tratti di una relazione migliore con un figlio o che
accada qualcosa di diverso nella nostra esistenza  il solo tempo in cui possiamo agire  il presente.
Infatti il presente non  in realt il futuro?  gi qui. Ce labbiamo adesso qui.
Considerando il presente a questo modo, potremmo chiederci: Com?
Siamo a nostro agio in questa realt? In questo o in altri momenti della nostra vita, sappiamo
veramente, sentiamo, avvertiamo dove siamo e come siamo arrivati qui a questo momento?
Il solo modo per saperlo  di tenere gli occhi aperti e questo significa tutti i sensi. E anche allora
sapere potrebbe non significare sapere, ma piuttosto sapere di non sapere eppure continuare a
mantenere viva la stessa domanda perch  interessante e noi siamo curiosi e perch, comunque sia, la
nostra vita si sta dispiegando adesso, in questo momento.  proprio questo istante che conta.
Sappiamo che ogni momento si sviluppa da quello precedente che in qualche modo lo
influenza. Il momento attuale ha un impeto in s. Le nostre azioni hanno sempre conseguenze. Se
speriamo di imparare qualcosa o di crescere o di esprimere i nostri sentimenti o di migliorare la qualit
della vita in futuro, questo  davvero il solo momento che avremo mai per influenzare il corso del
torrente incessante di azioni e conseguenze che desideriamo per la vita a venire. Se ci assumiamo la
responsabilit di occuparci della qualit e delle possibilit di questo momento, che sia con un figlio o
da soli, il momento seguente sar influenzato da quella consapevolezza e quindi sar diverso.
La consapevolezza quindi pu fornire aperture che avrebbero potuto non essere disponibili
anche solo un attimo prima perch la nostra mente vedeva le cose in modo diverso. Queste aperture
forse ci sono sempre state in potenza, ma la loro realizzazione spesso richiede la nostra completa
partecipazione.
Quindi quando  ora di lavare i piatti, lo facciamo cos, con tutta la presenza di mente. E questo
apre la possibilit seguente.  la stessa cosa per tutto.
La sfida  vedere se riusciamo davvero a incarnare pienamente la vita che  nostra da vivere,
con i figli che sono nostri da allevare, qui, adesso... e adesso, adesso, adesso, ogni momento, giorno e
notte un nuovo inizio, mentre ci muoviamo attraverso la luce e il buio.
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PARTE DECIMA.
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Luce e buio.
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Impermanenza.
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Remando su una canoa una mattina presto di luglio nel Maine settentrionale, alla ricerca di alci,
mentre la mia famiglia dorme nella capanna accanto al lago, osservo (jkz) i gorghi attorno alla pagaia
nellacqua altrimenti tranquilla, uno che si forma allesterno del remo, laltro allinterno. Per un po
girano in direzioni opposte, scivolando dietro di me a mano a mano che la canoa avanza. Non sono che
acqua in movimento, separata per un attimo, e la loro forma particolare  dovuta al mulinare
dellacqua. Voltandomi indietro per mantenere il contatto con essi, vedo che presto svaniscono.
Lenergia del loro movimento si perde nel lago. A ogni colpo se ne formano altri, ognuno diverso,
unico. Sono ipnotizzanti. Forme che compaiono dal nulla per un attimo breve a causa di certe
condizioni che il lago e la pagaia necessariamente creano.
Per me questi cerchi dacqua sono affascinanti quanto lalce che sto cercando, ma che questa
mattina non trovo, e per certi versi non sono troppo diversi. Anche le cose viventi appaiono per attimi
brevi in entit apparentemente distinte che chiamiamo corpi, danzano nella luce del giorno per un
attimo e presto svaniscono. Sappiamo che la vita appare nelle sue forme distinte a causa di certe
condizioni. Sappiamo che presto abbandona quelle forme distinte per apparire altrove, nuova.
Sappiamo che esiste la morte. Ma vediamo questo particolare alce o questa persona come pi o meno
permanenti e il loro estinguersi ci coglie di sorpresa e spesso ci riempie di orrore, com giusto. Eppure
sappiamo che lo svanire fa parte di quellessere come larrivo. Sappiamo che tutte le cose sono
temporanee e fuggevoli, ma ci nascondiamo da questo aspetto delle cose finch non ce lo troviamo di fronte.
Qualche settimana dopo ricordo questi pensieri mentre osservo il corpo pallido ed emaciato di
un mio amico che sta morendo di linfoma a cinquantanni, circondato dai suoi amici. E questo scheletro
scioccante, con i muscoli e i tendini esposti come si vedono solo nella morte,  ancora capace,
malgrado il dolore, la diarrea e la febbre, di evocare da qualche parte
lenergia per partecipare a una festa, sedersi sul divano e suonare la chitarra con una bravura da
togliere il fiato, inviando correnti di bellezza dalle corde fino alle nostre anime. La moglie e la figlia di
undici anni, cos piene di vita, gli siedono accanto.
Ammutolisco di fronte allintensit di tutto questo. I miei figli stanno vedendo qualcosa che non
hanno mai visto prima di ora. Non  bello, ma ispira meraviglia ed  trascendente. Noi, incluso lamico
medico nella cui casa si svolge la festa, possiamo fare ben poco per lui, tranne che metterlo a suo agio e
onorare la vita che  ancora in lui.
Non possiamo arrestare questo processo. Riusciamo a malapena a dargli un nome, tanto  forte
limpulso di negare o di voltarsi altrove. Mentre le sue dita sottili toccano le corde e laltra mano
definisce le note, il suo volto si contorce per lo sforzo... o  piacere? In questi brevi attimi sembra
cavalcare oltre il tempo, anche se ho limpressione che ci stia mostrando, stia condividendo con noi e
forse pi di tutti con sua figlia, il potere che ha ancora e la bellezza di ci che ha conosciuto nella sua vita.
Recentemente ho conosciuto una donna il cui figlio, allultimo anno di college,  morto: la
macchina che stava guidando di notte nel deserto  uscita di strada e si  schiantata. Forse si era
addormentato. Lei non lo sapr mai.
Quale spiegazione sarebbe sufficiente? Una vita stroncata nel fiore degli anni, un buco nel
tessuto dellesistenza di questa donna, la vita che lei aveva partorito e nutrito allimprovviso non c
pi. Come sopportarlo? Come arrivare allaccettazione dellinaccettabile? Eppure anche questo fa parte
del ruolo di genitori, fin dalla notte dei tempi.
Forse la cosa migliore che possiamo fare  sentire la fuggevolezza della vita e dei nostri
momenti presenti e vivere dentro di essi, uno alla volta, il pi pienamente possibile, abbracciando i
nostri figli e godendo della loro vita, e sentire al contempo la certezza della morte, della vita che nasce
e fugge. Il respiro pu ricordarci questo, mentre va e viene, come i nostri momenti, i nostri amici, il
tempo, i nostri pensieri. Possiamo trovare modi per cavalcare queste correnti con consapevolezza e
lasciare che la vita fluisca attraverso di noi? Possiamo onorare questi misteri oltre la nostra conoscenza
che danno forma alla nostra fragile umanit e le conferiscono forza e saggezza sorprendenti?
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I CONFINI DELLAMORE.
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Oltre e prima
le iniquit della passione
le quattro met
sono segretamente intrecciate.
Disposizioni della nostra verit;
nascono possibilit e
con il tempo si seppelliscono.
Galassie nascoste e
perdite futili,
il nostro cuore impaziente lo proibisce.
Luoghi in cui lignoto
 squisito e sfuggente.
RYAN JON ROBINSON, ET SEDICI ANNI, OTTOBRE 1995.
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Questa poesia  stata scritta qualche settimana prima che Ryan Robinson morisse per un colpo
accidentale di pistola alla testa durante una festa di adolescenti, in cui non erano presenti adulti e girava
alcol. I ragazzi avevano trovato nella stanza da letto dei genitori una rivoltella che pensavano fosse
scarica. Era una pistola russa. A differenza dei modelli americani, la sicura di questa pistola permetteva
di tirare e di premere il grilletto. I ragazzi avevano tolto il cappuccio e avevano sparato a vuoto molte
volte nel camino. Quando arriv nelle mani di Ryan, la pistola doveva aver perso accidentalmente la
sicura. Nessuno dei ragazzi aveva la pi pallida idea che ci potesse essere un colpo in canna. Suo padre,
che era stato a un ritiro sulla consapevolezza condotto da me lestate prima, mi ha scritto:
Ryan si era appena trasferito in una scuola nuova pi grande. Il primo giorno aveva insistito per
indossare una T-shirt che gli avevano fatto gli amici della vecchia scuola. Sul davanti cera scritto:
Ciao. Sono Ryan e sulla schiena: Sono nuovo qui. Siate gentili con me. Ero in cucina quando lui
usc di corsa, in ritardo, come sempre. Ritorn freneticamente indietro:
Dov il mio mantello? Io gli dissi: Non vorrai mica metterti il mantello? Non il primo
giorno. Perch prima non controlli e non dai unocchiata a che aria tira? Cautamente rispose: Questo
 quello che pensi che io dovrei fare o quello che faresti tu? Be, la risposta era ovvia.
Lui aveva la capacit di vedere veramente ci che succedeva alle persone, anche se la cosa era
inespressa, e di dire la verit. A volte questo poteva apparire una sfida. Ma era sempre vero.
La morte di Ryan, poco dopo il suo sedicesimo compleanno, ha lacerato per sempre il tessuto
della nostra famiglia. La separazione ha staccato la vita che avevo sempre dato per scontata dal dolore
incredibile di ogni giorno successivo. La sofferenza che ho sperimentato in quei primi due mesi era
molto superiore allapprezzamento di essere vivo. Essere vivi faceva semplicemente troppo male.
Una grande parte di me  morta con Ryan. Negli ultimi quattro mesi, la mia vita mi  parsa
come un ergastolo: qualcosa da sopportare, non pi da godere. Per moltissime settimane dopo
lincidente i pensieri e le immagini che mi passavano per la mente erano fuori dal mio controllo. Mi
consumavano il sonno e le ore di veglia. Tentavo di osservarli, di notarli, di respirare con essi, ma era
tutto inutile. Dovunque mi girassi, mi ricordavo di lui. Era come se fossero migliaia di stalloni che
correvano senza controllo...
Sono grato alla mia pratica della consapevolezza.  diventata una carta geografica che mi guida
su un terreno molto aspro e doloroso e non ancora tracciato.  interessante. Pensavo di essere i miei
pensieri. Adesso i miei pensieri sono ci che ho, non ci che sono. La mia vita sembra essere diventata
il contesto entro cui avvengono tutti i miei pensieri, entro cui corrono le mie emozioni. Durante la
giornata i pensieri e le emozioni arrivano come sempre. Alcuni, gli stalloni pi selvaggi, continuano a
correre irrefrenabili e io sono alla loro merc. Ma la maggior parte sono capace di osservarli,
sperimentarli e lasciarli andare, ritornando al respiro.
Nella maggioranza dei casi adesso sono in grado di afferrare la sella e cavalcarli, prima di
essere trascinato attaccato alla corda sobbalzando sulle mie stesse pietre che hanno nome vittima e
autocommiserazione. Di questo sono molto grato.
Nel corso della giornata osservo una grande variet di pensieri. Non posso pi fare questo... La
mia vita non vale pi la pena di essere vissuta.
Durante la meditazione assisa, osservo queste e altre considerazioni... E nel frattempo tento
pazientemente di ritornare al respiro. Me lo dimentico, fuggo via con i miei pensieri e ritorno. Noto la
mia impazienza e ritorno. Adesso vedo che al di sotto dei pensieri e delle emozioni, al di sotto del
dolore, del
vuoto di tutta la mia sofferenza, c qualcosaltro.  lassoluto e incondizionato amore che
provo per un bellissimo ragazzo che semplicemente mi manca molto.
Forse la pi grande lezione che ho imparato da questa tragedia  larroganza che mettevo nel
mio rapporto con il tempo prima dellincidente.
Ho imparato che quando ami una persona  importante dirglielo, perch il domani  solo
unidea della nostra mente.
Il fiume del dolore sotterraneo
Sono stato in una stanza con settecento uomini di tutte le et, tutti in lacrime per la loro perduta
relazione con il padre. Prima di entrare nella stanza e passare il tempo a parlare e ad ascoltarsi, la
maggior parte di loro era a malapena cosciente di portare dentro un simile dolore e quasi nessuno di
loro comunque lo avrebbe condiviso con altri uomini.
Sono stato in gruppi di centinaia di professionisti agiati in cui, durante una pratica intensiva di
consapevolezza, da una persona allaltra, uomini e donne, usciva unimmensa tristezza personale
proveniente dallinfanzia. In questi ritiri facciamo in modo che le espressioni personali di dolore e le
storie che le accompagnano vadano e vengano per un po senza altra reazione o commento che non sia
la piena attenzione silenziosa. Le persone fanno fatica a rendersi conto che dare spazio alle emozioni
profonde e spiacevoli fa parte della consapevolezza quanto seguire il proprio respiro.
Un vero e proprio fiume di dolore sembra scorrere attraverso di noi. Il suo corso sotterraneo non
 sempre in evidenza, quindi possiamo non avere idea di dove si trovi. Ma il fiume di dolore non  mai
cos lontano ed estraneo quanto crediamo, quando lo vediamo scorrere attraverso il cuore di un altro.
Pi o meno palesemente, pu condizionare lintero viaggio di una vita, incluso il nostro carattere, la
scelta professionale e il modo in cui svolgiamo il nostro ruolo di genitori.
Sono convinto che questo fiume scorra attraverso ciascuno di noi, trasportando profondi, e forse
archetipici sentimenti con cui veniamo raramente in contatto e di cui forse ignoriamo perfino
lesistenza. Quando perdiamo il contatto con il nostro dolore, pu sembrarci un po imbarazzante e
strano che qualcun altro entri in contatto con il suo.
 facile provare disagio o sentirci superiori e giudicare: Perch stanno facendo tutte quelle
storie per una cosa cos? Ma se  successo cos tanto tempo fa? Non lo hanno ancora affrontato
nella loro terapia? Io lho sicuramente gi superato.
Tutti, in qualche misura, ci difendiamo dai sentimenti pi profondi che si nascondono in noi. Se
non lo facessimo saremmo in qualche modo diversi. Le persone meno difese rispetto al proprio dolore
non hanno un atteggiamento troppo severo nei confronti di quello altrui. Il vero obiettivo della
consapevolezza  fare spazio a tutto ci che accade mentre accade, con apertura, equanimit, empatia e
compassione. Significa essere pazienti con noi stessi e con gli altri e non occuparci prematuramente di
qualcosaltro senza aver risolto il nostro disagio.
Ma nei rari momenti in cui ci mettiamo in contatto con il nostro dolore, quando sono i nostri
sentimenti che emergono, la situazione allimprovviso cambia. Allora tutto il mondo  nel dolore, tutto
il nostro universo si tinge di una sofferenza che sentiamo estendersi ben oltre il livello personale.
Forse non porteremmo cos tanto dolore sommerso da adulti se fossimo stati cresciuti da
genitori pi garbati e riflessivi. Non lo possiamo dire con certezza.  diverso per ognuno di noi.
Ognuno di noi ha la sua costellazione personale di dolorose esperienze passate e di reazioni a esse,
alcune sepolte, altre dissotterrate.
Ci vogliono anni di lavoro interno ed esterno su noi stessi per guarire dalle perdite, di qualsiasi
tipo esse siano, e dalla mancanza di un adeguato riconoscimento, amore e affetto quando eravamo
bambini. Spesso ci vogliono anni anche solo per diventare consapevoli dei nostri sentimenti pi
profondi riguardo le nostre esperienze e i modi in cui siamo stati trattati. Ci non vuol sempre dire aver
avuto genitori violenti o alcolizzati, o che abbiano trascurato i loro figli.
Gran parte del dolore per molti di noi  stato causato da genitori che hanno cercato di fare del
loro meglio con ci che avevano e allinterno del loro mondo e della loro visione del mondo. Sono stati
formati dalle loro esperienze, sia positive che negative, e da ci che  stato loro trasmesso dai loro
genitori, proprio come noi. Ogni famiglia ha la sua combinazione unica di amore, vergogna, colpa,
biasimo, chiusure e necessit, che diventa estremamente dannosa se combinata allinconsapevolezza.
Una donna mi ha raccontato che da quando era morta sua madre  lei era ancora una bambina e
aveva dei fratelli piccoli , il padre si rifiutava di nominare la madre in casa. Era come se, una volta
sepolta, non fosse mai esistita. Tutti i figli furono costretti a entrare in questo recesso emotivo. Il padre
riteneva che fosse meno traumatico andare avanti senza indugiare sul
passato. Fece un danno irreparabile alla sua famiglia.
Quindi vediamo che  lignoranza (nel senso buddista di ignorare come stanno veramente le
cose) che tanto spesso sta alla radice del nostro dolore.
Questo tipo di ignoranza pu far crescere genitori che non conoscono i propri figli. Una simile
ignoranza pu coesistere anche allinterno di una famiglia in cui si conseguono molte cose buone e con
una superficie di armonia e amore.
Luno non esclude laltro.
Il dolore inconscio getta unombra che si estende sulla nostra psiche in profondit. Si muove nei
recessi pi nascosti della memoria. Ha una sua vita sotterranea, anche quando la superficie sembra
brillante. In realt, talvolta, quanto pi brillante  la superficie, tanto pi lunghe e scure sono le ombre emotive.
Robert Bly, nel Piccolo libro dellombra, descrive la dinamica delle nostre emozioni sepolte
usando limmagine di un sacco invisibile che acquistiamo molto presto nella vita e nel quale,
crescendo, infiliamo progressivamente tutte le parti di noi che, nei nostri tentativi di essere accettati da
coloro che noi consideriamo e stimiamo, ci fanno sentire come non amabili. Questo pu continuare per
tutta la vita e portare una persona a vivere in una sorta di menzogna per salvare le apparenze.
 possibile che tutto cominci in casa nostra quando da piccolissimi e poi da bambini
ricevevamo messaggi su ci che faceva e non faceva piacere ai nostri genitori, su ci che era
accettabile in termini di pensieri, sentimenti e comportamenti e ci che non lo era. Ma poi continua a
scuola tra i coetanei e gli insegnanti e quindi nel mondo. Con il tempo, il sacco diventa sempre pi
grosso, sempre pi pesante a mano a mano che ci infiliamo sempre pi parti di noi stessi: la nostra
rabbia, limpulsivit, la spontaneit, la debolezza, la forza, perfino la nostra intelligenza, nel tentativo
talvolta disperato di essere piacevoli o accettati o ritenuti in gamba, o per rientrare in un certo ruolo che
crediamo di dover interpretare: lo stoico, il martire, il saggio. Dentro al sacco  buio pesto, perch non
siamo disposti a lasciar entrare nessuna luce per vedere che in larga parte si tratta della nostra psiche.
Se fingiamo di non avere questo sacco sulle spalle e ci rifiutiamo di aprirlo per trenta o
quarantanni tranne che per infilarci altre cose, le ombre che vi abbiamo stipato e che in realt sono
parti valide e importanti di noi anche se
non le abbiamo accettate fermentano e diventano tossiche per mancanza di riconoscimento ed
espressione. Indugiano l e influenzano la traiettoria della nostra vita in una maniera incredibile che
forse non conosciamo, ma che intravediamo di tanto in tanto nei sogni, o quando il tessuto della nostra
vita sembra lacerarsi o disintegrarsi allimprovviso.
Quello che non vogliamo guardare nel nostro mondo interiore  spesso visibile sul nostro viso
al mondo esterno. Linterno riflette lesterno e lesterno riflette linterno. Per arrivare allarmonia
bisogna coniugare linterno allesterno, riunendoli nellabbraccio della consapevolezza e
dellaccettazione.
Forse  ora di educarci una volta per tutte al fardello che portiamo e di sforzarci momento dopo
momento di accettare tutti gli aspetti del nostro essere, di ascoltare e parlare con la nostra ombra e il
nostro fiume sotterraneo di dolore sepolto e di dare a noi stessi stima e accettazione incondizionata, con
compassione. Questo  fondamentale per fare da genitori a noi stessi, o per completare il compito fino a
giungere a quella che chiamiamo piena maturit.
Se sappiamo fare da genitori a noi stessi in questo modo, forse  solo forse  avremo una
visione pi chiara dei nostri figli e saremo in grado di vederli e accettarli in modo tale che possano
eliminare meno parti di se stessi nel difficile tentativo di essere accettati da noi e dal mondo.
Ring the bells that can still ring.
Forget your perfect offering.
There is a crack in everything.
Thats how the light gets in. 3
LEONARD COHEN.
...
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...
Appesi a un filo.
...
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...
Quando i nostri figli soffrono, soffriamo anche noi. Quando i nostri figli non soffrono, essere
genitore  gi abbastanza difficile. A volte abbiamo la sensazione di essere appesi a un filo.
Figli che litigano, capricci. Mi annoio!, i denti che spuntano, disordine, malattie, notti
insonni, lunghe giornate di inverno, giorni scuri di pioggia, giorni in cui ci sentiamo gi, stanchi,
tentando di soddisfare bisogni diversi, cercando un equilibrio, destreggiandoci tra lavoro, famiglia e un
centinaio di altre cose, come negoziare, uscirsene con unaltra idea creativa, o non creativa o perfino la
cena... alla fine della giornata mi (mkz) sento esausta, esasperata, tremendamente limitata e confinata.
Il mio mondo  diventato troppo piccolo.
Sento unimpellente spinta a correre fuori, a prendere un po daria, un po di distanza, un po di spazio.
Quando il tempo non consente attivit allaria aperta e siamo chiusi in casa per lunghi periodi, 
il momento in cui divento profondamente consapevole dei miei limiti come persona e delle capacit
che non ho mai acquisito e che quindi non posso insegnare ai miei figli. Sono anche molto conscia dei
limiti della nostra cultura. Ho la sensazione che la sola cosa che possiamo fare sia consumare, in un
modo o nellaltro. Andando a fare la spesa o mangiando o andando al cinema, spesso ho la sensazione
che sia tutto vuoto e privo di vita.
Dove sono nelle nostre citt i centri per danzare, per ascoltare la musica, per raccontare storie e
fare conversazione per tutte le et?
Dicono che ci voglia un intero villaggio per allevare un figlio. Ma dove sono i villaggi nella
nostra societ? Ne restano importanti tracce nelle grandi famiglie, nei centri della comunit, nei gruppi
di sostegno, nelle amicizie tra persone di generazioni diverse e nelle comunit di fedeli. Tuttavia troppo
spesso i genitori si ritrovano soli e isolati. Questo pu essere particolarmente vero per i genitori single,
che non hanno unaltra persona con cui condividere le lotte di tutti i giorni, da cui ricevere un punto di
vista diverso, o con cui
commiserarsi; anche se da un altro punto di vista, si potrebbe dire che talvolta i compagni
invece di essere un sostegno creano altro lavoro. Anche con gli amici o i partner che danno sostegno, i
momenti pi difficili si verificano quando siamo soli. Essere genitori pu essere unopera molto solitaria.
Abbiamo bisogno di una comunit che circondi le nostre risorse individuali e le nostre capacit
necessariamente limitate, che ci fornisca una massa critica di idee, entusiasmo ed esperienze di vita
sotto forma di persone con una variet di competenze e talenti che ci sostengano quando abbiamo la
sensazione che il nostro repertorio sia esaurito. Come genitori dobbiamo fornire le basi nella famiglia,
ma non siamo in grado di fornire tutto.
A mano a mano che i nostri figli crescono ed entrano nelladolescenza e nella giovent, con
tutte le loro complessit e problemi, avere dei neonati e dei bambini piccoli sembra facile al confronto e
possiamo ritrovarci confusi, scoraggiati e talvolta perfino disperati. Come abbiamo gi visto, possiamo
avere la sensazione di perdere i figli adolescenti che si staccano da noi, sempre pi influenzati dai loro
coetanei e talvolta attirati verso comportamenti autodistruttivi. Capiamo anche che, in qualche modo, li
stiamo veramente perdendo mentre si avventurano nel mondo. Ci sentiamo angosciati per la loro
vulnerabilit e la nostra incapacit di proteggerli e qualche volta arrabbiati per come si esprimono, e
per come non si esprimono.
Il modo intuitivo, elementare e fisico di essere genitori che abbiamo utilizzato quando i bambini
erano piccoli non funziona pi. Scopriamo che la stanchezza fisica apre la via a una stanchezza mentale
ed emotiva in parte perch, mentre i nostri adolescenti lottano con i loro bisogni di autonomia,
connessione, amore e significato, noi continuiamo a adattare il ruolo di genitori.
Crescono e cambiano in modo sorprendente, inatteso e talvolta faticoso e anche noi siamo
chiamati a crescere e a cambiare. Poich diventano indipendenti e hanno meno bisogno di noi, ci
possiamo ritrovare ad avere con loro una relazione di routine, che pu apparire superficiale,
insoddisfacente, scollegata rispetto a loro e a noi. Hanno bisogno di passare pi tempo da soli, hanno
bisogno che noi concediamo loro pi spazio e un tipo diverso di sensibilit. In un certo senso siamo
irrilevanti per loro e in un altro non lo siamo affatto.
Pu essere difficile capire che hanno ancora bisogno di noi, quando sono arrabbiati, critici e
chiusi verso di noi o attraverso il velo della nostra stessa rabbia e preoccupazione. Rifiutarsi di
scomparire e staccarsi completamente da loro, anche quando ci sentiamo tagliati fuori, confusi, frustrati
e disperati, richiede unenorme forza di volont.
Inevitabilmente esistono momenti in cui gli adolescenti trovano la vita insoddisfacente,
momenti in cui i bisogni della loro anima non vengono soddisfatti, e domandano infelici: Perch si
vive? Dove sta il significato?
C unaltra vita dopo questa? Qual  il mio posto? Possono diventare umorali, chiusi e sentirsi
pi lontani da noi di quanto noi avremmo mai potuto immaginare quanderano piccoli. Possono
allontanarci attivamente, con un comportamento rabbioso e ostile. Li vediamo soffrire, ma  difficile
raggiungerli.
Quando si sentono distanti e soli, devono avvertire che noi siamo ancora con loro, in qualunque
modo loro ci consentiranno di esserci. Forse li vedremo guardarci come se si trovassero dallaltra parte
di un grande burrone. Raggiungerli pu essere difficile. Il dirupo sembra spaventoso, a loro e a noi.
Possiamo sentirci impotenti come non ci eravamo sentiti mai durante la loro infanzia.
Inconsciamente ci danno la possibilit di intravedere la nostra stessa fragilit, i nostri dubbi e paure, i
nostri sentimenti di vulnerabilit che di solito sono ben sepolti dentro di noi e riparati da un esame
quotidiano. Quando i nostri figli mettono in dubbio lautenticit dei nostri sentimenti, degli altri e
perfino di noi stessi, faremmo bene a localizzare un posto dentro di noi che  autentico, forte, semplice
e reale. In queste occasioni potremmo prenderci qualche attimo per guardarci dentro, per portare la
nostra attenzione sul respiro, sul nostro corpo e sui nostri sentimenti. Forse non ci sentiamo molto uniti
ai nostri figli in momenti simili, ma possiamo essere una presenza empatica e raggiungere il capo del
filo che magari ci tendono, per quanto sottile.
Anche noi, sia pure con delicatezza e cautela, potremmo porgere un filo appropriato. Forse
dobbiamo semplicemente dare ascolto e riconoscere le difficolt che incontrano o il loro dolore e la
loro incertezza. O magari  necessario qualcosa di pi sensazionale, come lasciarli andare via da soli
per un giorno, un fine settimana o anche una settimana. Questo pu non essere possibile o non
sembrare possibile, ma i momenti veramente difficili propiziano sempre soluzioni veramente creative.
Scegliere unattivit che a
loro potrebbe piacere e trovare il tempo di farla insieme, in qualunque modo, possono
rammentare loro il significato profondo che sta al di sotto delle loro routine pazzesche e talvolta
monotone. E uscire dal quotidiano, anche se a causa di una crisi, pu avere anche per noi la stessa
funzione e pu aiutarci a rinnovare il legame con loro.
Vi sono occasioni  quando i nostri figli pi grandi si sentono bloccati, limitati e infelici  in cui
unazione decisiva  corretta e necessaria. Questo  particolarmente vero quando avvertiamo che
tendono a fare cose pericolose o autodistruttive. Devono sapere che ci preoccupiamo per loro e perch.
 possibile che abbiano bisogno che risolviamo i problemi con loro, sosteniamo la loro causa, li
aiutiamo a trovare modi per rendere la loro vita pi soddisfacente, pi significativa.
Gli adolescenti di solito hanno intuizioni giuste rispetto al nocciolo delle questioni. Tuttavia vi
sono casi in cui sanno che qualcosa non va, ma non capiscono che cosa e allora hanno bisogno della
saggezza che abbiamo acquisito con la nostra esperienza personale per risolvere il problema che si
presenta. Ci vuole molto tempo perch i figli, perch tutti noi capiamo come funziona il mondo (ma
capiamo mai veramente tutto?) e come far funzionare le cose per loro.
Aiutarli pu essere particolarmente difficile se noi siamo considerati parte del problema. Anche
se siamo disposti a fare dei cambiamenti nel nostro comportamento, non  detto che siamo in grado di
aiutarli a fare dei cambiamenti nella loro vita. Non  detto che siamo daccordo su ci che  necessario
per rendere migliori le cose o anche su quale sia il problema. Ma a volte riconoscere solo il loro
momento difficile pu fare la differenza tra sentirsi isolati e sentirsi uniti, tra sentirsi giudicati e
accuditi. Quando avvertono preoccupazione e amorevole accettazione da parte di un genitore, possono
sentire un contesto significativo allinterno del quale considerare le difficolt.
Esistono momenti in cui i nostri figli, indipendentemente dalla loro et, sembrano regredire.
Il figlio sedicenne di unamica si era chiuso emotivamente rispetto alla famiglia e nello stesso tempo
aveva contratto una grave infezione. I suoi genitori avrebbero potuto considerare quella malattia come
solamente fisica, dato che non aveva niente a che vedere con il suo stato
emotivo, n con le difficolt che avevano lui e la famiglia. Invece sono stati in grado di
considerarla in un contesto pi ampio e hanno cominciato a esaminare gli stress, sia fisici che emotivi,
della vita del figlio e allinterno della famiglia. Poi hanno utilizzato il periodo della malattia e della
convalescenza per promuovere una guarigione pi ampia. Hanno accettato il bisogno del ragazzo di
regredire restando a casa  rallentando, guardando allinterno per una volta, mangiando cibi speciali
e riconnettendolo con la famiglia  e hanno riconosciuto i benefici di guarigione e di trasformazione
che queste cose avevano per lui e per il loro rapporto con lui.
Regressione  una parola con connotati fortemente negativi. Di solito indica mancanza di
adattamento, incapacit di comportarsi secondo la propria et, ritorno a uno stadio pi infantile. Ma vi
sono occasioni in cui i figli, non solo quelli piccoli, hanno bisogno di un periodo in cui vengono
accuditi, di qualcuno che legga per loro, che canti per loro, un periodo in cui andare indietro per
riuscire poi ad andare avanti. Rispondere con dolcezza e accettazione e senza giudicare quando i nostri
figli regrediscono nutre quella parte di loro che lotta per crescere. E alla fine li aiuta a muoversi in
avanti, a mutare una vecchia pelle.  un vero regalo.
Essere capaci di dare questo tipo di tempo non sempre  facile e nemmeno possibile. Il lavoro e
altre necessit possono rendercelo difficile o impossibile. Tuttavia ci pu aiutare ricordare che ci che
nostro figlio mostra allesterno non sempre  tutto ci che gli ribolle dentro. Riflettendoci su, forse
possiamo riuscire a nutrire fiducia che una qualche trasformazione interna si stia squadernando e farle
spazio con gentilezza, al nostro meglio. Col tempo, potremmo arrivare a capire con cosa stia lottando
nostro figlio.
Quando un figlio  infelice e fuori equilibrio e forse in fase regressiva, pu essere molto
difficile vivere con lui. Ma quando prendiamo il comportamento difficile in modo personale e
costruiamo intorno a noi un muro, indossiamo la nostra armatura, ci inabissiamo nei nostri sentimenti
feriti, le pareti tra noi diventano pi spesse e pi alte. Questi sono i momenti in cui  utile vedere con
gli occhi dellinterezza, che significa considerare ci che accade nel contesto pi ampio possibile, con
lintenzione di esaminare, di essere pienamente presenti e di valutare il tutto entro la struttura
paradossale della distanza e della compassione. Quando la crisi  passata, se siamo in grado di lasciare
andare le nostre ferite, il risentimento o la rabbia che possiamo provare, possiamo avviarci verso un
momento del tutto nuovo con i nostri
figli.
Alla fine di una giornata che sembrava piena di interminabili critiche e negativit dirette contro
di me, una delle mie figlie, di dieci anni, mi  saltata in braccio e molto sinceramente mi ha detto che
mi voleva bene. Questa meravigliosa capacit di essere fluidi, di lasciar andare la rabbia, cambia a
mano a mano che i figli crescono. Hanno bisogno che ricordiamo loro con il nostro comportamento che
 possibile essere consapevoli dei problemi esistenti ma contemporaneamente affrontare ogni momento
con la disponibilit a ricominciare da capo.
In ultima analisi non sono le nostre idee a contare pi di tutto: piuttosto  lautenticit del nostro
essere e come siamo in grado di trasmettere laffetto anche nei momenti in cui ci si contorcono le
viscere, momenti che tutti i genitori sperimentano e che ci fanno mettere in dubbio ogni cosa.
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Non devi essere buono.
Non devi camminare sulle ginocchia
per mille miglia nel deserto pentendoti.
Devi solo permettere al morbido animale del tuo corpo
di amare ci che ama.
Dimmi della disperazione, la tua, e io ti dir della mia.
Intanto il mondo va avanti.
Intanto il sole e le chiare gocce di pioggia
si muovono nei paesaggi,
sulle praterie e gli alberi scuri,
le montagne e i fiumi.
Intanto le oche selvatiche, alte nel cielo azzurro,
tornano di nuovo a casa.
Chiunque tu sia, per quanto solo,
il mondo ti si offre con la sua fantasia,
ti richiama come loca selvatica, aspro ed eccitante...
continuamente annunciando il tuo posto
nella famiglia delle cose.
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MARY OLIVER, MILD GEESE, Dream Work.
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Perdere la pazienza.
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Tutti i genitori a volte perdono la pazienza. Perdiamo il controllo, perdiamo la testa. Possiamo
perdere lequilibrio, le buone maniere, la dignit, il rispetto di noi stessi. Quando accade,  molto
doloroso, indipendentemente da ci che lha provocato.
Di solito succede quando siamo esausti e siamo stati tirati oltre i nostri limiti. Nascono intensi
sentimenti di frustrazione ed  possibile che non li riconosciamo in tempo o che non sappiamo come
cambiare marcia o che non ci importi di farlo. A volte perdere la pazienza assume la forma di urla e
grida, altre volte di parole cattive. A volte esplodiamo con una sberla o un ceffone.
Non appena succede stiamo malissimo, siamo arrabbiati con noi stessi, tristi per i nostri figli.
Allimprovviso ci ritroviamo nel bel mezzo di un incubo. Vi far (mkz) un esempio.
Sto mettendo a letto una delle mie figlie. Ha sempre avuto delle difficolt ad andare a dormire e
a otto anni  ancora un falco notturno e potrebbe stare alzata allinfinito. Io dopo le dieci di sera do il
peggio di me, non funziono bene. Non sono paziente. Quando  lora di andare a letto lei diventa
particolarmente sensibile verso ogni tipo di cosa. Spesso vuole qualcosa da mangiare, non vuole stare
da sola, vuole la lampada accesa, la lucina della notte non basta.
Quando  ora che vada a dormire, mi siedo un po con lei. Se vedo, come accade questa sera,
che sar una lunga corve e io sono troppo stanca per stare alzata le dico: Dormi nel lettone con me,
stanotte. Cos avviene. Ma aggiungo: Devi metterti una maglietta per dormire nel mio letto,  la
regola, perch non ho voglia di passare la notte a coprirti perch tu non prenda freddo! Lei lo sa,
obietta comunque, ma si mette la maglietta. Poi comincia immediatamente a protestare e a dare calci e
pugni al letto. Le prendo unaltra maglietta, pi morbida e pi comoda. A questo punto  ancora pi
arrabbiata e mi insulta. Lei vuole la luce accesa, io la voglio spenta. Sta diventando uno scontro di
volont. Temo che svegli sua sorella e mi sento in trappola. Mi
sento controllata, impotente. Le cose stanno andando in una brutta direzione e sembra che io
non sia in grado di cambiarla.
Poi sento sua sorella che ci urla di stare zitte. Si  svegliata e adesso io sono ancora pi
arrabbiata. Grido allaltra di stare zitta, ma lei continua a fare rumore, a dar colpi nel letto e a
lamentarsi e alla fine mi sento cos frustrata, arrabbiata e impotente che le do una sberla. Comincia a
piangere e poi a strillare ancora pi forte. Sua sorella urla ancora di stare zitte. Mi viene la nausea
allidea di averle dato un ceffone. Grida che io faccio violenza ai bambini e che chiamer la polizia.
Sono paralizzata dalla vergogna e dal rimorso e mi ritrovo imprigionata in un incubo mostruoso. Dopo
circa venti minuti di urla e pianti che sono sicura avranno sentito tutti i vicini, chiama suo padre. Suo
padre non  a casa. Alla fine comincia a singhiozzare: Mamma!
Le porto del ghiaccio e una pezza e mi siedo con lei, piangendo con lei e dicendole che ci che
ho fatto  stato molto cattivo e che sono molto triste di averle fatto male. Alla fine, unora dopo, 
addormentata nel mio letto, accoccolata contro di me. Io rimango l sdraiata sveglia e mi sento malissimo.
Ogni figlio  cos diverso. Per alcuni, ogni notte la transizione verso il sonno  piena di
resistenza e il passaggio verso lo stato di veglia la mattina  altrettanto difficile. Per altri  semplice
come una fiaba o una canzoncina tranquilla. Ma a volte, qualunque cosa facciamo, sembra che siamo
diretti allo sfacelo. Quella sera, il processo di mettere a letto mia figlia era cominciato leggendole delle
storie accanto al camino e proseguito disegnando sedute sul letto: un bellinizio terminato in un disastro collettivo.
Pi tardi mi chiedo: che cosa avrei potuto fare di diverso? A volte la risposta  molto chiara. In
quella situazione non lo era per niente. Forse, se non le avessi fatto problemi perch aveva indossato
quella maglietta, magari avremmo potuto evitare questo conflitto, o forse lei avrebbe obiettato su
qualcosaltro. Talvolta queste tempeste serali appaiono inevitabili, come se fossero ineluttabili. Ma
doveva proprio succedere a quel modo? Avrei potuto fare qualcosa per rendere la transizione verso il
sonno meno difficile per lei?
Come posso gestire la mia rabbia e frustrazione cos da non peggiorare le cose? Quando ho
cominciato a cedere? Quando cedo troppo? Avrei potuto fare qualcosa per cambiare la direzione verso
la quale ci stavamo incamminando?
A volte abbiamo bisogno di considerare ci che sta succedendo da
unangolazione diversa. In retrospettiva, penso che lintera cornice del nostro rituale della
buonanotte avesse bisogno di essere pi semplice e molto pi consistente di comera, e avrebbe dovuto
cominciare molto prima.
Nel mezzo della tempesta, avrebbe potuto aiutare se mi fossi fermata per un momento, mi fossi
concentrata consapevolmente sul mio respiro, e avessi capito che in quel momento non avrei dovuto
risolvere alcunch. Facendolo, avrei potuto evitare di reagire con quella rabbia eccessiva, che aveva
solo peggiorato la situazione.
Mostrare rimorso per le mie azioni e preoccupazione per i suoi sentimenti, invece che non
riconoscere ed esaminare ci che  accaduto,  estremamente importante per lei e per me, se deve
avvenire una riparazione e se si vuole imparare qualcosa. Per me significa ammettere che  successo
qualcosa di terribile e non tentare di minimizzare o di dare la colpa a lei. Il giorno dopo, quando
entrambe siamo pi distaccate dallaccaduto possiamo parlarne ancora e spiegare come ci siamo
sentite. Ogni volta che capita un incidente come questo, la mia speranza  imparare qualcosa che ne
rende meno probabile il ripetersi.
Perdere la pazienza ed essere di conseguenza offensivi pu essere orribile.
Lultima cosa che vogliamo  ferire. Quando ci troviamo a reagire, abbiamo sempre lopzione 
se ci ricordiamo di fare una pausa nellinfervorarsi della situazione  per ancorarci al meglio nel nostro
corpo e nel respiro, e portare consapevolezza a qualsiasi sentimento che proviamo  sia esso
frustrazione, paura, rabbia o altro  con un po di gentilezza e pazienza. In questi momenti, la nostra
volont di addolcirci e aprirci contiene in s la possibilit che un modo pi saggio di rispondere emerga.
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Nessuna garanzia.
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I genitori sanno fin troppo dolorosamente che vi sono molte cose che non controllano e che,
qualunque cosa si faccia, non ci sono garanzie. Essere genitori consapevoli significa anche affrontare le
nostre aspettative e i nostri limiti e ogni situazione meglio che possiamo, senza tentare di forzare un
certo risultato.
Dallattimo del concepimento fino alla nascita del nostro bambino e negli anni che seguono,
innumerevoli fattori influenzano la traiettoria della vita e lo sviluppo di ogni figlio. Alcuni li
conosciamo, altri no. Alcuni sono diretti e manifesti, altri profondamente misteriosi. Possiamo fare
tutto giusto solo per scoprire in seguito che non era poi cos giusto e che cerano fattori di cui non
eravamo consapevoli, forse di cui nessuno era cosciente al momento.
Quando si arriva al rendiconto possiamo solo fidarci di una combinazione di intuito, buon
senso, consapevolezza, informazioni e, cosa pi importante, del nostro amore. Anche nei nostri sforzi
migliori per soddisfare i bisogni di nostro figlio  importante riconoscere che ci saranno molte cose che
avranno su di lui un impatto che noi non possiamo necessariamente prevenire, controllare, o di cui
addirittura avere consapevolezza, malgrado tutti i nostri sforzi e le nostre migliori intenzioni.
Gli esempi pi ovvi sono le tragiche disgrazie ed esperienze traumatiche che possono cambiare
un figlio per sempre e mettere la famiglia in condizione di lottare per adattarsi ai suoi bisogni; oppure
la morte di un figlio che lascia un baratro incolmabile nella vita di chi sopravvive. Altre includono
lessere danneggiati dallesposizione a varie tossine ambientali. Riceviamo continue informazioni su
questi pericoli.  noto che molti elementi chimici nellambiente causano il cancro e difetti congeniti.
Alcuni sono neurotossine.
Si sa che lalcol, il fumo, le droghe, lamianto, il piombo, il radon, i pesticidi, tra gli altri, hanno
effetti nocivi sulla salute delluomo ed esercitano i loro peggiori effetti sui bambini. E di molti altri non
sono stati ancora studiati gli effetti a lungo termine sulla nostra salute. Come genitori dobbiamo
raggiungere
una sorta di equilibrio tra riconoscere e accettare i limiti delle nostre conoscenze e di ci che
possiamo fare per proteggere i nostri figli da una parte e, dallaltra, essere ragionevolmente informati e
fare del nostro meglio per tentare di proteggerli. Questo  un campo che genera ansia e paure, perch
spesso ci sentiamo impotenti e la posta in gioco  elevata.  pi facile ignorare tutto.
Talvolta i rischi ambientali sono proprio davanti ai nostri occhi, come lamianto sui tubi del
riscaldamento o la pittura scrostata a base di piombo.
Altre volte il naso ci avverte di rischi come la formaldeide o altri composti organici volatili,
come quelli che provengono dalla moquette appena posata o dai mobili. Alcuni rischi, come il piombo
e altre sostanze chimiche nellacqua, non sono rilevabili dai nostri sensi. Per combattere i rischi
ambientali come linquinamento chimico dei pozzi, i pesticidi nei cibi, la qualit dellaria allinterno
della scuola, pu essere necessario organizzarsi in gruppi che denuncino i problemi al fine di preservare
o ristabilire la sicurezza ambientale per i nostri figli.
Mentre  di fondamentale importanza per i nostri figli sentirsi emotivamente sicuri,  nostra
responsabilit di genitori operare per far s che anche lambiente fisico in cui vivono sia sicuro.
Altri fattori che non possiamo controllare, ma di cui dobbiamo comunque prendere atto, sono le
qualit fisiche ed emotive uniche con cui sono nati i nostri figli. Per esempio, tutti i genitori sanno che
ognuno dei loro figli  nato con delle qualit uniche che si sviluppano e cambiano nel tempo. Una di
queste  quella che potremmo definire temperamento. Rudolf Steiner, il filosofo e educatore tedesco,
aveva identificato quattro categorie principali di temperamento: il collerico (orgoglioso, energico,
spesso atletico, intenso, dalla volont marcata); il malinconico (introverso, solitario, pessimista,
sensibile, ama le giornate di pioggia e le storie tristi); il sanguigno (indolente, distratto, mutevole,
socievole, sognatore) e il flemmatico (ama mangiare e stare tranquillo, introverso, cauto, osservatore, deciso).
Tutti siamo un misto di temperamenti diversi e, in momenti diversi, predominano aspetti diversi. Un piccolo molto collerico, esigente e intenso pu diventare un bambino che presenta qualit pi sanguigne e ha anche una vena malinconica. Un neonato sanguigno pu diventare un adolescente con una volont molto forte e un carattere orgoglioso.
Le caratteristiche del temperamento che rendono un figlio unico a volte possono essere molto
faticose per un genitore. Le nostre aspettative inconsce e il nostro temperamento possono renderle
ancora pi difficili. Temperamenti diversi in una famiglia creano a tratti situazioni in cui entrano in
gioco terribili attriti, aspettative non soddisfatte e rabbia. Un genitore atletico che ama la competizione
pu avere dei problemi a relazionarsi con un figlio che  pi flemmatico e preferisce accoccolarsi con
una merendina e un libro. Un genitore capace e verbalmente orientato pu sentirsi perso con un figlio
profondamente sensibile, non verbale e artistico. Diventare consapevoli di queste caratteristiche in noi
e nei nostri figli pu aiutarci a essere pi comprensivi e disposti ad accettare e ad affrontare le
situazioni con maggiore intuito.
Forse abbiamo avuto un neonato che non aveva problemi a mangiare ed era molto socievole, e
questo ci ha creato delle aspettative, ma poi abbiamo un altro piccolo che non mangia volentieri, che 
pi difficile da raggiungere, con il quale  complesso relazionarsi o uno che soffre di coliche e allergie.
Un bambino indolente e flessibile pu essere seguito da un figlio che trova difficile ogni transizione e
che lotta sempre contro i limiti, comunque siano.
Uno studente ben organizzato che ama la lettura pu essere seguito da un figlio che ha problemi
a organizzarsi e trova difficile leggere.
Alcuni bambini sembrano avere pi difficolt di altri. Magari sono nati con dei problemi dello
sviluppo, come la sindrome di Asperger, lautismo, oppure il deficit di attenzione/iperattivit, o la
schizofrenia o il disturbo bipolare.
Altri possono soffrire di un trauma e delle sue conseguenze perduranti e dolorose. Alcuni
bambini possono essere trascinati su strade preoccupanti, perfino pericolose e autodistruttive. In
situazioni come queste, i genitori hanno a che fare con realt estremamente difficili, complesse,
imprevedibili, impegnative e sfinenti allinterno della famiglia. Essere pi consapevoli non render
magicamente le cose migliori o impedir ai nostri figli o a noi stessi di soffrire. Ma ci dar una pratica
che favorir una maggiore accettazione e compassione per noi e per i nostri figli, una fonte di conforto
e forza. Essere genitori consapevoli richiede molto.  un lungo percorso interiore ed esteriore. La
nostra consapevolezza deve comprendere il tutto. Lo facciamo per i nostri figli, sapendo che non ci sono garanzie.
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Persi.
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Nei versi iniziali della Divina Commedia, Dante ci tocca nel profondo del nostro essere umani:
Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura / ch la diritta via era
smarrita. In altre parole, si era perso.
Per sapere veramente dove si , ci dice allegoricamente il suo poema, prima bisogna scendere,
andare sotto terra nelloscurit dellinferno. Solo allora potr cominciare lascesa verso il cielo.
Se abbiamo la sensazione di aver perso la strada, magari durante un periodo di oscurit, o di
disperazione o di confusione, potremmo chiederci: Come sono arrivato qui? Dove sono? Che
posto  questo in cui mi trovo ora?
Non appena cominciamo a prestare attenzione, non siamo pi persi. Siamo semplicemente dove
siamo. Il posto in cui realmente siamo  sempre un buon posto per cominciare, sia fisicamente, se
abbiamo perso la bussola, che metaforicamente quando abbiamo la sensazione di non sapere pi che
cosa stiamo facendo come genitori, o nel lavoro o nella nostra vita in generale.
Forse, in qualche modo, siamo sempre persi, in quanto non siamo mai del tutto svegli. Forse la
cosa pi importante  la nostra volont di stare dove siamo in realt, nella luce o nel buio, senza dover
andare da qualche altra parte. Solo allora sapremo dove mettere il piede quando verr il tempo di muoversi.
La poesia Lost di David Wagoner, basata sulla tradizione degli indiani del Nord America,
cattura questo spirito.  la risposta che gli anziani potrebbero dare a un giovane che viene e chiede:
Che cosa devo fare quando mi sono perso nella foresta?
Resta immobile. Gli alberi davanti e gli arbusti accanto a te non sono persi. Dovunque tu sia si chiama Qui,
e devi trattarlo come un forestiero potente,
devi chiedere il permesso di conoscerlo e di farti conoscere.
La foresta respira. Ascolta. Risponde.
Ho fatto spazio attorno a te,
se lo lasci potrai tornare a dire Qui.
Non ci sono due alberi uguali per il Corvo.
Non ci sono due rami uguali per lo Scricciolo.
Se ti perdi ci che fa un arbusto o un albero,
sei sicuramente perso. Rimani immobile. La foresta sa
dove sei. Devi lasciare che ti trovi.
Il poeta ci ricorda che la vita dipende dalla nostra sensibilit ai particolari, che se ci che la
foresta o un albero fanno, o lo sguardo di un bambino per noi va perduto, allora siamo sicuramente
persi in modo profondo. Il richiamo  a prestare attenzione, a destarci al dove siamo, a ci che sta
davanti a noi e attorno a noi, qui adesso. Possiamo imparare a rimanere fermi? Possiamo udire la
foresta della vita e del mondo che respira, che ci chiama a stare immobili per un attimo, a svegliarci, a
sentire il legame di tutte le cose, a renderci conto che non esistono due momenti uguali? Sappiamo
ascoltare i nostri figli a questo modo?
Questa  la sfida costituita dal nostro ruolo di genitori consapevoli, specialmente nei momenti
che sembrano i pi bui e quando ci sentiamo pi alla deriva, senza punti di riferimento, persi. Sappiamo
restare immobili l e in quel momento, che potrebbe significare qui e adesso, in contatto e guidati da
ci che  essenziale attraverso la nostra attenzione?
Non  mai troppo tardi
In una certa misura tutti siamo il prodotto del nostro tempo. Le scelte che facciamo da giovani
genitori sono influenzate dallepoca in cui viviamo, dai suoi valori e dalle persone attorno a noi, dai
nostri stessi genitori, dai nostri amici e, naturalmente, dagli esperti. Tendiamo a prendere le
dichiarazioni di autorit a livello superficiale e non vediamo al di l del loro contesto sociale, che sia il
modo in cui i nostri genitori ci hanno allevato o il consiglio ben intenzionato di un pediatra.  molto
difficile allattare al seno un bambino in unepoca in cui tutti allattano al biberon, in un ambiente che
non d sostegno, n guida n modelli di ruolo. Oppure siamo cresciuti in una famiglia in cui non ci si
abbracciava, in cui i sentimenti non erano riconosciuti o dove lamore era sempre legato a condizioni e
aspettative. Forse abbiamo trasportato quel modo di essere nel nostro ruolo di genitori, affidandoci a
ci che era familiare e comodo, senza pensarci troppo e incapaci di trovare la volont o il coraggio di
andare contro la corrente dominante.
A volte succede che non ci siamo sentiti a nostro agio in quello che abbiamo fatto come genitori
e il nostro intuito pu aver dato voce a un disagio e desiderato qualcosaltro, ma possiamo aver pensato
di non avere altre possibilit o che non ci fosse un altro modo. I nostri sentimenti, i nostri istinti, il
nostro intuito sono forse stati sepolti e adesso, pi avanti nella vita, magari ci sono rimasti rimpianti,
tristezza o dolore.
Facciamo del nostro meglio ma, essendo umani, la nostra visione delle cose  parziale e cambia
inevitabilmente. Tutti abbiamo dei rimpianti e comprendiamo pi tardi cose che non avevamo capito. E
vorremmo aver agito diversamente.
Una madre con i figli ormai adulti ci ha inviato le seguenti riflessioni che aveva scritto parecchi
anni prima di incontrarci.
Ero poco pi di una bambina io stessa quando ho partorito il mio primo figlio. A ventitr anni si
desidera andare a fare un viaggio in Europa o
alluniversit o uscire con pi di un ragazzo nella stessa settimana. A ventitr anni nessuno
desidera cambiare pannolini, sterilizzare biberon e avere fasce sulle cosce. Ma erano i primi anni
Sessanta e quello che una brava ragazza ebrea faceva a ventanni era sposare un bravo ragazzo ebreo e
produrre un nipotino...
Sono i primi anni Sessanta e mio marito mi deposita semplicemente in ospedale mentre sto
entrando in travaglio. Il dottore gli dice che lo chiamer a casa... di non preoccuparsi e di dormire un
po. Arrivederci, tesoro, mi dice. Linfermiera mi porta via su una sedia a rotelle e guarda la mia
struttura fisica esile. Perch  qui? Per partorire, rispondo. Dov?
chiede guardandomi la pancia. Sono i primi anni Sessanta e meno una prende peso meglio .
Peso sette chili di pi del mio peso normale. Sono i primi anni Sessanta ed  di moda nascondere la
pancia... mostrarla  decisamente antiquato.
Mi trasportano nella sala travaglio. Sono i primi anni Sessanta e la consapevolezza  fuori
moda... essere inconsapevoli  di moda e mi fanno uniniezione per indurmi una certa sonnolenza. In
sala parto non sento niente, non vedo niente. Il mio solo ricordo  di qualcuno che mi scuote il braccio
e sento vagamente:  un maschio. Sono i primi anni Sessanta e mi fanno vedere mio figlio solo
quattro ore dopo. Sono i primi anni Sessanta e stare nella stessa stanza madre e figlio insieme non 
concesso negli ospedali. I padri sono ammessi solo durante le ore di visita. Allattare al seno  fuori
moda... lallattamento artificiale  di moda... avere uninfermiera per quattro settimane  di moda...
creare un legame con il bambino ... Be, nessuno parla veramente di legame.
Mio marito e io saremo anche genitori, ma siamo noi stessi ancora bambini. Nessuno dei due ha
mai riflettuto sui suoi problemi pi profondi e, quando linfermiera se ne va dopo quattro settimane, io
comincio a piangere. Limpatto  forte. A ventitr anni, sono legata, devo seguire un programma di
allattamento, cambi, bagnetti, sonno. Sono pronta per i consigli che mi danno... Non viziarlo... non
prenderlo in braccio... lascialo piangere.  questo che noi abbiamo fatto con te. Ascoltaci... siamo i tuoi
genitori e dopo avere cresciuto due figli sappiamo come si fa. La cosa peggiore  cedere quando
piange... Oh, te ne rendi conto se ha fame o ha bisogno di essere cambiato, ma se non ha bisogno di
quello lascialo piangere ch alla fine si addormenta.
Io bevo i loro consigli... voglio essere una buona madre e avere un figlio non viziato e quindi lo
allatto, gli cambio i pannolini, gli faccio il bagno e, quando lo sento piangere, lo lascio piangere.
La parola viziato colpisce duro... Mi riporta ricordi sgradevoli di quando mi sentivo dire
viziata dai miei genitori: Dovresti essere grata per ci che hai... per quello che facciamo per te... altri
bambini non hanno le stesse cose che hai tu... ti abbiamo viziata.
Guardo il mio piccolino... No, non ceder al suo pianto.
Sono i primi anni Sessanta e le cameriere fisse sono di moda: iscriversi al country club  di
moda; giocare a tennis al coperto in una squadra  di moda. Non faccio niente di quanto sopra, ma non
soddisfo nemmeno i bisogni primari di vicinanza e contatto di mio figlio. Non so nulla di legami fino a
venticinque anni dopo.
A un certo punto durante gli anni Ottanta comincio a notare le donne che allattano al seno i loro
bambini nei luoghi pubblici e nei tranquilli confini delle loro case. Al programma televisivo di Oprah
imparo che  accettabile avere desideri e bisogni. Sento parole come contatto e calore e
legame. Qualcosa dentro di me  dolorosamente triste. Qualcosa dentro di me desidera
piangere. Desidero ritornare dal mio bambino neonato, prenderlo in braccio e baciare le sue lacrime
infantili. Desidero cullarlo e cantargli qualcosa per farlo addormentare, ma non c una seconda
possibilit.
Sono gli anni Novanta... mio figlio  un uomo adulto e per me rimangono il dolore e i
sentimenti.
Il dolore per le occasioni perdute, per come siamo stati o non siamo stati in un altro tempo, 
radicato profondamente nella psiche umana. Pu farci desiderare un modo di lenire il dolore dei nostri
figli e il nostro e di avvicinarci. Siamo costretti a riconoscere che il nostro passato non pu essere
disfatto, solo conosciuto e conosciuto profondamente, sentito e sentito profondamente e quindi, in un
raggio di nuova possibilit e speranza, forse trasformato dal nostro riconoscimento e dalla nostra
accettazione.  solo nel presente che esistono nuove possibilit. Riconoscere la nostra angoscia e il
nostro dolore e la sofferenza che abbiamo causato permette la formazione delle nuove possibilit, della
nascita di qualcosa di nuovo in noi che chiede forse di scaricare qualcosa di vecchio, per quanto sia
tenacemente attaccato a noi e noi a esso.
Secondo noi non  mai troppo tardi per tentare di riparare i rapporti con i figli adulti che
abbiamo ferito con la nostra ignoranza passata, per quanto innocente e comprensibile, o la mancanza di
attenzione, o il troppo lavoro, o lincuria, la chiusura, il giudizio o la violenza. Non  mai troppo tardi
per cercare di creare nuovi legami sani, anche se i nostri figli sono malfidenti verso di noi, o arrabbiati
per atteggiamenti, azioni, omissioni o impegni passati che loro avvertono come dolorosi.
Un modo di cominciare a guarire queste ferite  condividere per lettera o di persona con un
figlio adulto i rimpianti e la consapevolezza che le cose che abbiamo fatto erano dannose o
dimostravano incuria. Farlo per lettera pu essere allinizio un modo pi sensibile per comunicare,
particolarmente se nostro figlio sente che siamo stati invadenti o incuranti dei suoi confini. Perch
abbia un vero valore, raggiungere un figlio in questo modo deve essere una vera apertura, tenere prima
di tutto conto del suo benessere e, per quanto per noi possa essere difficile, accettare anche la
possibilit che possa essere stato fatto un danno irreparabile e che quindi la riconciliazione non sia possibile.
Dobbiamo metterci in una posizione che supera una ricerca di empatia, comprensione,
rassicurazione o affetto e ogni desiderio di essere assolti da una colpa. Possiamo riconoscere questi
sentimenti quando sorgono, e tuttavia riportare la nostra attenzione alla domanda: Qual  il vero
interesse di mio figlio? anche quando  un adulto.
Nel portare consapevolezza alle nostre relazioni con i figli adulti, dobbiamo includere la
coscienza di come le nostre idee e le nostre aspettative possano essere limitanti e irrispettose per loro.
Inoltre dobbiamo riconoscere anche le esigenze e gli stress che loro affrontano nella loro vita.
Questo non significa che nelle interazioni con i figli adulti non possiamo esprimere i nostri
sentimenti o i nostri bisogni. Quando accade qualcosa che ci turba dobbiamo prestare attenzione e
cercare, con una certa sensibilit, di parlarne appena  successo, invece di lasciare che le cose montino
da sole. A volte, decidiamo di non sollevare determinate questioni, sia perch non sono importanti, sia
perch sono troppo spinose. Pu essere utile tenere presente una visione pi ampia della relazione e
notare quando ci siamo fissati a esprimere qualcosa che in fin dei conti potrebbe essere solo unopinione.
Quando chiediamo loro qualcosa,  meglio ricordarci che sono adulti e liberi di dire di no, e di
esprimere i loro sentimenti.
Riusciamo a guardare i nostri figli adulti come se li vedessimo per la prima volta, vedendoli non
come neonati, ma come nuovi esseri? Ogni momento insieme, anche al telefono,  una nuova occasione
per essere presenti, per costruire la fiducia, per sintonizzarci con loro, per essere sensibili, empatici, per
accettarli come sono e onorare la loro sovranit.
Se per caso ricadiamo in un vecchio modello familiare, se ci ritroviamo critici, o ingenerosi, o
giudici, o esigenti, o chiusi, o in un altro delle miriadi di modi in cui si manifesta la negativit,
possiamo prenderci un attimo per esaminare che cosa  successo. Dobbiamo riconoscere ci che
abbiamo fatto, imparare da questo e chiedere scusa per il nostro comportamento. E poi...
ricominciare da capo.
Il principio fondamentale della medicina occidentale risale a Ippocrate ed : prima di tutto non
nuocere. Forse prima di fare i genitori dovremmo tutti giurare che prima di tutto, sopra tutto, non
nuoceremo. Questa da sola sarebbe una pratica. Senza la consapevolezza, come potremmo perfino
sapere se stiamo facendo del male in un particolare momento, o riflettendoci dopo?
La consapevolezza riguarda la vita che  data da vivere. Questo pu accadere solo se facciamo
spazio perch emerga la nostra vera natura: ci che in noi c di migliore e di pi profondo. Anche se
siamo tutti nati esseri miracolosi, senza un adeguato nutrimento il nostro genio pu svilirsi e spegnersi
per mancanza di ossigeno. Lossigeno che alimenta la nostra vera natura si trova nellimmobilit,
nellattenzione, nellamore, nella sovranit e nella comunit. La sfida del genitore consapevole  di
trovare modi per nutrire i figli e se stesso, per rimanere fedele alla ricerca, al viaggio delleroe, che  la
vita umana vissuta nella consapevolezza, per tutta la durata dellesistenza, in modo da esprimere
appieno ci che siamo veramente e possiamo diventare luno per laltro, per noi stessi e per il mondo.
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EPILOGO.
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Quattro pratiche di consapevolezza.
Sette intenzioni e Dodici esercizi per essere genitori consapevoli.
Quattro pratiche di consapevolezza quotidiane.
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1. IMMERGERSI NEL MOMENTO PRESENTE.
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Questa  la pratica essenziale del coltivare la consapevolezza nel quotidiano.
Ogni volta lo vogliate, non importa cosa stia accadendo, potete sempre sperimentare di
immergervi in voi stessi nel momento presente. Riuscite a fermarvi, anche solo per un istante, e
semplicemente assorbire ci che si sta sbrogliando dentro e fuori di voi?
Potete cominciare diventando consapevoli della sensazione del respiro che passa dentro e fuori
dal vostro corpo. A volte, sentirsi in questo modo, anche per una sola inspirazione ed espirazione, pu
aiutarvi a essere pi presenti. Se volete, potete sempre estenderlo a qualche altro respiro o anche di
pi...  un modo di accogliere il momento presente e trattenerlo gentilmente nella vostra coscienza.
Potete espandere la vostra consapevolezza fino a includere la sensazione del vostro corpo come
un unicum, respiro compreso... notando ogni sensazione che ne emerge... ogni sua tensione o rigidit...
Sperimentate lespansione del campo di consapevolezza a includere qualsiasi pensiero che
possa affiorare... riconoscendolo appunto come un pensiero, un evento nel campo della
consapevolezza, come le nuvole che vanno e vengono nel cielo...
Rilevate anche qualsiasi emozione o stato danimo siano presenti, e se siano essi piacevoli,
spiacevoli o neutri, accogliendoli in voi, al vostro meglio, senza giudicarli. Se vi rendete conto di
giudicarle, notate anche quello...
Dove, se vi capita, sentite queste emozioni nel corpo?
A questo punto, semplicemente mantenete questa consapevolezza, momento dopo momento
dopo momento... facendo esperienza della vita che si svolge qui e adesso.
Quando capite che la vostra mente  distratta da pensieri o da qualcosaltro, cosa che vi capiter
di frequente, notate cosa occupa la vostra mente, qualunque essa sia, diventandone consapevoli, e
allora, gentilmente, riconducete la vostra attenzione al vostro respiro e al vostro corpo nel momento
presente... cercando di rimanere, ancora una volta, in questo stato di consapevolezza.
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2. CONSAPEVOLEZZA E PRESENZA CON UNO O PI BAMBINI.
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Scegliete un momento della giornata per esercitarvi a portare la vostra completa presenza e attenzione a ci che accade.
Potrebbe essere quando svegliate i vostri figli al mattino o nellaiutarli a prepararsi per la scuola, o
durante il tragitto dalluscita da scuola al rientro a casa, o nellora della buonanotte, o mentre cambiate
loro i pannolini o li allattate, o altro ancora.
La cosa pi importante  sperimentare semplicemente ci che sta accadendo ed essere del tutto
presenti, qui e adesso, senza un dopo... solo momenti senza tempo.
Se vi perdete nei vostri pensieri, come accade talvolta a tutti, potete sempre ritornare a sentire il
respiro e il corpo come un tuttuno, per ancorarvi cos al momento presente, e poi puntare di nuovo la
vostra attenzione a vostro figlio o ai vostri figli. Ogni volta che vi accorgerete che la vostra mente
pensa a qualcosa,  distratta o preoccupata, fate in modo di notare quando si  lasciata trascinare via e,
con dolcezza, riportatela al momento presente. Esercitatevi con la frequenza che pi vi aggrada.
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3. PRATICARE LACCETTAZIONE.
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Potrebbe esservi utile prestare particolare attenzione al paesaggio interiore della mente
giudicante ogni volta che affiora: la mente che si  fissata su idee e opinioni, sul tutto bianco o nero,
sullurgenza di aggrapparvi a ci che vi piace e respingere ci che non vi aggrada. Ogni volta che vi
accorgete che la vostra mente  impegnata a giudicare, limitatevi a notare il contenuto del pensiero, e
poi riportate gentilmente la vostra attenzione al momento presente, nella sua pienezza, e a qualunque
cosa stia accadendo in quel momento, mentre siete insieme al vostro bambino, al vostro compagno, al
lavoro e cos via.
Ricordate che la consapevolezza pu essere descritta semplicemente come la coscienza che
affiora quando facciamo attenzione di proposito, nel momento presente, senza giudicare. Ci non
significa che non dobbiate avere giudizi.
Certo che ne avrete, e saranno una valanga! Tutti ne abbiamo. Ma, per una volta, non li
giudicheremo e li considereremo invece semplici pensieri, spesso accompagnati da forti emozioni;
ripetiamolo: sono solo delle nuvole che si muovono nel cielo, nembi che vanno e vengono, e qualche
volta indugiano
sopra di noi. Nulla che ora dobbiate contrastare, respingere o giudicare.
Potete scegliere, ogni giorno, un momento per esercitarvi intenzionalmente ad accettare le cose
cos come sono (i bambini, voi stessi, cosa accade in quel dato istante) e fare pratica nel rinunciare al
bisogno di doverle cambiare. Fate lesperienza di incarnare una presenza comprensiva e aperta a questo
tempo di accettazione.
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4. RISPONDERE CONTRO REAGIRE AI NOSTRI FIGLI.
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Pu essere molto utile distinguere tra le volte in cui reagite automaticamente e inconsciamente a qualcosa che vostro figlio dice o fa, e le volte in cui gli rispondete con maggiore consapevolezza e intenzionalit. Riuscite a focalizzare la vostra attenzione su ci che accade nei momenti in cui vi ritrovate a reagire senza pensare? Vi pu essere coinvolta tutta una gamma di pensieri e sentimenti, dalla lieve irritazione, al fastidio di essere emotivamente in preda alla rabbia, alla frustrazione, alla paura e sensazioni simili.
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In situazioni come queste, potreste prendervi un momento per concentrarvi e diventare maggiormente consapevoli del vostro corpo e del vostro respiro. Per esempio, portando una curiosa, aperta, amorevole attenzione a qualunque pensiero o sentimento che possano caratterizzare quel momento. Riuscite a notare qualunque cosa emerga, a vivere il respiro, i pensieri e le emozioni presenti  mai aggrappandovi a essi, n respingendoli, n pensandoci  ma semplicemente accogliendoli, meglio che potete, nella consapevolezza, con una certa dose di gentilezza. Sebbene possa essere abbastanza difficile in momenti carichi dal punto di vista emotivo, col passare del tempo questa pratica pu portarvi a nuove intuizioni e aperture.
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Accettando lintensit di questo momento, riuscite a intravedere un modo di rispondere che sia meno automatico e pi appropriato? Potrebbe essere particolarmente utile, persino illuminante, non precipitarsi subito ad aggiustare o cambiare la situazione, anche se avvertite il forte impulso di farlo. Potreste provare a considerare, in quellistante, le cose dal punto di vista di vostro figlio. Di cosa potrebbe aver bisogno da parte vostra, in questo momento?
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Riuscite a trovare un modo per stare connessi, percependo i suoi sentimenti dietro alle sue parole, magari riconoscendo cosa vi arriva da loro, rimanendo pi che potete ancorati a voi stessi: unisola di stabilit in mezzo a mari momentaneamente
agitati? Forse allora diverr pi chiaro ci di cui c bisogno. Se vi ritrovate disorientati o confusi su cosa o come rispondere in un momento di difficolt, considerate lidea di non fare alcunch, almeno per il momento.
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Se diventate reattivi e vi ritrovate travolti dalle emozioni e incapaci poi di cambiare corso, potreste provare a prendervi qualche momento per riflettere sullaccaduto. Come genitori, vi saranno date molto opportunit per rompere i vostri abituali modelli di comportamento.
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Sette intenzioni per essere genitori consapevoli INTENZIONE: uno scopo che guida lazione.
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Le intenzioni che ci diamo ci rammentano ci che  importante:  come avere un compasso interiore. Quando formuliamo lintenzione di essere pi consapevoli e quellintenzione condiziona le nostre scelte e le nostre azioni, incluso in quei momenti in cui potremmo essere facilmente travolti e cadere nellinconsapevolezza. Aumentiamo cos le possibilit di essere pi presenti e pi capaci di rimanere in contatto con ci che per noi  pi importante. Non solo non  mai troppo tardi per
introdurre la consapevolezza nella nostra vita, ma lattimo in cui prendiamo limpegno cosciente di farlo  il momento perfetto per cominciare. Ecco qui alcune intenzioni che potreste trovare utili. Naturalmente potete crearvi le vostre.
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INTENZIONE N. 1: Concepire lessere genitore come una pratica intenzionale, un modo di essere in relazione con lesperienza che mi fornisce innumerevoli opportunit di coltivare lautoconsapevolezza, la saggezza, e mantenere il cuore aperto.
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INTENZIONE N. 2: Considerare lessere genitori come unopportunit per incarnare ci che di pi profondo e migliore c in me ed esprimerlo con i miei figli e nel mondo.
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INTENZIONE N. 3: Coltivare maggiore consapevolezza e discernimento nella vita di tutti i giorni, specialmente con i miei figli, usando la consapevolezza del mio corpo e del mio respiro per ancorarmi al momento presente.
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INTENZIONE N. 4: Ricordare di vedere e accettare i miei figli per quello che sono, e non attraverso le lenti delle mie aspettative e paure.
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INTENZIONE N. 5: Sforzarsi di vedere le cose dal punto di vista di ciascuno dei miei figli e comprendere i loro bisogni e soddisfarli meglio che posso. Ci include tenere a mente il loro bisogno di imparare a fare le cose da soli, e quello scontrarsi con limiti a volte inamovibili.
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INTENZIONE N. 6: Considerare qualunque cosa avverr nella mia vita e nella vita dei miei figli, inclusi i momenti pi bui, difficili e stressanti, come momenti preziosi che mi permetteranno di approfondire la mia capacit di empatia e compassione, anche verso me stesso.
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INTENZIONE N. 7: Conserver queste intenzioni nel mio cuore e mi impegner a metterle in pratica meglio che posso, ogni giorno, nei modi che mi sembrano giusti e adeguati e che onorino la sovranit dei miei figli e la mia.
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Dodici esercizi per essere genitori consapevoli.
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1. Cercate di immaginare il mondo dal punto di vista di vostro figlio. Farlo ogni giorno, anche solo per qualche istante, pu ricordarvi chi  questo figlio e che cosa affronta nella vita.
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2. Immaginate come apparite agli occhi di vostro figlio. In altre parole, come ci si sente ad avervi come genitore, in questo momento? Come questa nuova consapevolezza modifica il modo in cui vi muovete nel corpo e nello spazio, il modo di parlare e ci che dite? Come volete relazionarvi con vostro figlio in questo momento?
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3. Esercitatevi a considerare i vostri figli perfetti cos come sono. Vedete se riuscite a restare consapevoli della loro sovranit attimo dopo attimo e a lavorare per accettarli con gentilezza, soprattutto quando  pi difficile per voi farlo. Tenete a mente che ci non ha nulla a che fare col farvi piacere o approvare il loro comportamento.
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4. Siate consapevoli delle vostre aspettative sui figli e considerate se sono appropriate alla loro et e davvero rivolte al loro interesse.  un processo continuo che richiede di mettere in dubbio le proprie supposizioni e cercare di vedere ci che ci sfugge. Potete provare ad ascoltare da vicino come comunicate aspettative e/o limiti, sia verbalmente che non verbalmente. Fate attenzione a come concludete le frasi (es.,  ora di andare a dormire adesso.), evitando debolezze o equivoci, come
facendo seguire un Va bene?
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5. Pu essere molto utile praticare laltruismo, definito come una preoccupazione disinteressata per il benessere dellaltro. Quando i bambini sono piccoli, ci implica necessariamente anteporre i loro bisogni ai vostri. Quando crescono, laltruismo potr significare accordare loro pi responsabilit e potere nel soddisfare i loro bisogni. Allo stesso tempo,  importante anche sapere quali sono i vostri bisogni e comunicarli ai vostri figli in maniera appropriata. Potete restare sorpresi da quante coincidenze siano possibili, specialmente se siete pazienti e desiderosi di trovare un equilibrio.
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6. Quando vi sentite perduti, o in scacco, ricordatevi di restare immobili, come invita a fare la poesia di David Wagoner Lost: La foresta respira..., ascoltate che cosa dice: La foresta sa / dove sei. Devi lasciare che ti trovi. Meditate su tutto ci, portando piena attenzione alla situazione, a vostro figlio, a voi stessi, alla famiglia. Nel fare questo, potreste andare oltre al pensiero e percepire intuitivamente, con tutto il vostro essere (corpo, mente e cuore), che cosa  veramente necessario fare. Se questo non  sempre chiaro, allora la cosa migliore  non fare nulla finch le cose non si chiariscono.
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7. Cercate di incarnare una presenza silenziosa. Essa nel tempo si trasformer in una pratica di consapevolezza formale e informale, mentre sviluppate una maggiore consapevolezza e siete pi in contatto con una sensazione di conforto e agio con voi stessi.
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8. Provate a fare spazio alla tensione senza perdere lequilibrio. Fate questo esercizio cercando di muovervi in ogni momento senza tentare di cambiare niente e senza dover ottenere un particolare risultato. Semplicemente richiamate la vostra piena consapevolezza e presenza in questo momento. Esercitatevi a vedere qualunque cosa accada come praticabile, se siete disposti a rivolgervi a qualsiasi cosa emerga, affidandovi al vostro intuito e al vostro istinto, meglio che potete. Vostro figlio, specialmente quando  piccolo, ha bisogno che voi siate il suo centro di equilibrio e di fiducia, un punto di riferimento affidabile con cui pu trovare lorientamento allinterno del suo paesaggio.
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9. Prendete in considerazione di chiedere scusa a vostro figlio, se vi siete comportati in modo incurante o offensivo. Le scuse sono riparatrici. Una scusa dimostra che avete ripensato a una situazione e siete arrivati a vederla pi chiaramente o a considerarla dal punto di vista di vostro figlio. Detto questo, dobbiamo stare attenti a non essere spiacenti troppo spesso. Questa parola perde il suo significato se ne abusiamo o se facciamo del rimorso unabitudine. A quel punto pu diventare una maniera per non assumersi la responsabilit delle proprie azioni. Siate coscienti di questo. Cuocere nel proprio rimorso di tanto in tanto  una buona pratica di meditazione.
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10. Ci sono momenti, molto importanti, in cui abbiamo bisogno di esercitarci a essere chiari, forti e non ambigui con i nostri figli. Cercate che questo avvenga il pi possibile nella consapevolezza, nella generosit e nel discernimento e non per paura, ipocrisia e desiderio di controllo.
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11. Fate un uso regolare della pratica di amorevole gentilezza, tenendo ogni figlio nel vostro cuore per un momento, augurandogli il bene, dicendo dentro di voi: Possa essere salvo e al sicuro; Possa essere felice; Possa stare in salute; Possa avere una vita facile.
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12. Il pi grande dono che potete dare ai vostri figli  il vostro s. Ci significa che fare il genitore equivale a continuare a crescere nella conoscenza di s e nella consapevolezza. Dobbiamo essere radicati nel momento presente per condividere ci che di meglio e di pi profondo c in noi. Questo  un lavoro continuo, che pu essere esteso trovando un momento per la tranquilla contemplazione in qualunque modo ci sembri adatto per noi. Lo abbiamo solo adesso. Usiamolo nel
migliore dei modi, per il bene dei nostri figli e per il nostro.
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FINE.
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Letture consigliate.
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Bardacke, Nancy, Mindful Birthing, HarperOne, San Francisco, CA, 2012.
Hughes, Daniel A., trad. it. di Gaia de Campora e Valentina Notari, Borla, Roma, 2011 (ed.
orig. Attachment-Focused Parenting, W.W. Norton, New York, 2009).
Kaiser Greenland, Susan, The Mindful Child, Free Press/Simon and Schuster, New York, 2010.
Kastner, Laura S., Wise-Minded Parenting, ParentMap, Seattle, WA, 2013.
Lantieri, Linda, Building Emotional Intelligence, Sounds True, Boulder, Colorado, 2008.
Neufeld, Gordon e Mat, Gabor, I vostri figli hanno bisogno di voi: perch i genitori oggi
contano pi che mai, trad. it. di Michela Orazzini, Il leone verde, Torino, 2009 (ed. orig, Hold On to
Your Kids, Ballantine Books, New York, 2006)
Shapiro, Shauna e White, Chris, Mindful Discipline: A Loving Approach to Setting Limits and
Raising an Emotionally Intelligent Child, New Harbinger, Oakland, CA, 2014.
Siegel, Daniel J., Brainstorm: The Power and Purpose of the Teenage Brain, Jeremy P.
Tarcher/Penguin, New York, 2013.
Siegel, Daniel J. e Payne, Bryson, Tina, The Whole-Brain Child, Bantam, New York, 2012.
Siegel, Daniel J. e Hartzell, Mary, Parenting from the Inside Out, Jeremy P.
Tarcher/Penguin, New York, 2004.
Snel, Eline, Sitting Still Like a Frog, Shambhala, Boston, 2013. CD con meditazioni guidate
dalla voce di Myla Kabat-Zinn.
Stiffelman, Susan, Parenting Without Power Struggles, Atria/Simon and Schuster, New York,
2010.
Pratiche guidate di meditazione alla consapevolezza con Jon Kabat-Zinn
Pratiche guidate di meditazione alla consapevolezza di varia durata e su diverse
piattaforme sono disponibili sui seguenti siti Internet: www.mindfulnesscds.com
www.jonkabat-zinn.com
www.mindfulnessapps.com
(Nota: NON sono pratiche di genitorialit consapevole.
Sono destinate per coltivare la consapevolezza attraverso periodi di pratica di meditazione
formale guidata.).
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Ringraziamenti.
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Per scrivere questo libro, prima abbiamo steso autonomamente i capitoli, quindi ci siamo
scambiati ripetutamente i pareri. Per questa edizione rivista e aggiornata, siamo rimasti fedeli
allapproccio iniziale. Dapprima ognuno ha rivisto i propri capitoli, apportando le modifiche che
riteneva necessarie, e in seguito, fianco a fianco, esaminandolo nel suo insieme, rivedendo la brutta
copia, aggiungendo nuovo materiale, lo abbiamo visto prendere forma. Ogni capitolo  il prodotto di
uno sforzo comune sia per quanto riguarda il contenuto sia per la forma. Il risultato finale  quindi
davvero lespressione della collaborazione dei nostri cuori e delle nostre menti e, naturalmente, della
nostra vita insieme.
Prima di tutto vogliamo ringraziare i nostri figli, per il loro umorismo irriverente, la loro onest
e il loro intuito e perch ci hanno permesso di condividere qualcosa della vita che ci conducono al di
fuori della famiglia.
Inoltre, le storie della loro infanzia, che ci hanno consentito di raccontare qui, riflettono
momenti preziosi che appartengono solo a loro. Onoriamo e riconosciamo la loro tolleranza e siamo
benedetti dalla loro esistenza e dal loro amore.
Ringraziamo anche i nostri genitori, Sally ed Elvin Kabat e Roslyn e Howard Zinn per il loro
affetto, per tutto ci che ci hanno insegnato e per il modo straordinario in cui hanno espresso il loro
amore nella vita.
Durante le varie fasi della stesura abbiamo chiesto dei pareri ai nostri amici, e desideriamo
quindi esprimere loro la nostra gratitudine. Larry Rosenberg, Sarah Doering, Robbie Pfeufer Kahn,
Becky Sarah, Norman Fisher, Jack Kornfield e Trudy Goodman hanno letto tutto il manoscritto e ci
hanno fornito preziosissimi consigli e punti di vista. Vogliamo anche ringraziare Hal Baycu-Schatz,
Kathryn Robb, Jenny Fleming-Ives, Mary Crowe, Sala Steinbach, Nancy Wainer Cohen, Sally Brucker
e Barbara Trafton Beall e Nancy Bardacke per i loro suggerimenti.
Molte persone hanno contribuito al nostro sforzo con i loro scritti e quindi,
indirettamente, con una parte del loro cuore e della loro anima; siamo perci profondamente
grati per la loro generosit ed eloquenza: Caitlin Miller per le sue poesie in Lettere a una ragazza
interessata allo zen; Lani Donlon per la storia raccontata in Valori familiari; Cherry Hamrick e la sua
allieva Rebecca Clement per le lettere contenute in Consapevolezza in classe; Ralph e Kathy
Robinson per la poesia scritta da loro figlio, Ryan Jon Robinson, e per il racconto di Ralph sulla
vita e morte prematura di Ryan in Impermanenza; e Susan Block per il materiale in Non  mai troppo
tardi.
Anche Rose Thorne, Becky Sarah, Hale Baycu-Schatz, Kathryn Robb,
Robbie Pfeufer Kahn e Levin Pfeufer hanno contribuito con del materiale a questo libro e siamo
loro profondamente grati.
Io (mkz) vorrei ringraziare in particolare Robbie Pfeufer Kahn per le nostre numerose
conversazioni nel corso degli anni sui bisogni dei figli. Lautorevole lavoro di Gayle Peterson sulla
connessione mente/corpo durante il parto e il suo libro Birthing Normally: A Personal Growth
Approach to Childbirth, pubblicato nel 1984, hanno formato il mio punto di vista su travaglio e parto e
alcuni dei contenuti delle classi di preparazione al parto che ho tenuto negli anni Ottanta.
Vogliamo anche esprimere il nostro profondo apprezzamento per tutte le persone che hanno
condiviso con noi le proprie storie sulla esperienza di genitori. Molte di quelle storie sono qui incluse,
su loro richiesta, in forma anonima. Per ragioni di spazio e contenuti, alcune di esse non hanno potuto
essere inserite nel libro. Tuttavia siamo grati a tutti coloro che si sono messi in contatto con noi
raccontandoci le loro interessanti vicende.
 stato da Robert Bly che ho sentito per la prima volta la storia di Ser Galvano e la donna
ripugnante, raccontata con il cuore e con lanima. Robert a sua volta attribuisce il merito a Gioia
Timpanelli, che narra questa storia da una ventina danni e la fa risalire alla tradizione orale medievale,
al Wife of Baths Tale nei Racconti di Canterbury di Chaucer e a The Goddess Mysteries of Great
Britain. Il nostro editore a Hyperion/Hachette, Marta Levin, con la sua grazia ha aiutato la nascita di
questa seconda edizione in un periodo di transizione a Hyperion. Apprezziamo profondamente la cura,
lattenzione e la premura mostrate durante tutto questo processo. Ringraziamo anche la nostra editor,
Lauren Shute per tutto il suo aiuto e labile guida che ha portato il libro a compimento, e Bob Miller
per aver sottoposto questo libro allinteresse di Hyperion.
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Note.
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1. Mara tent il Buddha con le delizie terrene poco prima della sua illuminazione.
2. Questo capitolo  frutto del mio (jkz) personale punto di vista e della mia esperienza di padre. Non intende nel modo pi assoluto insinuare che le madri non possano avere un rapporto altrettanto pieno con i loro figli maschi, proprio come succede a tante altre madri, single o no.
3. Suona le campane che ancora possono suonare. / Dimentica la tua offerta perfetta. / C una crepa in ogni cosa. /  cos che entra la luce.
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FINE.